IL NUOVO CORSO TRIENNALE DI COMPOSIZIONE CORALE SU MATERIALE POPOLARE

PROIETTATI NEL FUTURO CON UNO SGUARDO NEL PASSATO …

corso composizioneL’idea di creare un nuovo spazio di formazione e creazione musicale indirizzato alla composizione musicale che attingesse a materiali popolari (canti, testi poetici, ecc.) venne a Pier Paolo Scattolin, durante la prima riunione della nuova COMART AERCO a settembre 2015, e fu accolta con grande entusiasmo da chi scrive. In Emilia-Romagna, infatti, esisteva, fino ai primi anni Novanta del secolo scorso, una grande varietà di canti popolari strettamente legati ai rituali della cosiddetta “civiltà contadina”. Con la graduale scomparsa del mondo contadino e dei riti annessi ai vari lavori nei campi, sono andati perduti, purtroppo, anche tutti quei canti e quelle tradizioni intrise di popolare religiosità e ricche di alti contenuti e valori. Le zone più ricche di canti popolari nella nostra regione erano sicuramente gli Appennini emiliani, dove forte era la presenza di forme musicali popolari quali le ballate, i canti a contrasto ed anche le canzoni liriche amorose. In Romagna, soprattutto nella zona appenninica della cosiddetta Romagna Toscana, invece, erano numerose le forme musicali popolari riconducibili al maggio drammatico, gli stornelli, ed anche i cosiddetti canti alla bioiga o alla bovara. Questi brani, strettamente collegati al lavoro del bovari ed al loro stretto rapporto con i buoi stessi e con la loro terra, sono spesso intrisi di grande poesia e di drammatico lirismo. Maggiori e più dettagliate notizie su questa tipologia di canti sono presenti nelle numerose e assai interessanti pubblicazioni a firma degli etnomusicologi Roberto Leydi (1928-2003) e Tullia Magrini (1950-2005). Sicuramente, però, la zona in cui è presente, ancor oggi, un vera e propria “miniera” di canti popolari è l’Alto Appennino bolognese, confinante con la vicina Toscana. Ciò è dimostrato dalle diverse ricerche etnomusicologiche svolte sul campo in questa zona geografica. Tra queste è di particolare interesse quella operata nella zona di Monghidoro dall’etnomusicologa e studiosa di coreutica Placida Staro. Molto ricca ed interessante è anche la ricerca svolta sul campo nella zona di Gaggio Montano da Paolo Bernardini e dal sottoscritto. Tutto questo patrimonio di canti popolari al momento è consultabile, quasi interamente, online sul sito del coro Stelutis di Bologna. Fu proprio il compianto Giorgio Vacchi (1942-2008), fondatore e instancabile guida del coro bolognese per oltre cinquant’anni, l’ideatore ed il coordinatore di questa pioneristico lavoro di ricerca etnomusicologica. Il musicista bolognese è stata una delle figure chiave per lo sviluppo della coralità d’ispirazione popolare nella nostra regione. Vacchi fu, anche, l’ideatore ed il primo presidente della più antica associazione corale italiana l’AERCIP (Associazione Emiliano Romagnola Cori di Ispirazione Popolare). Da questa associazione fondata il 16 maggio 1971, qualche anno più tardi, con l’adesione ad essa dei cori polifonici, “vedrà la luce” la nostra attuale AERCO (Associazione Emiliano Romagnola Cori). Ritornando, dopo questa breve digressione, al momento topico dell’ideazione e della progettazione del nostro corso di composizione corale, assai concertato fu il dibattito tra i vari componenti della Commissione Artistica stessa. Dal confronto tra idee, alcune delle quali antitetiche, solamente alcune ore più tardi e non dopo un costruttivo dibattito, scaturì la decisione definitiva di dar vita a questo progetto. Così, Scattolin, che al tempo presiedeva la Commissione Artistica AERCO, mi incaricò, del non facile compito, di abbozzare un corso triennale di composizione che fondesse, al proprio interno, lo studio della teoria musicale, dell’improvvisazione e della composizione, partendo da materiali popolari. I giorni successivi, l’incarico affidatomi, decisi di sondare diversi programmi di studio adottati nelle più importanti istituzioni didattico-musicali europee. Dopo circa quindici giorni di assiduo studio di questi programmi, che cercai di fare miei, plasmai essi alla mia idea di “Scuola di Composizione”; assai più vicina ad un concetto maièutico dell’apprendimento che non ad un’idea didattica basata sullo studio e l’imitazione di modelli musicali storici. Ad esempio, i programmi di studio tutt’ora in vigore in Italia nei Conservatori, nelle Scuole di Musica e nei Corsi di Perfezionamento, nonostante le sbandierate e sospirate riforme, risentono ancora oggi di un modello didattico di tipo deduttivo anziché induttivo. Molti docenti e direttori scolastici credono che la mente del discente sia una sorta di “bicchiere vuoto da riempire”, una specie di “pagina bianca” su cui scrivere i propri dettamie che solo attraverso il consumato e ragionato studio dei “mostri sacri” si possa giungere al risultato! Io, invece, sostengo che il cervello dello studente sia una “scatola meravigliosa” al cui interno vi siano già contenute le idee necessarie per creare, magari con il paziente e appassionato aiuto di una guida esperta, dei meravigliosi mondi sonori. Starà quindi alla sensibilità e all’abilità del docente stesso riuscire a trovare “la chiave giusta” per aprire “lo scrigno magico” della creatività musicale. L’insegnante dovrà così edùcere o meglio trarre fuori il meglio da ciò che è già presente nella mente e soprattutto nel cuore dell’allievo. Spesso basta solamente una piccola cellula di suoni per poter creare musica assoluta. Si pensi ad esempio al capolavoro beethoveniano per antonomasia: la Quinta sinfonia. Credo che in questa composizione Beethoven dimostri mirabilmente come con un complesso lavoro artigianale si possa far esplodere l’energia musicale da un materiale musicale minimale. Infatti ad un semplice intervallo di terza maggiore discendente ne risponde uno di terza minore discendente, dando il via ad uno dei più grandi capolavori della storia della musica occidentale. Credo inoltre, che dai tanti particolari presenti nella mente umana, già in fase prenatale, si possa costruire il generale. Infatti un metodo d’insegnamento induttivo procede dal particolare all’universale e perciò questa tipologia didattica, a mio avviso, tende a far sviluppare maggiormente l’emisfero destro più indirizzato alla creatività artistico-musicale. I due emisferi cerebrali sono infatti simmetrici ma non identici. Nell’essere umano l’emisfero di sinistra è specializzato nelle funzioni del linguaggio, nel controllo della mano dominante destra e nell’organizzazione della motilità volontaria. L’emisfero destro prevale invece nella cognizione dello spazio e nella regolazione dell’emotività. Dopo diversi giorni di ripasso sul funzionamento della mente umana, pensai di creare un corso speciale che partisse, proprio, dall’idea di diversità dei due emisferi cerebrali umani. Per chiarirci meglio le idee vediamo nello schema riportato nella pagina successiva una sintesi delle funzioni svolte e delle caratteristiche che differenziano i due emisferi cerebrali umani. Il corso non si prefisse come intento principale quello di fornire delle nozioni e delle regole di applicazione delle nozioni stesse, ma altresì doveva divenire una sorta di “laboratorio funzionale” che potesse allenare alla composizione creativa. La didattica che porta ad una buona formazione musicale deve, a mio parere, partire dai punti di forza e dai punti di debolezza di ciascun corsista. Da ciò l’équipe di docenti dovrà cogliere gli spunti per personalizzare il percorso didattico a seconda delle differenze attitudinali ed emotive di ciascun discente. I docenti stessi, in questo modo si dovranno impegnare a creare una didattica specifica per ogni singolo allievo. Dovranno per così dire confezionare una sorta di “abito su misura”, unico, personalizzato, direi quasi “cucito addosso” al singolo corsista. 

Emisfero sinistro Emisfero destro
logica istinto
lingua, parole (parlare, leggere, scrivere) disegno, musica, canto, arte, danza
affronta una cosa alla volta integra diversi input contemporaneamente
elabora le informazioni in maniera lineare percepisce e pensa in modo olistico
compie operazioni in modo sequenziale sede dei sogni
concreto, razionale spirituale, sacro, mistico
calcolo matematico interpretazione di forme e volumi
dogmi e vecchie regole dà nuove regole
vecchie soluzioni a nuovi problemi nuove soluzioni a vecchi problemi
comunicazione logica comunicazione gestuale, emozionale
mette in sequenza, linearità, lista visione d’insieme, schemi
classificazione percezione
ragionamento sintesi
memoria verbale memoria visiva
dettagli globale
bianco e nero colori
spazio 2D spazio 3D
metodo intuito
nota le differenze nota le somiglianze
scompone ricompone
pone obiettivi più sensibile alle idee positive
tempo (prima, dopo) focalizzazione sul presente (qui e ora)
orecchio sx (linguaggio, particolari del
discorso)
orecchio dx (musicale, discorso in
generale)
occhio sx (vedere da vicino, mettere a fuoco) occhio dx (vedere da lontano, spaziare)

Dopo un non breve periodo di gestazione, in cui molti dubbi assalirono la mia mente, decisi di strutturare il corso traendo spunto dall’idea di una bottega artigiana rinascimentale. Per far ciò cercai di ripercorrere a ritroso, come in una sorta di flashback cinematografico, “il film” dei miei appassionati anni di studio. Mi posi in primis questa domanda: quale sono state per te le materie indispensabili per la tua formazione di compositore e quali quelle non indispensabili? Le risposte mi soggiunsero con improvvisa rapidità; come un lampo nella notte! Durante il mio lungo iter formativo di studio ho incontrato tanti docenti; quasi tutti determinanti alla mia formazione di compositore, nel bene e nel male. Alcuni di questi individui veramente speciali nella loro metodologia. Pochissimi dotati di un grande carisma umano, artistico e didattico. Molti, invece, normali nella loro fragilità umana. Dopo tale autoanalisi la scelta, delle materie, del programma di studio e dei docenti, non fu più facile, ma, invece, assai più difficile e sofferta. D’un tratto decisi, per così dire, di “tagliare la testa al toro” e di pensare ad un corso impegnativo ma praticabile anche da studenti lavoratori e insegnanti. Per questo motivo scelsi come giorno d’insegnamento l’unico praticabile: la domenica, prediligendo la mattina per ragioni legate all’apprendimento. Pensai quindi ad un numero di 16 incontri annuali della durata di 5 ore ciascuno per un totale di 80 ore complessive, in cui si alternassero lezioni di carattere individuale a lezioni collettive. Come nel caso della costruzione di un edifico partii dalle fondamenta, organizzando, in prima battuta, le materie musicali di base indispensabili alla formazione di un buon compositore quali: la teoria musicale, la lettura cantata, la vocalità, la lettura della partitura, lo studio del contrappunto e dell’armonia, l’improvvisazione, l’ear training, ecc.. Definii questa prima trance come: argomenti di base teorico-pratici. Quindi strutturai le materie teorico-pratiche di media difficoltà quali: gli elementi di registrazione del suono, lo studio dei principali parametri musicali e compositivi e l’applicazione di essi, la conoscenza della dialettica musicale compositiva e l’applicazione di essa, l’ascolto analitico e l’analisi di canti popolari, lo studio dei principali programmi di notazione musicale (finale, sibelius, musescore, ecc.), l’approccio all’armonizzazione e all’elaborazione per coro di un canto popolare dato, lo studio dei principali programmi di editing musicale (audacity, adobe audition, wavosaur, ableton live, ecc.), ecc.. Organizzai, quindi, gli argomenti teorico-pratici più avanzati come: l’analisi musicale applicata di canti popolari, l’analisi di armonizzazioni ed elaborazioni corali, ed infine l’autoanalisi di una propria composizione. Per finire stesi su carta il programma di Composizione corale diviso in due grandi tronconi. Il primo, più ispirato all’emisfero cerebrale sinistro, doveva dare all’allievo le basi della composizione corale e lo definii: composizione in stile. Quest’ultimo comprendeva le seguenti prove e materie di studio: composizione in stile di una semplice armonizzazione corale con l’ausilio di tecniche contrappuntistiche antiche e moderne (parallelismi, bordoni, discanti, ostinati, ecc.), la realizzazione di una semplice armonizzazione a quattro voci in stile di corale, la composizione di un contrappunto a due e tre voci su un materiale popolare dato, la scrittura di una semplice elaborazione corale a tre e/o quattro voci pari e/o miste su spunto popolare, l’improvvisazione corale in stile moderno e contemporaneo e l’applicazione di essa ad una composizione per coro basata su parametri compositivi nel Novecento storico (alea, ostinati, coro parlato, ecc.), la creazione di una elaborazione corale per coro da 3 a 8 voci, con il possibile ausilio di solisti, su un materiale popolare dato e per finire la composizione di un corale in stile polifonico su un materiale popolare dato. Il secondo troncone, decisamente ispirato all’emisfero cerebrale destro, invece, doveva liberare maggiormente la creatività e lo definii: composizione corale libera. Esso prevedeva lo svolgimento delle seguenti prove e materie: la costruzione formale di una composizione in stile moderno per coro di ragazzi e/o femminile e strumentario Orff; la creazione di una composizione corale libera con l’ausilio di mezzi informatici (computer, ipad, tablet, ecc.), la composizione di un brano in stile libero per coro (femminile, maschile o misto) partendo da un materiale di musica popolare (musica e/o testo), la stesura di un lavoro in stile libero per coro e elettronica, partendo da un testo poetico d’autore o popolare, la composizione in stile libero per coro, di un lavoro scritto appositamente per il teatro o la scena, partendo da un testo poetico d’autore o popolare, la creazione di una breve composizione in stile libero per coro e videoclip o cortometraggio, su tema o testo popolare, la stesura di una breve composizione in stile libero per coro e elettronica preparata, partendo da materiali popolari ricercati sul campo. Pensai, inoltre, che fosse molto importante, alla fine di ciascun anno di studio, la realizzazione di un confronto tra i corsisti e docenti impegnati nel progetto. Questo confronto doveva vertere sul percorso svolto assieme durante il corso. Se possibile, consigliai che fosse svolto un saggio pubblico con l’esecuzione dei brani scritti durante il corso. Credetti assai utile, anche, che ciascun “compositore” preparasse un sunto riassuntivo del percorso tecnico-artistico svolto assieme durante l’anno ed infine scrivesse, di proprio pugno, la presentazione del lavoro poetico-compositivo da leggere al pubblico prima dell’esecuzione stessa della propria composizione. Ogni saggio-concerto doveva prevedere, anche, un momento conviviale finale in cui il psaubblico stesso potesse interagire direttamente con gli insegnanti e gli allievi. Poi dovetti pensare ai docenti da coinvolgere per le varie materie. Ogni docente doveva avere una esperienza diretta con il canto, la direzione e la composizione corale. Dopo giorni e giorni di riflessioni decisi di contattare una serie di professionisti assai preparati nelle specifiche materie in questione. Optai per questa rosa di insegnanti: Candace Smith, per la lettura cantata e la vocalità, Claudio Vignali, per la teoria musicale e la lettura della partitura, Pier Paolo Scattolin, per il contrappunto, l’improvvisazione e la composizione corale in stile, Matteo Giuliani, per l’analisi e l’informatica musicale e Giacomo Monica, per l’approccio all’armonizzazione e all’elaborazione corale. Tutti i docenti interpellati, con mia grande gioia, accettarono il loro incarico. Quindi decisi di contribuire, in prima persona, insegnando quelle materie a me più congeniali quali: l’ear training, l’armonia e la composizione corale libera. Penso che come ogni corso sperimentale, anche il nostro abbia bisogno di assestamenti, revisioni, migliorie, ecc. ma credo, altresì, che questo “Nuovo Corso Triennale di Composizione Corale” possa divenire una “fucina di talenti” ed è per questo motivo che mi sono impegnato a pensare, redigere e strutturare questo corso laboratorio. Se il buon Dio mi darà il tempo, la salute e le forze necessarie, mi impegnerò, anche in futuro, per far sì che questo laboratorio creativo possa divenire sempre più stabile ed importante. Il tutto non in contrapposizione, con i già tanti ed interessanti corsi di composizione corale che si svolgono fuori e dentro alle istituzioni prefisse alla formazione musicale, ma, bensì, in stretta collaborazione e d integrazione di essi.

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Daniele Venturi

Daniele Venturi nasce a Porretta Terme (Bologna) nel 1971 da una famiglia di cantori popolari ed entra a far parte di un coro fin dalla tenera età. In seguito studia composizione con Gérard Grisey, Giacomo Manzoni, Fabio Vacchi, Ivan Fedele e Luis de Pablo e direzione d’orchestra con Piero Bellugi, diplomandosi in Musica corale e direzione di coro con Pier Paolo Scattolin al Conservatorio G.B. Martini di Bologna e in Composizione. È fondatore e direttore del coro d’ispirazione popolare Gaudium (1992) e dell’ensemble vocale Arsarmonica (2006). Artista tra i più apprezzati della sua generazione, sin dagli esordi si distingue per la scrittura lirica e il raffinato gusto armonico e contrappuntistico.

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