LA VOCE FEMMINILE VERSO UNA MASCOLINIZZAZIONE?

Alcuni secoli fa, in quella che si può creativamente definire la storia delle mutazioni della specie umana, comparve un fenomeno del tutto particolare, apparentemente relegato all’ambito strettamente musicale, ma destinato necessariamente ad avere ripercussioni sul piano etico e sociale. Eravamo nel XVII secolo e numerosi bambini subivano la castrazione, nel tentativo di dare inizio ad una stirpe di angeli asessuati dalla voce d’oro. Dal punto di vista strettamente fisiologico si trattava di intervenire chirurgicamente sui testicoli del bambino prima della secrezione del testosterone, la cui azione lo avrebbe portato alla maturità sessuale e, agendo sulla laringe quale organo sessuale secondario, alla muta vocale. L’entrata in circolo dell’ormone avrebbe causato la fine della emissione cosiddetta bianca del bambino, per farlo velocemente precipitare di un’ottava, avviandolo verso la definitiva connotazione vocale di basso, baritono o tenore. Senza il drastico intervento chirurgico tutto questo si sarebbe svolto durante il corso di alcuni lunghi anni, dopo un periodo di riposo e poi di riabilitazione con la nuova voce virile. La mano precisa dell’uomo1 invece, evitava questa lunga attesa, e disponeva senza traumi vocali2 la voce bianca del bambino verso una conformazione femminile che rimaneva la sua caratteristica per tutta la vita, nel bene e nel male.

voce femminile

Spesso di estrazione estremamente popolare, magari ultimi di una numerosa prole in serie difficoltà economiche, per tali bambini si vedeva nella castrazione, per volontà di genitori senza scrupoli, una possibilità di futura ricchezza. A causa di questo, e delle allettanti richieste provenienti dalle cappelle musicali principesche, ma anche da quelle ecclesiastiche, si perpetrò questa crudele pratica per circa due secoli. Il fine era meramente estetico: la creazione di una nuova voce che avrebbe di gran lunga superato quella dei falsettisti comunemente usata, emessa in quel caso da uomini sani che si limitavano ad imitare la voce femminile. E’ nota la difficoltà, se non addirittura la proibizione imposta alle donne di recitare in teatro,3 come quella di entrare nelle cantorie delle chiese. La voce di bambino, seppure con caratteristiche e colori diversi e ben definiti, poteva in certi casi sostituire le voci femminili, scavalcando tutte le difficoltà di ordine sociale cui le donne andavano incontro nell’intraprendere la carriera artistica di cantante. D’altra parte la sostituzione delle donne con i bambini, se da un lato risolveva molti problemi, dall’altro ne creava altrettanti. Questi ultimi erano legati ad alcuni fattori, tra i quali si possono ricordare la statura (per quanto riguarda il teatro), l’affidabilità professionale, la durata della voce entro i limiti temporali della pubertà, fatto questo che costringeva ad un continuo aggiornamento dei bambini. Di qui la necessità di sostituire le voci femminili sì nel modo più credibile possibile, ma anche più efficiente in relazione ai problemi sopraindicati: castrando gli uomini. Pur di ottenere la chimera di una voce di donna in un corpo maschile, con tutti i beneficî derivanti dal superamento delle varie costrizioni sociali, gli antichi amanti dell’opera e del canto riuscivano a sopportare anche il fatto che poi, a calcare le scene nei panni di una principessa innamorata ammalata di tubercolosi, fossero “le nuove cantanti” le quali, a causa della loro particolare condizione fisica, potevano oltrepassare il quintale ed essere alte più di un metro e ottanta.4 Questa necessaria premessa sembra essere sufficiente per immaginare quale peso possa avere sempre avuto nella storia dell’uomo il “suono” della sua voce. In effetti ogni situazione, differenziata nei diversi aspetti psicologici e sociali, si avvale di un commento vocale diverso di caso in caso. Non è necessario enumerare le infinite situazioni in cui ognuno cambia la propria voce a seconda del momento, della situazione, o anche solo dell’umore. Essa fa parte profondamente del nostro corpo, come le nostre braccia, ma è anche l’unica parte di esso che può scavalcarne i confini fisici, arrivando molto distante dal perimetro del nostro corpo. E’ un prolungamento metafisico che dilata le nostre dimensioni corporali e manifesta la parte impalpabile di noi stessi, quella più evanescente ma anche più intima, quella meno fisica e più spirituale.2 E’ quindi un bene inestimabile che impreziosisce con le sue enormi possibilità il nostro esistere. Basti solo pensare al fascino che assume una voce trasmessa per radio, che ognuno di noi, seppure inconsciamente, non tarda a rivestire di una fisicità tangibile creata dalla nostra fantasia. Un corpo non bellissimo può apparire regale e affascinante se vestito della sola voce. I corpi delle voci della radio sono creati dalle nostre proiezioni migliori. Per questo la televisione, pur con la sua presenza ben più fisica e tangibile, non può cancellare la radio: perché l’uomo non le permetterà di distruggere le sue creazioni artistiche, essendo la forza immaginifica della mente in grado di creare capolavori senza paragoni, conservati nel limbo della propria intuizione personale. E’ in relazione alla possibilità di comunicare attraverso la voce che si sono sviluppate tante capacità vocali così diverse tra di loro quanto diverse sono le occasioni di comunicare. Ogni arte che si avvale della mediazione della fonazione ha dato vita ad una tecnica vocale diversificata e in continua trasformazione, in relazione ai parametri socio-culturali del momento.5 Sono sotto gli occhi di tutti, o per meglio dire sotto le orecchie di tutti, gli sviluppi (o gli inviluppi?) della voce cantata nei suoi diversi campi, ma specialmente nell’ambito della musica leggera. Una voce tenorile in stile anni ‘40 che cantava “Parlami d’amore, Mariù” farebbe sorridere se riproposta adesso; eppure dietro il normale scorrere del tempo ed il relativo aggiornamento dei gusti relativi alla voce, traspare chiaramente un indirizzo particolare che vale la pena prendere in considerazione: nel vasto panorama musicale di oggi le voci femminili sembrano aver assunto una colorazione scura, in netto contrasto con la più consueta configurazione leggera di soprano, prediligendo invece una emissione dai lineamenti forti e decisi, vincolata ad una connotazione di carattere prevalentemente virile. Una tale situazione diventa subito evidente ad un ascolto appena più attento dei fenomeni musicali del nostro tempo, in particolare legati alla musica leggera.6 In tale ottica, quest’ultimo si rivela uno strumento analitico molto significativo per lo studio delle caratteristiche fonatorie della massa, rivelando in essa senza dubbio la tendenza specifica alla mascolinizzazione delle voci femminili.7 Nell’ambito della musica leggera, la cui presenza sembra incidere sul mercato, e quindi sull’ambiente sociale, in misura maggiore rispetto alle forme di musica “colta”,8 si può facilmente riconoscere come sia molto usato un particolare tipo di emissione vocale che potremmo definire “di gola” per differenziarlo dalle forme canoniche, conosciute sotto il nome di emissione “di petto” e “di testa”. Un tale tipo di voce finisce per costituire, tra gli aspetti peculiari della musica leggera, quello che ne identifica immediatamente i contorni, tanto da far definire semplicisticamente “lirica” una impostazione vocale che in qualche modo se ne discosti. Una emissione di gola è normalmente frutto di una fonazione priva di tecniche vocali che possano facilitare il cosiddetto passaggio di registro, il quale permetterebbe il raggiungimento delle note acute per mezzo dell’emissione di testa, attraversando quella di petto.9 Un cantante di musica leggera è di frequente in una condizione fonatoria tale da garantirgli l’emissione dei suoni acuti senza utilizzare la tecnica del passaggio di registro, la quale sembrerebbe altrimenti creare una inaccettabile contaminatio con la vocalità di natura lirica. Tant’è che il cantante di musica leggera si vede per questo costretto ad inventarsi una tecnica tutta sua che gli permetta di arrivare in alto,10 perfettamente consapevole che le sue entrate economiche sono direttamente proporzionali alle sue uscite fonatorie. A meno che la persona in questione non sia dotata di un apparato anatomico per l’emissione vocale conformato in modo tale da consentirgli tali prestazioni, la conseguenza più logica è una ipercinesi delle corde vocali,11 la qual cosa può essere il preludio alla comparsa dei noduli.12 La voce assume allora una particolare connotazione fonica facilmente riconoscibile da un orecchio esperto, che rende improbabile qualunque prestazione artistica. Il timbro si scurisce, l’emissione si fa velata,13 i suoni acuti diventano estremamente improbabili, quanto meno molto impegnativi, l’espirazione si accorcia. Nasce così, se non lo fosse già per motivi fisiologici, la voce rauca di alcuni cantanti italiani e stranieri, che ne riescono a fare una sorta di segno di riconoscimento attraverso una personale visione, suffragata magari dal successo di pubblico, ma che esula dai criteri di una valutazione puramente estetica. Sembrerebbe il caso ristretto di una élite di persone di successo, se non fosse che la forte componente imitativa, a volte anche inconscia, che ruota intorno ad esse, non facesse dilagare all’esterno tale comportamento fonatorio, verso un largo panorama di strati sociali.14 A questa situazione fonatoria è collegato anche il modo di prendere fiato. E’ frequente infatti il caso di vedere le vene e le arterie del collo gonfiarsi durante l’emissione della voce cantata ma anche di quella parlata. Se il momento dell’inspirazione si sposta in avanti con l’enfatizzarsi delle ultime parole di un discorso, l’apparato fonatorio è messo in una condizione di tensione muscolare che si ripercuote, oltre che sulla funzionalità dell’organo della fonazione, anche sulla qualità della voce che perde brillantezza e leggerezza. Di qui a riconoscere come propria quella particolare voce forzata e impossessarsene, il passo è molto più breve di quanto si creda. Numerosi sono ormai i casi di cantanti donne che fanno uso di una simile vocalità. Per le ragioni dette, i primi suoni ad essere perduti in simili condizioni fonatorie sono quelli acuti e chiari,15 mentre quelli di colore scuro, per le stesse motivazioni, risultano enfatizzati. Se i casi di ipercinesi delle corde vocali possono essere considerati una condizione limite nel processo di scurimento della voce femminile, altri fattori, legati ad aspetti diversi, possono causare un fenomeno analogo. L’aumento dell’altezza media, ad esempio, prescindendo dalle cause che lo determinano, può avere una certa influenza sullo scurimento della voce sia maschile che femminile. In effetti, le persone alte possono essere definite iperipofisariche, termine dovuto all’iperattività dell’ipofisi, la quale determina l’accrescimento e lo sviluppo dell’organismo. Anche la lunghezza delle corde vocali risulta proporzionata a tale accrescimento, in conseguenza dell’accrescimento della cartilagine tiroide.16 Nelle persone alte esso risulta pronunciato in misura maggiore rispetto a quelle che lo sono meno, ed è la conseguente presenza di corde vocali lunghe che dà la possibilità di emettere suoni più gravi e scuri.17 In effetti, la costituzione fisionomica tipica di un basso differisce nella norma da quella di un tenore: quella del primo presenta caratteristiche tendenti allo sviluppo in alto, con fisico longilineo, normalmente asciutto e nervoso,18 con buona funzionalità metabolica; il tenore invece, pur se in genere non molto alto, presenta caratteristiche legate ad una certa presenza fisica e un metabolismo più lento, collegato con la tendenza ad appesantirsi.19 Partendo apparentemente da molto lontano in relazione alla tendenza alla mascolinizzazione delle voci femminili, potrebbe essere interessante soffermarsi sull’esistenza dell’epifisi. Situata nell’encefalo, essa ha, tra le sue caratteristiche,20 quella di essere sensibile alla luce, benché posta internamente. Tra i suoi compiti figura anche quello di regolare l’ipofisi, ghiandola della crescita che disciplina la produzione del testosterone da parte delle cellule di Leydi. Il fatto di essere fotosensibile potrebbe, seppure indirettamente, mettere l’epifisi in relazione con il nostro tema: attraverso l’esposizione prolungata alla luce,21 essa sarebbe indotta anzitempo nella condizione di stimolare la funzionalità dell’ipofisi. Il risultato sarebbe la secrezione anticipata del testosterone che, come abbiamo detto all’inizio, causa la muta vocale del bambino e lo conduce alla maturità sessuale.22 E’ inoltre da tenere presente il fatto che al raggiungimento precoce di quest’ultimo traguardo può concorrere anche l’assunzione inconsapevole di ormoni attraverso l’ingestione di alimenti divenuti sempre più ricchi e sofisticati, trattati e manipolati attraverso l’uso di sostanze ormonali che ne sviluppano la crescita e ne migliorano l’aspetto, sia in area zootecnica che agricola.23 Oltre che indirettamente, questo fatto può interessare in modo assolutamente diretto il tema trattato, dal momento che l’assunzione di tali ormoni agisce sull’organismo causandone l’incremento di certi caratteri. In questo senso la laringe, organo preposto alla fonazione, ne subisce fortemente gli effetti virilizzanti dal momento che essa, rientrando nella sfera fisiologica degli organi sessuali secondari, risulta essere estremamente sensibile all’azione degli ormoni.24 Una volta comunque raggiunta la maturità sessuale, l’adolescente si trova di fronte a tutta una serie di situazioni nuove, alle quali sono legati numerosi fattori, la cui analisi porterebbe ad esplorare aspetti così diversificati da sconfinare in altri campi. Su uno in particolare, però, sembra necessario soffermarsi in relazione al tema trattato, ed è il modo in cui l’adolescente manifesta ed esterna il raggiungimento di questo importante traguardo, che egli considera una grande conquista sociale, sapendo bene però che i segni tangibili di questa sua nuova condizione fisica resteranno, per ovvi motivi, necessariamente chiusi e protetti entro i confini della sua intimità. E’ allora che si sviluppano tutta una serie di atteggiamenti comportamentali, a volte non esenti da esagerazioni, con i quali il ragazzo e la ragazza intendono mettere in evidenza la loro nuova condizione. L’abbigliamento, lo sguardo, il ricorso al maquillage per le ragazze, il fumo, nei casi estremi il consumo di stupefacenti, possono a volte essere tradotti come tentativi di manifestare la propria maturità attraverso messaggi che vadano al di là dei confini del proprio corpo, ma che in fondo restano estranei ad esso, non facendone parte integrante. Ciò che invece già appartiene a noi stessi, che può rappresentare la nostra identità personale facendone al tempo stesso strettamente parte, che è in grado di inviare messaggi precisi all’esterno del nostro corpo e che, come accennato in precedenza, ha la capacità da sola di materializzare il nostro corpo,25 è la voce: niente di meglio, allora, che affidarle l’immagine di sé da presentare agli altri. Il nesso tra questo argomento e la mascolinizzazione delle voci femminili si manifesta non appena ci si interroga sui modelli che una ragazzina trova davanti a sé per evidenziare il suo nuovo status di donna. Nell’ottica di chi guarda dall’esterno una determinata situazione, con la volontà di rimanere assolutamente oggettivo nelle valutazioni, appare evidente che i ripetuti messaggi della pubblicità, del cinema, della televisione e dei media in genere sembrano rivolti a presentare la maturità femminile rivestita di sicurezza, contornata da un fascino che lascia trasparire un certo grado di aggressività, collegata alla quale risulta vincente la donna con successi di carriera. Volendo ricorrere ad una parola largamente abusata e così semplicistica da odorare già di stantìo, si potrebbe identificare tale modello con la “donna manager”. Altro lato della figura femminile in evidenza è quello legato alla prestanza fisica, alla tenacia e al coraggio mostrati in numerosi films d’azione con co/protagoniste femminili. Sembra facile intuire come la suggestionabile fantasia di una ragazzina possa essere condizionata da tali modelli, e si muova alla ricerca di una identificazione con essi. In questo senso appare sintomatico come la stragrande maggioranza dei fumatori abbia messo in bocca la prima sigaretta proprio appena raggiunta la pubertà, allorquando maggiore si avverte la necessità di mostrare la maturità acquisita. Nello stesso senso si può immaginare come naturale la tendenza allo scurimento della voce e all’acquisizione di una sua maggior virilità, che conferisca a chi la emette quelle caratteristiche che sembrano essere la chiave del successo femminile nella società moderna. Una voce leggera, chiara e sinuosa apparirebbe un controsenso. In relazione alla diminuita limpidezza della voce femminile, potrebbe avere un ruolo non proprio marginale la citata presenza di disfunzioni tiroidee nelle donne. Alla luce di recenti indagini nel campo della endocrinologia, una percentuale altissima di esse (70%) risulta essere affetta da anomalie alla funzionalità della tiroide, con comparsa di noduli tiroidei. La loro presenza26 può determinare un notevole incremento del volume della zona tiroidea,27 posta poco sotto la cartilagine tiroide, a ridosso della base della laringe. Questa posizione potrebbe ostacolare la normale mobilità della laringe,28 inibendo la capacità vibratoria delle corde vocali e diminuendo di conseguenza il numero di vibrazioni a parità di corrente aerea. In relazione alle leggi acustiche che regolano la formazione dei suoni, da tale condizione fonatoria deriva ancora una volta l’emissione di suoni più gravi e più scuri. Sembrerebbe di trovarci di nuovo in un periodo di transizione vocale simile a quello dei castrati, ma in senso inverso: estremizzando le posizioni, non sarebbero gli uomini a cercare la voce di donna, quanto le donne a dare alla propria voce un aspetto mascolino, questa volta fortunatamente in modo incruento. In realtà, volendo indagare ulteriormente, un orecchio attento scoprirebbe anche nella voce degli uomini una certa mobilità nella direzione opposta, con la tendenza ad alleggerire l’emissione, alla ricerca di una maggior capacità di penetrazione attraverso suoni più chiari e acuti. Ma questo potrebbe essere un argomento per ulteriori approfondimenti da trattare in futuro. Per adesso basta ricordare che dal punto di vista strettamente fisiologico la laringe, organo generatore della voce, è esattamente un organo sessuale secondario. Potrebbe in questo senso apparire non troppo fantasioso ipotizzare un eventuale parallelismo tra la mutevolezza dell’identità vocale umana e l’identità sessuale, anch’essa da sempre altrettanto in movimento.

1 Sulla precisione e l’efficacia dell’intervento chirurgico, fatto in clandestinità per le ovvie proibizioni, in condizioni igieniche adesso improponibili, con una metodologia che si avvicinava più alla norcineria che alla chirurgia, si può essere molto scettici. In effetti proprio all’abilità manuale di individui in qualche modo collegati con i coltelli e i rasoi, certamente meno difficili ed esigenti dei chirurghi, sembra che fosse affidata la delicata operazione. 
2 Non ci sono dubbi, invece, sulla esistenza e le dimensioni del trauma psicologico: le vite dei castrati rimanevano profondamente segnate da questa violenza: né l’enorme successo artistico, né la ricchezza, che al momento dell’operazione erano soltanto una speranza, avrebbero mai potuto far dimenticare un così grave episodio.
3 Si ricorderà che nel passato le salme degli attori di teatro venivano sepolte fuori dalle mura della città, a causa della scarsa stima di cui essi godevano in vita. In relazione a questo fatto si può ben immaginare in quale considerazione fosse tenuta una donna che lavorasse in teatro, cantante o attrice che fosse.
4 Questa crescita anormale era una delle conseguenze della castrazione: insieme al testosterone veniva infatti eliminata dal corpo umano un’altra sostanza importante come la inibina, il cui compito all’interno dell’organismo è quello di controbilanciare e controllare l’ipofisi nella sua funzione di ghiandola preposta alla crescita e allo sviluppo del corpo umano. D’altra parte, forse da allora, siamo tuttora abituati a vedere Mimì morente, consumata dalla malattia, ma ancora molto “in carne”.
5 La voce degli attori non è la stessa da quarant’anni a questa parte: un vecchio film in bianco e nero nuovamente doppiato sarebbe irriconoscibile. Nel teatro di prosa accade lo stesso, come nell’opera.
6 Prendiamo per buono l’uso di questo aggettivo, entrato ormai nel lessico comune, senza indagare sul vero “peso” di questa musica.
7 Nel campo della musica lirica sembra avvenire un fenomeno analogo, che però sembra limitarsi alla maggior presenza di mezzosoprani tra le allieve dei corsi di canto rispetto ai periodi precedenti.
8 Tale aggettivo profuma di élite: lo consideriamo avulso da implicazioni culturali, usato nella sua accezione semplicemente specificativa.
9 Il passaggio di registro garantirebbe una omogeneità del timbro vocale tra i suoni gravi e quelli acuti, fornendo la possibilità di poter contare su una vocalità ben amalgamata e compatta in tutta l’estensione. Dal mancato uso del passaggio di registro deriva quindi quella che può essere considerata una caratteristica comune a tutti i brani di musica leggera: la notevole diversità di emissione tra le “strofe”- normalmente cantate con una vocalità incerta e soffiata, nell’ambito della regione medio-grave dell’estensione vocale – e il “ritornello”, dove il cantante rivela inaspettate doti canore, trasformando i precedenti sussurri in imperiosi acuti.
10 Anche nella musica leggera l’acuto riveste il ruolo ricercato e insostituibile di “strappa-applauso”.
11 Iperattività dovuta allo sforzo di emissione in condizioni fisiologiche anomale.
12 Con questo termine si definiscono quelle protuberanze callose che si possono formare sul bordo delle corde vocali in seguito ad un prolungato sforzo fonatorio. E’ nota la frequenza di questi casi tra gli insegnanti, in particolare di scuola elementare e media. La loro voce è sottoposta ad uno sforzo superiore alla norma per quantità e qualità. Questo fatto causa uno sfregamento delle corde vocali sul loro bordo, con la conseguente formazione di un vero e proprio callo nel punto di contatto. Né più né meno di quanto avverrebbe in qualunque altra parte del corpo, qualora questa venisse sottoposta ad uno sfregamento simile, continuo e sovraeccitato.
13 Si definisce così una voce cantata che si lascia accompagnare da una sorta di fruscio, conseguenza del fatto che non tutta l’aria che passa attraverso le corde vocali viene messa in vibrazione e quindi trasformata in suono: una parte della corrente aerea, quella che passa più vicina al nodulo, non è messa in vibrazione a causa dell’indurimento calloso che impedisce alla corda vocale di vibrare liberamente, impedendole di trasformare in suono (vibrazione) il soffio aereo, che tale rimane.
14 La normale tendenza emulativa nei confronti di un fenomeno divistico, in particolare nel campo specifico dei cantanti di musica leggera, risultava fortemente accentuata con il fenomeno dilagante del Karaoke. La componente imitativa in questo caso diventava preminente, ed era facile, con l’aiuto dell’elettronica, immedesimarsi nell’esecutore, facendo proprie nel bene e nel male le sue peculiarità vocali.
15 Nell’emissione di tali suoni, infatti, le corde vocali, attraverso l’opportuno spostamento delle cartilagini aritenoidi, si dispongono in modo tale da assumere lo spessore più sottile; così come in tutti gli strumenti a corde nei quali, a parità di lunghezza, è la diminuzione del diametro delle corde a causare acutezza e chiarezza nel suono.
16 Più nota con il nome di Pomo d’Adamo, la tiroide è una delle quattro cartilagini che formano la laringe, insieme alla cricoide, le aritenoidi e l’epiglottide. Lo scudo cartilagineo del pomo d’Adamo si erge a protezione delle corde vocali, tese fra esso e le aritenoidi.
17 Esattamente come succede con gli strumenti musicali a corda nei quali, a parità di spessore, a corde più lunghe corrispondono suoni più gravi e scuri.
18 Pur se non necessariamente magro, specie nel corso degli anni.
19 Una recente teoria ipotizza che possano derivare benefici all’emissione dalla presenza di grasso nella regione laringea. Questo appare in contrasto con il fatto che i cantanti di un certo peso corporeo sono normalmente tenori e soprani, cioè voci acute e chiare. In questo caso le corde vocali sono chiamate a fare anche più di 1000 oscillazioni al secondo, la qual cosa sarebbe quanto meno resa difficoltosa dallo strato di adipe che ne appesantirebbe i movimenti, se esso fosse situato a ridosso delle corde vocali stesse. Se si pensa che una piccola gocciolina di muco che si deposita sulle corde vocali causa un immediato quanto inevitabile colpo di tosse e un calo improvviso della funzionalità fonatoria (stecca), si capisce innanzitutto a quale precarietà possa essere legato il successo di un cantante lirico, e poi quale sia il delicato equilibrio che si crea all’interno dell’apparato fonatorio al momento dell’emissione, dal momento che un minimo peso aggiuntivo ne determina la rottura. Diverso è il caso dell’adipe nella zona della gabbia toracica, preposta alla risonanza del suono: tale accumulo, inteso come mezzo di propagazione delle vibrazioni, può realmente incrementare la capacità di risonanza della gabbia, in relazione al fatto che tale capacità risulta direttamente proporzionale alla densità molecolare del mezzo di trasmissione. Per questo la velocità del suono nell’acqua è cinque maggiore che nell’aria.
20 Dalle sue secrezioni sono stati isolati più di venti ormoni, preposti a numerose importanti funzioni vitali non solo in campo neurologico. Ad essa risulta strettamente collegato lo sviluppo degli organi sessuali secondari, tra i quali si annovera la laringe, perno funzionale del nostro strumento fonatorio. L’epifisi regola anche l’alternanza degli stati di sonno e di veglia.
21 In effetti trascorriamo la maggior parte del nostro tempo all’interno di locali piuttosto che all’esterno. E’ proprio allora che risultiamo maggiormente investiti da fasci luminosi potenti e fissi come le luci elettriche, considerando anche il fatto che esse, spesso accese anche di giorno nei luoghi di lavoro, non danno la possibilità di ombreggiature, ma invadono senza possibilità di schermatura tutta l’area.
22 Potrebbe essere questa la spiegazione del fatto che nel nostro paese, come in quelli esposti ad un clima luminoso e solare intorno al Mediterraneo, la presenza di Knabenchöre (cori di voci bianche) non è mai stata consueta, ma limitata a pochissimi casi particolari (Cappella Sistina, Duomo di Milano…); al contrario, essi erano da sempre storicamente molto diffusi nei paesi del Nord Europa. Qui, evidentemente, la muta sessuale e quindi quella vocale avvenivano più tardi, a motivo del fatto che l’epifisi risultava meno stimolata dalla luce a causa del clima rigido e della minore luminosità del cielo. La maggiore durata della voce bianca nel bambino assicurava quindi stabilità nell’organico del Knabenchor, facilitandone l’esistenza.
23 Una prova di questa anomala situazione ormonale dell’organismo umano è l’altissima percentuale di alterazioni della funzionalità tiroidea nelle donne citata poc’anzi.
24 E’ nota infatti l’attenzione delle cantanti liriche ad evitare le recite a ridosso del ciclo mestruale, a causa delle modificazioni alle quali è soggetta anche la laringe in quel periodo.
25 Parlare al telefono con una persona conosciuta è come avere a disposizione un videotelefono con l’immagine dell’interlocutore, tanto l’udire la sua voce lo rende presente fisicamente.
26 Possono raggiungere numero e dimensioni ragguardevoli, fino al punto di essere facilmente riconoscibili ad occhio nudo.
27 In condizioni normali, il volume della tiroide di una donna che vive lontano dal litorale marino risulta essere più del doppio rispetto a quello di una abitante delle zone costiere, a causa della mancanza di iodio. In questi casi un ulteriore aumento di volume può costituire un evento estremamente tangibile.
28 Specie a motivo del fatto che, mentre la tiroide è costituita da materiale molle e facilmente deformabile, i noduli sono più solidi e, frequentemente, ricoperti da una sorta di ingessatura di origine calcarea con la quale l’organismo si difende da tali corpi estranei, imprigionandoli.

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Walter Marzilli

Walter Marzilli è nato nel 1957. Si è diplomato in Canto Gregoriano, Pedagogia musicale, Musica Corale e Direzione di Coro, e ha conseguito il Dottorato in Musicologia. In Germania ha ottenuto la specializzazione nella musica per coro e orchestra, e ha conseguito il perfezionamento in Pedagogia musicale. Ha studiato violoncello e si è specializzato in Vocalità. Dal 1991 è titolare della cattedra di Direzione di Coro presso il Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma.

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