L’arte della padronanza del suono e della interpretazione
In copertina: Antonio Abreu Lechado, direttore di coro e compositore
La musica corale è un dono che nasce dalla creatività e dalla profondità dell’anima
L’esecuzione corale è la reinvenzione acustica volta a costruire un atto creativo. Suono, voce e parole intervengono cognitivamente, emotivamente e attitudinalmente; si integrano e si interconnettono. È una percezione intenzionale: arte ed espressione estetica delle emozioni. Come esecutore, progetto un’idea musicale: in base al mio strumento, alle mie intenzioni e alle mie conoscenze. Quando offriamo un’eccellente esecuzione, è senza tempo.
Un direttore di coro è il direttore d’orchestra del suono e dell’interpretazione. Genero un messaggio che trasmetto al coro con gesti ideali, creatività visiva ed eleganza scenica. Il coro, a sua volta, lo trasmette al pubblico con musica e testo. Una partitura è sì un insieme di simboli, ma per me la musica corale vuol dire passione, non un grafico o immagine. Miguel de Unamuno diceva: “Senti il pensiero, pensa il sentimento”. Creare il nostro suono distintivo e disegnare l’idea musicale con il testo è una passione, come è una passione convincere il corista a smettere di vedere la partitura come un’opera architettonica: lo invito a entrare e scoprire la bellezza dell’interno della “cattedrale”.
1. Fasi interpretative:
a) Tecnica
I passaggi hanno melodie, ritmi, armonie con tensioni, rilassamenti, espansioni o culmini. Una buona respirazione è il fondamento del canto. Senza fraseggio, non c’è musica: diamo forma a una frase che portiamo al suo climax, usando una singola inspirazione o una leggera cesura, una respirazione corale per legati estesi. Curare gli attacchi e rendere i finali delicati, intonazione accurata, cambi di tempo e agogici precisi, articolazione musicale sviluppata. Capire che i silenzi sono musica. Padroneggiare modulazioni delicate e anacrusi. Posizionare la voce di testa con supporto diaframmatico e dinamiche differenziate: forte e pianissimo controllati e attenzione alle gamme intermedie. Dizione consapevole per la comprensione del testo; uguaglianza delle vocali e pronuncia esatta delle consonanti per un suono omogeneo.
b) Espressione
Questo è il passaggio finale nell’apprendimento di un discorso musicale, un veicolo per i sentimenti umani in cui le emozioni vengono espresse. Memorizzare opere a cappella: questo consente una comunicazione fluida del testo/musica con il pubblico. Lavoro sempre con metafore e similitudini per illustrare: le prove diventano una scuola di sentimenti e stimolano il coro con riflessioni sulle emozioni umane e viene a crearsi una magia nella connessione direttore/coro.
2. Il direttore usa la partitura come una risorsa
Trasforma la partitura, reinventandola, immaginandola e dandole un’identità. La direzione non dovrebbe limitarsi alla realtà, con alcune eccezioni. La musica non dovrebbe imitare la partitura, ma la partitura dovrebbe imitare la musica. Siamo produttori di suono. Bisogna ampliare la tavolozza dei colori vocali: ricercare sonorità diverse nel coro in base a repertori e stili: sacro, profano, folk, contemporaneo, ecc… Gesti precisi guidano l’idea musicale: se il lavoro svolto è a tutto tondo, brevi accenni offrono più connessione di una direzione aritmetica.
3. Coscienza collettiva: pensare al plurale
Dobbiamo dimenticare l’“io” e pensare al “noi”. “Il suono delle mie corde conta, non la mia voce”. Cantare bene non significa solo avere una bella voce: prevalgono la purezza del suono, l’intonazione e il fiato. Chi respira bene, canta bene. Ascoltare le indicazioni del direttore per ottenere un suono omogeneo dopo aver ripetuto i passaggi. LA DISCIPLINA DELLE PROVE È IL GRANDE TALENTO. Mescolo membri del coro di diverse corde e loro cantano pianissimo a occhi chiusi. Ascoltano, mescolano, accordano, confermano e memorizzano. La leadership del direttore d’orchestra nel suo gruppo eterogeneo: motivare e valorizzare il suo lavoro. I suoi atteggiamenti sono più importanti delle sue capacità: impegno nelle prove! Serve un consiglio direttivo che contribuisce al gruppo, e il direttore al coro. SE ABBIAMO UN GRUPPO, C’È UN CORO.
Il testo è una fonte inedita che viene trasmessa e plasmata
Comprendendo il testo, la tecnica si trasforma. Non è più cantato: è “eseguito” con intenzione ed emozione. Difendo il testo, perché è la storia che raccontiamo.
Il testo è l’anima dell’opera. Ogni parola ha significati, emozioni e contesti storico-letterari. L’autore evidenzia stati d’animo e strutture retoriche: ignorare il testo significa perdere il messaggio. Un modo per sperimentarlo è tradurre le frasi essenziali nella nostra lingua madre e cantarle affinché il coro interiorizzi l’idea e torna all’originale. Il testo guida la musica e indica cosa, come e con quale emozione viene cantata la canzone.
Antonio Abreu Lechado, direttore di coro e compositore
Dizione e intelligibilità sono essenziali affinché il pubblico percepisca il testo. La dizione richiede una pronuncia chiara, vocali ben posizionate, un’articolazione consonantica precisa e un fraseggio che rispetti la sintassi e la prosodia naturale del discorso linguistico. Applico le consonanti “m” e “n” – i ponti sonori della lingua tedesca – a qualsiasi lingua. Ad esempio, alla parola tedesca Mund: prolungo la risonanza della “m”, passando alla “u” e alla “n”, che terminano in “t”. Questo crea un suono profondo (“mmmuunnnt”). Interpreto i dittonghi in modo diverso. Ad esempio, la parola inglese Music: scopro lentamente le vocali (miiiiuuu-sik), creando sonorità. L’intelligibilità trasmette il messaggio all’ascoltatore unificando ritmo ed espressione.
L’accentuazione è un fondamento espressivo-interpretativo. Il direttore e il coro affrontano l’approccio linguistico/musicale con sensibilità, giudizio stilistico e rigore, garantendo la fedeltà letteraria. L’accentuazione prosodica – che enfatizza sillabe o parole nel discorso – è integrata con l’accentuazione musicale. Ad esempio, “ti amo”: la sillaba “mo” è cantata più piano, non bisogna forzare quindi le sillabe atone sui battiti forti e considerare il metro e le pulsazioni con enfasi. L’accentuazione delle parole, anche con accenti musicali, conferisce significato al testo ed evita ambiguità fonetiche quando si combinano parole e musica, poiché favorisce la declamazione naturale. Strumenti didattici per l’accentazione: dopo un’analisi linguistica del testo, eseguire una lettura ritmica prima delle prove, segnare gli accenti prosodici nella partitura ed eseguire esercizi di dizione e fraseggio. è necessario allenare inoltre l’articolazione delle consonanti sensibili (“s” e altri suoni consonantici) di ogni parola o desinenza con precisione.
Il testo varia a seconda dello stile e del periodo: possiamo sostenere che nel Rinascimento, e anche sfociando nel periodo Barocco, la musica sia al servizio della parola (musica reservata). Nel Romanticismo, è una risorsa drammatica. Nella musica contemporanea, viene utilizzata sia liberamente sia in modo strutturato.
Conclusione
La musica corale intreccia disciplina accademica e impegno emotivo, dove il testo è il messaggio da trasmettere. La fusione tra partitura e sentimento arricchisce la cultura, la musica e la bellezza del linguaggio e l’invisibile potere della trasformazione. Come direttore, concludo con una citazione attribuita alla poetessa Maya Angelou: “Tutti dimenticheranno quello che hai detto, tutti dimenticheranno quello che hai fatto, ma nessuno dimenticherà come li hai fatti sentire…”.





