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L’IMPORTANZA DEL GESTO

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Leonardo Lollini

Diplomato in Pianoforte, Musica Corale e Direzione di Coro ed in Composizione presso il Conservatorio Statale di Musica "F.Morlacchi", ha diretto numerosi cori tra cui il Coro della Basilica di San Pietro in Perugia, il Coro Polifonico Felciniano di Pontefelcino (PG) ed il Coro "Girolamo Diruta" di Deruta (PG) . Ha tenuto dei seminari sull'Analisi Musicale e sulla didattica del canto corale per bambini, attività quest'ultima alla quale ha dedicato molto tempo, dirigendo anche il Coro Felciniano delle Voci Bianche di Ponte Felcino (PG) e la Schola Cantorum Alaudae Canticum di Perugia. Ha insegnato Teoria ed Analisi Musicale presso il Liceo Musicale Sperimentale Statale di Arezzo, Direzione di Coro e Repertorio Corale per la Didattica Musicale presso il Conservatorio di Salerno, il Conservatorio di Foggia e l'Istituto Musicale Pareggiato di Modena, Esercitazioni Corali presso il Conservatorio di Bari ed attualmente è docente di Musica Corale e Direzione di Coro presso il Conservatorio di Cesena.

Una risposta

  1. francy angius ha detto:

    Credo fermamente, che la gestualità direttiva, sia la prima cosa in assoluto, insieme ad una grande armonia e serenità del maestro , in un coro. Personalmente, ho avuto diverse esperienze , nel tempo, visto che faccio parte di un coro parrocchiale da quando ero un bambino. Il primo maestro, che era una donna, faceva cantare benissimo , sia il solista, che ero io , sia il coro intero ed univa energia e passione. Il secondo maestro , univa amore per la diversità melodica e un eccellente ordine nel ritmo, varietà e colore musicale ed un’ ottima gestualità direttiva , inoltre si trattava di un ‘artista e con un’anima ferma ma delicatissima, pensava a far risuonare il nostro coro come un’insieme equilibrato . Il terzo è anche un’amico ed amante dell’opera e della lirica, tuttavia, ha timori profondissimi di non compiacere pubblico e presbitero, non usa quasi mai gesti direttoriali, forse perché deve suonare la chitarra . Quando inizia la canzone, fa segno con la testa ed’è attentissimo a tutti i possibili difetti dei coristi, ma , appunto, si concentra a vedere sempre e solo il bicchiere mezzo vuoto. Il secondo maestro, a differenza sua, stava meno attento magari ai particolari ritmici o logico-matematici della musica, ma l’effetto era tale , che perfino una radio , trasmetteva la nostra messa. Troppe volte, col terzo maestro, muore l’anima della musica, che è AMORE e DANZA, COLORE e MUSICA , appunto, lasciando il posto alla PAURA e al DUBBIO che devasta la sicurezza e quindi l’espressione dei coristi e dell’intero coro. Nessun solista è concesso e nemmeno nessuna seconda voce adattativa, solo quadrature assolute e zero spazio per nulla che non sia spigolosamente simmetrico, col risultato del relativo dimezzarsi del coro, che lui ha tentato sempre di trasformarlo in polifonico, malgrado i pochi coristi. Penso che la sua anima oscura ed il suo eccessivo attaccamento al risultato empirico-pratico- plastico, inibiscano sia l’impeto naturale al canto di ogniuno, sia il desiderio luminoso dentro le anime del coro. Per ogni mente vi è una giusta professione, chi è un farmacista o chimico, lavori con gli alambicchi , con gli acidi e le molecole, chi è agricoltore, pensi ai fiori ed ai frutti , ma chi è musicista o crei musica vera, o ne abbia comunque rispetto, non solo nella sua dimensione fisico-materiale , ma anche nella sua dimensione interiore e spirituale, prima che , da un coro di giganti buoni, se na faccia uno di nani ghiacciati!!!

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