in copertina: Un momento del concerto tenuto a Milano il 3 ottobre 2025 dai Cori La Nave di San Vittore e Amici della Nave per l’associazione L’abilità

Se in carcere (e fuori) il coro è una cura

Nel reparto La Nave del carcere di San Vittore, dove da molti anni esiste un coro di persone detenute, volontari e volontarie, c’è una frase che periodicamente viene ripetuta soprattutto per gli ultimi arrivati: un coro non è un insieme di solisti, un coro è un coro e basta.

Naturalmente capita allora che qualcuno, magari un po’ spaesato come sempre succede alla prima prova, dopo qualche esitazione chieda che diavolo significa: dove sta la differenza? E a quel punto gli viene spiegato: se in un coro ci sono due più bravi degli altri e quei due cantano più forte il coro non viene meglio, anzi spesso viene peggio, mentre il coro che viene bene è quello dove si cerca un equilibrio e tutte le voci si fondono. Quindi la cosa più importante in un coro non è cantare: è ascoltare. Non a caso si dice “avere orecchio”, ripassare il maestro Enzo Jannacci sull’argomento. Perché ovviamente il tema dell’ascolto non riguarda solo la musica, è un allenamento alla convivenza tra persone. Verrebbe da dire, oggi più che mai, un allenamento alla pace. E se questo è vero in generale, figurarsi in carcere.

Dunque nel carcere milanese di San Vittore c’è un coro. Non è il primo. Già più di trent’anni fa, solo per fare un esempio, quel genio dal cuore grande che è Franco Mussida aveva costituito un coro dentro le mura del “Due”: così a Milano chiamano il carcere più antico della città, dal numero civico della piazza Filangieri in cui si trova. Ma questo di cui stiamo parlando è un coro con diverse particolarità. Una delle quali, ormai possiamo dirlo, è una certa longevità: dieci anni compiuti e nessun segno di stanchezza anzi, come diremo, col tempo i cori son diventati addirittura due. Con esibizioni sul palco della Scala, nella Basilica di Sant’Ambrogio, collaborazioni che hanno coinvolto anche gli artisti de La Fenice, orchestra compresa. La seconda caratteristica è che si tratta di un coro inserito in un programma terapeutico. In un reparto di trattamento avanzato per le dipendenze. Il canto corale come terapia a tutti gli effetti.

Il reparto in questione si chiama appunto La Nave. È dedicato alla cura dei detenuti-pazienti con problemi di dipendenza. Prevalentemente da sostanze o da alcol. Senza distinzione per tipo di reati: nel reparto c’è di tutto, dallo scippo all’omicidio, ai fini del percorso trattamentale non è rilevante e non lo è neanche per cantare. Il reparto esiste dal 2002, è guidato dalla dott.sa Giuliana Negri e fa parte del Servizio dipendenze area penale e penitenziaria della Azienda socio-sanitaria Santi Paolo e Carlo di Milano.

Fin dalla sua nascita il reparto ha potuto contare sull’aiuto di un gruppo di volontari e volontarie che a un certo punto si sono costituiti in associazione, attualmente Ente di Terzo Settore, con il nome di Amici della Nave Odv. Presidente (nonché cantante tra i soprani del coro) è l’avvocato Eliana Onofrio. Tra le attività promosse dai volontari in reparto – oltre a quelle terapeutiche e trattamentali condotte dagli operatori professionisti Asst – ci sono la redazione e realizzazione ininterrotta dal 2002 del mensile L’Oblò distribuito gratis da Feltrinelli, corsi di educazione alla legalità, pratiche sportive, formazione al lavoro, laboratori di scrittura e lettura, altri di attività artigianali quali la serigrafia.

E, appunto, un coro.

Un altro momento del concerto degli Amici della Nave per l’associazione L’abilità

La prima prova, oltre dieci anni fa, è rimasta nella memoria di chi c’era. Allora era un coro composto solo dai detenuti-pazienti del reparto e quindi solo maschile: i volontari e le volontarie avrebbero avuto l’autorizzazione a parteciparvi solo un po’ più avanti.

La questione, perciò, era: quale repertorio proporre?

La partecipazione del coro al Festival dei diritti umani (Milano 2019)

La scelta cadde sui canti di montagna. Voci maschili, melodie orecchiabili. E il brano scelto per la prima prova è senz’altro notissimo a ogni lettore e lettrice di questa rivista: Signore delle Cime del grande Bepi De Marzi. Come primo approccio si decise di proporlo in una versione semplificata, da quattro a due voci.

Avete presente le prime due battute dei bassi? Son due note in tutto. Bene: ci siamo stati su un’ora e mezza senza riuscire a portarle a casa. Due terzi dei membri del coro non erano in grado di riprodurre una nota anche solo vagamente vicina a quella che veniva fatta loro ascoltare. Questo il bicchiere mezzo vuoto. Senonché ce ne fu anche uno mezzo pieno: nessuno se n’era andato dalla prova. E restare non era un obbligo. Ma erano rimasti tutti lì per un’ora e mezza a provarci. Ne venne fuori un patto: per sei mesi avremmo dedicato quindici minuti di ogni prova al Signore delle Cime, dedicando il resto a canzoni pop fatte all’unisono con l’accompagnamento di una chitarra. Vasco, Celentano, De André, Jannacci e così via. O i Beatles di Hey Jude, soprattutto per il na-naaa finale. Sei mesi dopo, in un luglio con un caldo da strizzare le magliette a ogni pezzo, ci fu il primo concerto del Coro La Nave nel carcere di San Vittore. L’ultimo brano della scaletta fu il Signore delle Cime. Fatto a quattro voci, completo. Nel punto del “lascialo andare”, un fortissimissimo da tre f con lo sguardo oltre le sbarre del finestrone in fondo al corridoio, tutto il pubblico – composto di altre persone detenute, personale del carcere, volontari, qualche invitato esterno – piangeva per la commozione. In seguito, facemmo anche arrivare una lettera-testimonianza di questa esperienza a Bepi De Marzi in persona. Ci rispose pochissimi giorni dopo con un’altra lettera per esprimere (lui a noi!) il suo ringraziamento: quel brano, diceva, era stato cantato anche a Tokyo, in giapponese, ma era la prima volta che un coro lo aveva eseguito dentro un carcere.

Due immagini del Coro “Amici della Nave” nella chiesa di S. Paolo a Ferrara con l’Accademia Corale Vittore Veneziani, l’Orchestra Antiqua Estensis e le attrici dell’Associazione Macrò Maudit durante l’esecuzione de La Passione su testi scritti da persone detenute nel reparto “La Nave” del carcere di San Vittore (marzo 2025)

Da allora il Coro non si è più fermato. Con un repertorio essenzialmente pop e con lo straordinario contributo di musicisti volontari esterni in organico variabile, dalla fisarmonica agli ottoni. Un anno dopo la sua nascita fu invitato al primo concerto esterno della sua vita: nella casa di Alessandro Manzoni a Milano. Un concerto di Natale con un pubblico vero.

Il Coro del reparto La Nave di San Vittore e i volontari degli “Amici della Nave” con gli artisti del Coro del Teatro alla Scala sul palco della Scala (2019) in una esecuzione a cappella di: Va, pensiero: tra gli altri in prima fila a cantare (sesto da destra) il M° Bruno Casoni

E qui servono altri due chiarimenti. Il primo è che San Vittore è una casa circondariale: vuol dire che “ospita” persone appena arrestate, che restano lì per il tempo del processo (qualche mese, un anno) poi vengono mandate altrove. Prima conseguenza: la formazione del coro cambia continuamente. Seconda: anche ottenere i permessi per l’uscita è complicato, trenta coristi uguale trenta processi e altrettanti magistrati diversi, ciascuno dei quali può dire sì o no. Il risultato, per molti, è fare magari tre mesi di prove per un concerto e all’ultimo giorno scoprire che tu non avrai il permesso di esserci mentre il tuo compagno di cella sì, anche se ha un reato più grave del tuo, perché il suo giudice è di vedute più aperte.

I coristi del reparto La Nave di San Vittore con volontari e volontari dell’Associazione Amici della Nave fra gli artisti e le artiste del Coro del Teatro alla Scala, in una sala accanto  al palco dopo l’esibizione del 2019. In piedi a sinistra il M° Bruno Casoni

È l’altro allenamento del coro: il traguardo del concerto è un incentivo all’impegno, ovviamente, ma lo scopo dell’attività è quell’ora e mezza di prova ogni venerdì dalle 14:30 alle 16, con costanza. Tra impegno e divertimento. Cantare in coro è l’attività umana che più di ogni altra sa combinare rigore e leggerezza.

Un’altra immagine de La Passione eseguita nel 2025 nella Chiesa di S. Paolo a Ferrara

Nel frattempo, come si era accennato più sopra, neanche molto tempo dopo la sua nascita, il Coro La Nave di San Vittore è raddoppiato. E ha generato, sempre attraverso l’associazione Amici della Nave, quello che tra noi chiamiamo ironicamente il “Coro dei Fuori”, ma che tecnicamente si chiama Coro Amici della Nave: fatto di volontari, volontarie, ex detenuti, pazienti del SerD liberi o ai domiciliari, o in comunità. È la nostra scommessa più importante pur essendo la più difficile, perché in realtà sono proprio le iniziative “fuori” dal carcere quelle più necessarie. Fare un coro dentro non è poi così complicato, i partecipanti sono tutti lì. Fuori invece sono loro che devono venire alle prove – ogni giovedì dalle 20 alle 22, nel nostro caso – rinunciando a fare altro, anche solo a starsene su un divano davanti alla tv.

La Passione a Ferrara (marzo 2025)

Con queste due formazioni, negli anni, abbiamo fatto molte cose. La musica ha consentito a tanti ragazzi del reparto La Nave di avere occasioni di uscita dal carcere, anche solo per le poche ore di un concerto, non semplicemente come un “premio” di buona condotta ma per svolgere una “attività di bellezza”: che significa sempre momento di crescita. E opportunità di incontri: il Coro ha cantato tra gli altri con Arisa, Ornella Vanoni, Franco Mussida; con i volontari dei cori de La Scala e La Fenice, in collaborazione con direttori quali Bruno Casoni o Ulisse Trabacchin, venuti più volte a provare in carcere con grande disponibilità; e diverse sono state le collaborazioni anche in Emilia Romagna con altre formazioni orchestrali come la ferrarese Antiqua Estensis diretta da Giorgio Fabbri e corali come la Vittore Veneziani guidata da Teresa Auletta sempre a Ferrara, le Voci Liriche di Misano Adriatico e il Carla Amori di Rimini, diretti rispettivamente da Silvia Vico e Andrea Angelini, che hanno generosamente condiviso l’esperienza di una Passione molto particolare – contente Bach accanto ai Metallica, per dire – eseguita quest’anno due volte, a Ferrara e a Maciano di Pennabilli davanti al Convento di Santa Maria dell’Olivo.

La prima assoluta de La Passione nella basilica di S. Ambrogio a Milano con Franco Mussida e il suo Cpm, gli artisti volontari de La Scala e La Fenice, attrici e  attori della Associazione Macrò Maudit (per il video integrale scansiona il QR)

Merita un ricordo conclusivo tra gli altri il giorno in cui una piccola delegazione del Coro Amici della Nave ebbe anche l’opportunità, poche settimane prima della pandemia, di esibirsi davanti a papa Francesco in Vaticano. E merita un ricordo la riflessione che in quell’occasione fece Alessandro, uno dei nostri coristi, oggi tornato completamente libero: “Se non fossi finito in galera, e se in galera non avessi trovato un coro, quando mai nella vita mi sarebbe capitato di cantare per il Papa?”.

 

L’ASSOCIAZIONE AMICI DELLA NAVE

L’Associazione Amici della Nave OdV, oggi ente di Terzo settore, è stata fondata da un gruppo di persone impegnate dal 2002 per lavoro o volontariato nelle attività del reparto La Nave di San Vittore. Gli obiettivi dell’Associazione sono due: continuare a sostenere «fuori» il percorso di cura e trattamento che i detenuti-pazienti della Nave intraprendono «dentro»; promuovere una sensibilità sempre più diffusa su questi temi tra i cittadini nella convinzione che l’integrazione, la partecipazione, lo scambio, soprattutto ove orientati all’arte, alla cultura, alla bellezza, rappresentino sempre un arricchimento reciproco.

Tra le iniziative culturali promosse dall’Associazione la mostra-evento ti Porto in prigione alla Triennale di Milano; il docufilm EXIT presentato a Venezia nel 2021 durante la 78a Mostra internazionale di Arte Cinematografica; il progetto La Passione realizzato la prima volta nel 2023 con artisti del Teatro alla Scala di Milano e del Teatro La Fenice di Venezia, assieme a Franco Mussida, nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano; il Concerto Straordinario di Pasqua con il Coro e l’Orchestra Unimi dell’Università Statale di Milano nella Basilica di San Marco a Milano. L’Associazione ha appena costituito anche una squadra di calcio a sette composta da pazienti SerD e persone ex detenute, denominata Football Chance.

Presidente dell’associazione è l’avvocato Eliana Onofrio.

IL REPARTO «LA NAVE» DI SAN VITTORE

La Nave è un reparto della Casa circondariale di San Vittore dedicato alla cura dei detenuti-pazienti con problemi di dipendenza. È un servizio nato nel 2002 e rivolto a quanti, in regime di detenzione, sono valutati motivati a intraprendere un percorso di cambiamento in un contesto di cura e responsabilizzazione. Il reparto La Nave, guidato dalla dott.ssa Giuliana Negri, fa parte del Servizio Dipendenze Area Penale e Penitenziaria della Azienda Socio-Sanitaria Santi Paolo e Carlo di Milano. Tra le attività promosse dai volontari nel reparto – oltre a quelle terapeutiche e trattamentali condotte dagli operatori professionisti Asst – la redazione e realizzazione ininterrotta dal 2002 del mensile L’Oblò distribuito gratuitamente da Feltrinelli, il Coro, corsi di educazione alla legalità, pratiche sportive, formazione al lavoro, laboratori di scrittura e lettura.

I CORI «LA NAVE» E «AMICI DELLA NAVE»

Il canto corale è una delle attività del reparto La Nave di San Vittore, da cui prende nome il Coro La Nave di San Vittore. Oltre ai detenuti-pazienti che lo desiderano vi partecipano operatori e volontari esterni. Non è solo un’attività artistica ma fa parte di un processo di cura, riabilitazione e inclusione. Allo stesso spirito fa riferimento l’attività del Coro Amici della Nave di San Vittore, nato nel 2019 come prosecuzione esterna dell’attività del Coro La Nave in collaborazione con il SerD della Asst Santi Paolo e Carlo. È composto da ex pazienti del reparto, ex detenuti o anche detenuti che nelle varie forme previste dalla legge possano intraprendere attività all’esterno dell’istituto, oltre a volontari e semplici cittadini: l’integrazione tra realtà diverse fa del coro un momento altamente formativo per tutti coloro che vi partecipano.