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DIRIGERE E…LASCIARSI DIRIGERE

Il rapporto direttore/coro: una questione di competenze, di personalità e relazione… o entrambe?

Un direttore di coro, soprattutto se artisticamente ben formato, si rende conto di quanti insegnamenti (e anche condizionamenti) ha ricevuto nel corso del suo percorso didattico e sente di avere una propria personalità, cercherà di crearsi una sua identità artistica e un suo stile di lavoro nel porsi di fronte al coro.

La domanda che è bene porsi è: «Ora che ho la mia formazione musicale e professionale, come mi pongo di fronte al coro?».

Il direttore cercherà di fare una sintesi del proprio percorso formativo, per poter continuare col proprio stile personale e artistico.

Dal punto di vista psicologico di fronte al coro è importante essere se stessi, per essere e sentirsi liberi e autentici nel lavorare col proprio modo e metodo – certamente elaborato da tutti gli insegnamenti ricevuti – e nel perseguire le proprie aspirazioni e il proprio modo di affrontare e interpretare la musica.

Il direttore deve avere – oltre alle competenze necessariamente tecniche e artistiche – anche sensibili competenze pedagogiche e psicologiche.

Deve sempre ricordarsi che il coro è formato da persone, ognuna delle quali ha un suo modo di pensare e di agire. Ogni cantore fa confluire nello stile di vita del gruppo le proprie idee, le proprie emozioni, le proprie aspirazioni, i propri conflitti interiori.

Per relazionarsi adeguatamente al coro, è necessario partire da se tessi ed essersi sapientemente ed

esperienzialmente sperimentato su di se.

John Rutter

Il direttore, nella consapevolezza di essere la guida artistica – ma anche la guida spirituale del coro – dovrà tener conto di tutti questi aspetti.

Ha su di sé tutta la responsabilità di dirigere – inteso come guidare verso una direzione – il suo gruppo di cantori, ma allo stesso tempo dovrà mettersi in gioco e mettere in gioco competenze che richiedono relazioni e complicità attive con i suoi interlocutori.

Dal punto di vista pedagogico, insegnare a cantare in coro, significa far apprendere il canto ad altre persone con un metodo che tenga  conto delle motivazioni dei cantori al canto, del loro modo di stare in gruppo e di come si coinvolgono a lavorare insieme. Occorre tener conto del loro livello di apprendimento, delle difficoltà del repertorio d’affrontare e delle capacità musicali e didattiche del maestro.

Una prima competenza artistica per il direttore, è senz’altro quella di un buon uso dello strumento-voce. Sembra una cosa scontata, ma non tutti i direttori di coro hanno una preparazione vocalica adeguata, pensando di riparare nei confronti del coro col coinvolgimento di un cantante preparatore vocalico, anch’esso utile e importante, ma che non può e non deve essere totalmente sostitutivo del direttore.

Un’altra competenza irrinunciabile, sia per il direttore, ma anche per i cantori, è la capacità di leggere la musica, anche a prima vista! È una competenza questa, lasciata quasi esclusivamente ai musicisti professionisti o studenti di conservatori ed è tenuta spesso lontana, per mille motivazioni, ai coristi.

Sul piano artistico, quando il direttore arriva di fronte al coro e propone i brani da studiare, deve conoscere perfettamente le partiture da sottoporre. Questo vuol dire che deve averle già studiate scrupolosamente da tutti i punti di vista. Non solo per una questione prettamente tecnico-musicale, ma anche psicologica, pedagogica e relazionale.

Il direttore, per richiedere sicurezza, deve lui stesso trasmettere sicurezza e può farlo solo se è ben preparato! Deve sempre essere in grado di intervenire nel modo adeguato e corretto ogni qualvolta vi è la necessità di doverlo fare.  Il maestro, essendo anche lui un uomo come tutti gli altri, può naturalmente sbagliare – non gli è richiesto di essere infallibile –, ma di essere accuratamente attento a tutto ciò che accade durante il lavoro col coro e di essere competentemente capace di intervenire ad offrire soluzioni per le problematiche che si sviluppano durante la prova.

Mario Lanaro

Deve avere anche una particolare e ampia elasticità mentale. Le prove col coro, svolgendosi con persone diverse, ognuna delle quali ha un suo modo di vedere le

cose, saranno sempre dinamiche, talvolta imprevedibili, ed è soltanto attraverso una forma mentis aperta ed elastica che saremo in grado di intervenire in modo adeguato e perfino creativo per il nostro prezioso contributo direzionale.

Al lavoro col coro, che si svolge nella maggior parte dei casi di sera, il direttore deve tener conto che i coristi giungono alle prove dopo una giornata intera di lavoro, spesso stanchi, anche se motivati

La maggior parte dei cori e dei coristi italiani sono amatoriali, anche se molti ad un livello artistico. I cantori generalmente fanno tutt’altro di lavoro nella loro vita.

Per concludere, un’ultima questione. Molte volte si pensa che coinvolgendo esclusivamente un preparatore vocalico (in  genere  un cantante professionista), si creeranno le condizioni per un vero e proprio “salto di qualità” vocale dei nostri cantori. Questa scelta d’intervento è certamente importante e porta molte volte a risultati.

Il direttore, però, non deve mai dimenticarsi che la maggior parte dei coristi non hanno scelto di fare i cantanti professionisti. Non hanno fatto recitazione o studiato canto lirico e probabilmente né mai lo faranno.

Molti cantori svolgono attività non particolarmente espositive dal punto di vista del modo di porsi, rispetto ad attività artistiche come il teatro, la danza… il canto.

A differenza di tutti gli altri strumenti musicali, il canto è l’unico strumento che portiamo dentro di noi e occuparsi del coro significa occuparsi prima di tutto di persone.

Uno strumento musicale, finché non lo si suona è semplicemente un oggetto inanimato e distaccato. Il nostro strumento musicale: la voce, l’abbiamo dentro, lo usiamo e lo portiamo dentro di noi ventiquattr’ore al giorno.

È proprio  questo  ciò  che rende particolarmente umanistico il mestiere del direttore di coro, prima ancora che tecnico-musicale.

Zoltan Kodály affermava che: “Il canto rende bella la vita e coloro che cantano rendono bella la vita degli altri”.

Questa affermazione possiamo considerarla come un obiettivo da raggiungere nel percorso di un coro ed è proprio nella bellezza e nelle emozioni del canto e del rapporto e lavoro di gruppo che possiamo sperimentare e vivere questa particolare e bellissima esperienza musicale… anzi della vita.

Cosa ne pensate?

Inviateci pure un vostro parere o un vostro commento in merito.

Scrivete alla nostra Redazione di FarCoro.

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Francesco Barbuto

Compositore, Direttore di coro e d’orchestra, Cantante e Musicista; Consulente editoriale, Insegnante ed Educatore musicale, Scrittore, Disegnatore; Libero professionista, Presidente, della Commissione Artistica Regionale U.S.C.I. Lombardia; Direttore Artistico del Festival dell’Arte, della Cultura e della Musica di Caronno Varesino

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