LA VOCE E IL PROPRIO USO: COME LA VOCE SI GUASTA

Nelle letture precedenti abbiamo spiegato come si produce la voce nel percorso dell’aria che fuoriesce dai polmoni: abbiamo accennato a come viene sonorizzata a livello della laringe per la mobilizzazione della mucosa che riveste le corde vocali. Nello scorso articolo abbiamo accennato ad alcune condizioni morbose che alterano la voce e i rimedi, i più semplici, che possiamo adottare per evitare serie conseguenze. Vediamo ora di approfondire l’evento “voce” e le sue alterazioni. Una voce “normale” la possiamo definire tale sotto diversi punti di vista. Una voce normale è, prima di tutto una voce “sana”: una voce che è prodotta senza fatica ed è in grado di soddisfare le ordinarie condizioni di impiego che usualmente svolge, in senso quantitativo e qualitativo. Da un punto di vista estetico il concetto è più elaborato e non deve vincolarci al “mi piace” o “non mi piace”. Una voce esteticamente gradevole è una voce che non induce nell’ascoltatore alcuna rilevazione di anomalia. Questo ci porta ad un concetto clinico percettivo di “eufonia” ovvero l’ascolto di una voce priva di connotazioni patologiche. Se ci limitiamo alla voce come solo percetto acustico, risultato di quella vibrazione mucosa cui sopra si accennava, una voce normale è una voce che deve avere alcune caratteristiche fisiche relative all’altezza tonale, intensità e timbro. Modificandosi uno solo di questi parametri, da un concetto di eufonia transitiamo al concetto di disfonia. È una condizione, questa, che implica una alterazione delle possibilità di comunicazione ed una conseguente alterazione della qualità della vita (quality of life: QOL). Oggi parleremo di come da una voce normale, EUFONICA, si passa ad una voce alterata o DISFONICA. Senza entrare in dettagli troppo tecnici e con l’aiuto di alcuni schemi, vi propongo quella che è la classificazione oggi più utilizzata, ma dobbiamo sempre tenere a mente il complicato percorso che richiede la produzione del suono, così come l’abbiamo già esposta. Ricorderete che si parte sempre da una esigenza comunicativa o volontà di esprimersi verbalmente: il cervello (in tutte le sue componenti: sistema nervoso centrale e periferico) attiva organi ed apparati fino ad ottenere il prodotto finale cui accennavamo pocanzi. Lo schema che segue (schema 1) r1esemplifica il concetto. In questo modo si realizza il miglior accoppiamento fra rifornimento dell’aria (accoppiamento pneumofonico) e il suo impiego (accoppiamento fono-risonanziale). Quando questi due sistemi sono accoppiati fra di loro (accoppiamento pneumo-fono-risonanziale: PFR) ricaviamo il concetto di eufonia, ovvero di voce “normale” (schema 2).r2 Una voce eufonica è una voce non solo efficace, ovvero una voce che raggiunge il suo scopo comunicativo indipendentemente dalle modalità di gestione pneumofonica, ma è anche una voce efficiente ovvero una voce che raggiunge il suo scopo comunicativo con modalità corrette ed economiche di gestione dell’energia. Questo garantisce il minor dispendio di energia, la massima economia di risorse (con il miglior risultato estetico e funzionale) e il miglior adattamento allo stile di esecuzione (in caso di voce cantata). È una voce piacevole all’ascolto e che non suscita, come si accennava sopra, sensazione di emissione faticosa o di disturbo nell’ascoltatore. È una voce che realmente riflette l’assenza di alterazioni strutturali e tale da permettere un uso prolungato delle strutture che la producono. Tale concetto esula da esigenze stilistiche, sia nel prodotto professionale parlato o cantato, ed esula dal riconoscimento o dall’accettazione del pubblico. Ciò premesso, tutte le volte che si altera un blocco nello schema 1, da una condizione di eufonia passiamo ad una condizione di disfonia (schema 3).r3 Ne ricaviamo, e lo abbiamo già intuito nel precedente articolo, che le condizioni che possono portare ad una disfonia sono veramente molteplici. Le disfonie vengono variamente distinte: disfonia organiche o disfunzionali in relazione alla presenza o meno di una alterazione della anatomia del piano glottico (ovvero delle corde vocali). Esistono, per completezza, delle forme di disfonia che iniziano con una componente disfunzionale, che a lungo andare altera il piano cordale: connotiamo queste disfonie fra le forme miste. Va anche detto, sempre per completezza, che anche le forme organiche si associano inevitabilmente ad una disfunzione del sistema PFR. Dallo schema 2 ricaviamo come si instauri un circolo vizioso fra forma e funzione: se si altera la funzione si altera la forma e, viceversa, se si altera la forma si altera la funzione. Questo concetto è ben chiaro a foniatri e logopedisti. Se prendiamo lo schema 3 e lo rielaboriamo un poco, riassumiamo gli eventi fisio-patologici che possono causare una disfonia (schema 4) ovvero che tipo di alterazione implica una lesione (quindi una patologia) in una determinata sede.

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Daniele Farneti

Laureato in Medicina e Chirurgia presso l'università degli Studi di Modena. Specializzazione in Otorinolaringoiatria e in Foniatria. Socio fondatore del Gruppo Italiano di studio sulla Disfagia (GISD). Presidente GISD nel 2009. Socio fondatore della Società Europea di disfagia (ESSD) e attualmente nel Board scientifico della stessa società.Referente Dipartimentale di Formazione del Dipartimento Chirurgico dell'Osepdale Infermi di Rimini dal 2005.

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