Posted on: Dicembre 18, 2021 Posted by: Silvia Perucchetti Comments: 0

Intervista al Direttore Primo Iotti

Maestro, lei dirige la Cappella Musicale della Cattedrale di Reggio Emilia: qual è la storia di questa prestigiosa istituzione?

A questa domanda rispondo con quanto pubblicato dal musicologo Sauro Rodolfi in Musica e musicisti nella cattedrale di Reggio nell’Emilia dal medioevo all’inizio del secolo XVII. “A causa della limitatezza e frammentarietà delle fonti storiche più antiche, è difficile, stabilire a che punto del medioevo entrarono in attività i mansionari della cattedrale di Reggio. Si può comunque attestare che nell’anno 1058 appare assodata la presenza di quattro presbiteri che salmodiavano soprattutto nei giorni feriali con il canto quotidiano del mattutino e della compieta. La compagine vocale dovette rivelarsi sempre più funzionale al canto e al culto tanto che nel 1188 il vescovo pro tempore la gratificò con l’assegnazione di alcuni benefici ecclesiastici. Dopo un vuoto documentale di due secoli, nel 1392 troviamo la Schola Cantorum in trattative col Capitolo dei canonici (dal quale essa dipendeva) per ottenere un miglior trattamento salariale. Nel 1532 una maggior prosperità delle casse capitolari determinò la fondazione di una vera e propria cappella musicale e la ridefinizione generale delle sue prestazioni. Ne scaturì tra l’altro un sostanziale aumento numerico dei sacerdoti cantori, da quattro a dieci unità; un ampliamento del repertorio (che spaziava dal genere monodico a quello polifonico) con quanto di meglio poteva offrire la musica sacra nel secolo XVI; un arricchimento dell’organico strumentale con una piccola dotazione di strumenti a fiato quali tromboni e cornetti (in aggiunta all’organo già presente in cattedrale prima della metà del XV secolo) ma anche violoni e viole. Man mano che prosegue lo scavo archivistico, il quadro dei maestri titolari diviene sempre più nitido e completo. Vi emergono, accanto a personaggi famosi o importanti (Marc’Antonio Ingegneri, Orazio Vecchi, Ludovico Grossi da Viadana), alcune glorie reggiane che la musicologia dovrà, prima o poi, valorizzare: Arcangelo Cattania, Girolamo Carli, Aurelio Signoretti e Domenico Valla, detto il Fattorino. Tra il XVIII e XIX secolo le contaminazioni provenienti dal teatro influenzarono in modo determinante la musica sacra: furono pian piano abbandonati i tradizionali repertori per dare spazio ad un linguaggio più vicino a quello operistico, i cui strumenti e organici erano cambiati ed ampliati. Per arginare o contrastare tale prassi furono redatti più documenti, sia – ovviamente – dalle autorità religiose, sia anche da quelle civili. Tali documenti, tuttavia, vennero praticamente disattesi. Il vescovo Vincenzo Manicardi, insediatosi nel 1886, affidò a Guglielmo Mattioli (1857-1924), noto compositore, e a don Antonio Colli (1854-1927), Rettore del seminario e direttore della annessa Schola Cantorum, la restaurazione del canto sacro secondo gli orientamenti del movimento ceciliano (cosiddetto in onore di santa Cecilia, patrona della musica). I due collaboratori, ferventi ceciliani, si adoperarono per il recupero del canto gregoriano e della polifonia antica. Anche altri compositori, direttori e organisti che prestarono servizio nella cattedrale di Reggio Emilia si mossero in questa direzione e diedero un contributo significativo: Pietro Melloni (1871-1937), Aurelio Barbieri (1895-1978), Alfredo Mamoli (1901-1980), don Savino Bonicelli (1903-1983), don Guerrino Orlandini (1915-2006) e da ultimo don Luigi Guglielmi (1945-1996), il quale cercò di tradurre in un linguaggio corrente le indicazioni del Concilio Vaticano II.” Nel 2014 il vescovo S. E. Mons. Camisasca ha ridato vita a questa lunga tradizione musicale, pensando di istituire un coro stabile per la cattedrale, ormai assente da diversi decenni. Grazie alla sua iniziativa è ripresa l’attività della Cappella Musicale.

Da chi è composta attualmente la Cappella Musicale? Qual è la sua struttura?

Attualmente la Cappella è formata da 12 cantori titolari a cui si aggiungono altre voci in base ad esigenze musicali e/o organizzative. Le prove si tengono ogni 15 giorni e i programmi delle celebrazioni vengono elaborati per tempo in modo da poterli studiare individualmente. Si tratta infatti di coristi semi professionisti i quali, oltre alla preparazione vocale e musicale, hanno una particolare vocazione al servizio liturgico. Inoltre, ciclicamente, vengono proposti degli incontri di aggiornamento di carattere liturgico musicale. Il progetto è condiviso in sinergia con il direttore dell’Ufficio Liturgico Diocesano e con il Cerimoniere Vescovile; oltre al sottoscritto, che ha la responsabilità della progettazione e direzione, vi è un lavoro di squadra per la preparazione degli spartiti, dell’aggiornamento del sito (https://cappellamusicaledellacattedrale.com) e per la revisione dei testi.

Come orienta la scelta del repertorio?
Vi siete concentrati su di un compositore in particolare?

La scelta del repertorio è prima di tutto calibrata sulle celebrazioni che il coro è chiamato ad animare; particolare attenzione è rivolta alla scelta dei testi che sono riportati dai libri liturgici. Naturalmente tutto nel rispetto delle norme dell’Istruzione Generale del Messale Romano. Il repertorio attinge dalla secolare tradizione della musica sacra sia attraverso il linguaggio del canto gregoriano sia attraverso la polifonia classica rinascimentale e moderna. Non mancano canti per il rito attinti dal repertorio nazionale, così come non mancano brani diocesani, che danno voce ai musicisti e compositori della nostra città. Nessun autore in particolare quindi; ma prima di tutto la scelta del repertorio in base al testo, al rapporto testo/musica e alla pertinenza rituale.

Ha anche l’occasione di comporre per la Cappella Musicale?

In ogni celebrazione compongo il canto interlezionale; in particolari riti che necessitano di una composizione dedicata, preparo quanto manca. Attualmente sto completando la stesura di una messa il cui tema attinge dall’antifona gregoriana Assumpta est Maria in onore delle Vergine a cui è dedicata la chiesa cattedrale. Inoltre, è importate l’attività di ricerca e trascrizione soprattutto del Fondo Musicale del Seminario. Particolare attenzione è rivolta alla improvvisazione organistica, molto importante nella attuale liturgia per sonorizzare momenti di ‘vuoto’ non prevedibili, preludiare, interludiare, alternare e postludiare alla monodia e alla polifonia.

Come si svolge la partecipazione della Cappella alla vita liturgica della Cattedrale?

La presenza della Cappella nella vita liturgica della cattedrale è orientata in particolare alle solennità e ai ‘tempi forti’: Avvento, Natale, Quaresima, Settimana Santa, Pasqua, Pentecoste, Corpus Domini, Assunzione di Maria, oltre ai Santi Patroni (Prospero, Crisante e Daria). Nella fattispecie si tratta di celebrazioni eucaristiche e celebrazione dei vespri presiedute dal Vescovo o da un suo vicario. In alcune messe viene coinvolto un Quartetto di Ottoni, appositamente costituito, per solennizzare maggiormente le liturgie.

Desidera raccontarci un progetto o un evento in particolare che avete realizzato?

In questi 7 anni di attività ogni celebrazione è stata un evento particolare ed unico. Solo in questo modo la liturgia è viva e non diviene ritualismo. Ma, oltre all’attività ordinaria, la Cappella ha proposto delle Elevazioni spirituali alcune delle quali in occasione dell’anniversario di ordinazione episcopale del Vescovo. In questi eventi sono stati eseguiti capolavori di grandi compositori, quali Claudio Monteverdi, Giovanni Gabrieli e Wolfgang Amadeus Mozart e sono stati valorizzati i manoscritti nati per la Cattedrale, sia in canto gregoriano sia in polifonia. Tra questi don Aurelio Signoretti, di cui la Cappella Musicale ha eseguito, più volte la Missa Secunda dopo averla incisa. Poi Guglielmo Zuelli, Guglielmo Mattioli, Pietro Melloni, Giuliano Giaroli, don Savino Bonicelli, don Guerrino Orlandini e don Luigi Guglielmi. Partecipando alla rassegna nazionale La lunga notte delle chiese ed in collaborazione con l’Ufficio Beni Ecclesiastici, abbiamo valorizzato alcune chiese del centro storico, chiese chiuse da tempo in cui la musica, l’arte e l’architettura hanno ridato vitalità e visibilità. Nel 2020, per ricordare i defunti che nel tempo della pandemia non hanno ricevuto le esequie, abbiamo registrato e diffuso sul canale YouTube Requiem e In paradisum di Maurice Duruflé; sempre nel 2020 abbiamo eseguito un programma dedicato alla Giornata del Creato realizzato nel Battistero di Reggio Emilia alternandoci con le riflessioni di un sacerdote astrofisico. Un altro progetto di cui siamo fieri sono le Meditatio ante Missam proposte prima delle celebrazioni di Quaresima, Pasqua e Pentecoste. Quindici minuti di musica attraverso i preludi, i corali e le arie di Johann Sebastian Bach. Progetto che ripeteremo senz’altro nel 2022.

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