Intervista a Laura Rebuttini (alias Laura Mars) cantante, docente di canto, esperta in Vocologia Artistica e vocal coach

Laura, puoi darci qualche informazione su di te?

Sono una cantante e cantautrice professionista, docente di Canto Pop e Canto Jazz, vocal coach, Esperta in Vocologia Artistica. Conduco laboratori e svolgo seminari di formazione sull’utilizzo della voce parlata e cantata e sulla respirazione, in ambito artistico e non solo. Mi sono diplomata presso il Conservatorio G. B. Martini di Bologna in Musica Jazz al Biennio sperimentale (Diploma accademico di II Livello) e al triennio ordinamentale (Diploma accademico di I livello) in Canto Jazz. Ho conseguito il master post laurea di I livello dell’Università di Bologna di “esperto in Vocologia Artistica” a Ravenna. Faccio parte dell’albo insegnanti VoiceToTeach® dopo aver superato l’esame di abilitazione nel settembre 2023. Ho conseguito i livelli I e II metodologia di allenamento vocale EVT (Estill Voice Training) e i livelli I, II, III di Psicofonia. Sono mamma di una splendida bimba di 7 anni.

Quanto ritieni sia importante formare ed educare i coristi a un buon uso della voce?

La voce è lo strumento musicale umano per eccellenza, lo portiamo con noi dalla nascita e ci accompagna sempre durante la nostra vita. È unico e inimitabile, è la nostra carta d’identità sonora, è in costante e diretta relazione con le nostre emozioni primarie e secondarie (rabbia, paura, gioia, tristezza, sorpresa, disprezzo, disgusto, allegria, invidia, vergogna, ansia, gelosia, rassegnazione, nostalgia…). Ecco perché ritengo sia importantissimo conoscerlo meglio, capire come funziona e come averne cura. Conoscere meglio la nostra voce significa conoscere un po’ meglio noi stessi e il nostro corpo. Quasi sempre la voce è “qualcosa” che si dà per scontata, proprio perché, come accennato prima, ci accompagna dalla nascita. Allo stesso modo e con lo stesso principio, non ci preoccupiamo nemmeno di come respiriamo, visto che per le funzioni primarie del nostro corpo (la sopravvivenza) l’apparato respiratorio funziona egregiamente senza la necessità che ci si ponga il problema di quale sistema o di quali muscoli vengano impiegati nel suo lavoro. Quando però parliamo molto (penso per esempio a tutti gli insegnanti di scuola, agli istruttori sportivi, ai centralinisti dei call center o a chi lavora a diretto contatto col pubblico, giusto per citare alcune categorie) e ancora di più quando cantiamo, chiediamo al nostro organo fonatorio un atto più performante, che necessita di un allenamento, una preparazione, una cura e un’attenzione particolari, al fine di poter sostenere il carico di lavoro al quale viene sottoposto. Va da sé quindi che sia di grande importanza formare ed educare la nostra voce, e questo vale dunque anche per i coristi. L’apparato fonatorio è formato da muscoli che, allenandosi, migliorano il loro lavoro e la loro funzionalità. La voce ha bisogno di essere riscaldata prima della performance vera e propria e di essere raffreddata alla fine. Ha bisogno di essere allenata e seguita per poter meglio sostenere il repertorio che viene affrontato ed eseguito.

 

Le Coriste per Caso alle prove (2023)

 

Puoi parlarci della tua esperienza come direttrice di coro? La tua formazione come influisce e s’interseca nella direzione?

La mia esperienza inizia nel 2016, con l’allora neonato Coro femminile Anello Forte di Casalgrande (RE), esperienza durata sei anni e conclusasi nel 2022. Dal settembre del 2022 dirigo il Coro femminile Coriste Per Caso di Correggio (RE). Entrambi i cori hanno trattato e trattano generi musicali differenti nell’ambito della musica pop. Premetto che dirigere un coro, per me che ho una formazione altra rispetto a quella della direzione di coro o di orchestra, è innanzi tutto un onore e una grande e magnifica responsabilità: avere infatti l’opportunità di ascoltare e lavorare con tante singole voci che diventano nel canto corale una sola è sempre un evento di grande intensità e nel quale trovo tanta magia. È importante dire che (nella mia esperienza) non è possibile destinare troppo tempo alla tecnica vocale durante le prove con il coro, perché il tempo delle prove è dedicato a molto altro (allo studio del repertorio, al lavoro con le singole sezioni prima e con l’insieme poi, a ricercare il suono del coro, …) ma certamente non si può dire che le due cose non siano strettamente collegate, quindi diventa necessario cercare un equilibrio tra questi due elementi. I cantanti amatoriali per esempio, che non hanno un’educazione all’uso della voce e difficilmente hanno preso lezioni di canto, non è detto che siano sempre in grado di raggiungere le note ad altezze gravi o acute che è facile trovare nella scrittura delle partiture corali a 3 voci, quindi quando è possibile cerco di scegliere un repertorio che possa essere sostenuto vocalmente da tutte le voci (o dalla maggior parte di esse), oppure ancor meglio di realizzarne uno ad hoc. Cerco poi di lavorare (soprattutto all’inizio dell’anno) sulla respirazione, poiché una respirazione corretta è per la voce come un buon motore per l’automobile, quindi se e quando è possibile, dedico qualche incontro esplicitamente a questo tema. Dal punto di vista dell’emissione vocale l’argomento richiederebbe ampio approfondimento e tanto lavoro, ma ci sono alcuni piccoli elementi che possono aiutare coriste e coristi ad avere un’emissione meno faticosa e possibilmente libera da tensioni e/o costrizioni: – è molto utile fare un po’ di riscaldamento corporeo, qualche esercizio di allungamento e di stretching di tutte le fasce muscolari. Sono esercizi semplici, ma che favoriscono l’ossigenazione e la riattivazione muscolare oltre a diminuire le tensioni accumulate durante la giornata lavorativa (visto che le prove vengono fatte quasi sempre alla sera); – esercizi semplici di riscaldamento vocale ed esercizi sull’attacco del suono per favorire attacchi morbidi.


Le Coriste per Caso dirette da Laura Rebuttini (2023)

Che ruolo gioca l’ascolto?

L’allenamento all’ascolto (ascolto della propria voce, ascolto della propria voce all’interno della propria sezione, ascolto della voce di sezione in armonia con le altre, ascolto delle proprie voci in relazione alla musica che sia su base o eseguita da musicisti che accompagnano) è un aspetto davvero molto importante. Generalmente, soprattutto quando si inizia a lavorare su un nuovo brano, la tendenza del coro amatoriale è quella di urlare (ad esempio perché coristi e coriste dicono di non sentire la propria voce, oppure di non capire se stanno cantando intonati, e così via). Nella mia esperienza ho riscontrato una prassi di gestione del rapporto ascolto/emissione vocale dei/delle coristi/e che potrei schematizzare nel modo seguente; si tratta di tre fasi “di affinamento progressivo all’ascolto” di sé prima, e dell’altro poi, che si susseguono in quest’ordine:

1. l’ascolto di sé e della propria voce (non in relazione al gruppo) – in questa fase i coristi urlano, perché ognuno è concentrato e intento a sentire la propria voce e non quella degli altri;

2. l’ascolto della propria voce all’interno della sezione di appartenenza (contralti, soprani, tenori, bassi) – all’inizio le voci della stessa sezione cantano ma come se fossero da sole (fase 1), poi lentamente riescono ad ascoltarsi un po’ più tra loro e a trovare un equilibrio con l’obiettivo di unificarsi in un “grande tandem” (fase 2);

3. l’ascolto della voce di sezione che entra in relazione con le altre sezioni – in questa fase l’ascolto deve ulteriormente affinarsi per far in modo che l’individualità lasci spazio all’insieme, con l’obiettivo di diventare una voce sola.

Fino a quando le tre fasi non sono concluse, difficilmente si può lavorare sulla “voce del coro”. (Non andrò ad approfondire l’aspetto del rapporto tra il coro e la musica che lo accompagna, che sia su base o suonata da musicisti, perché è un ulteriore lavoro di affinamento dell’ascolto che richiede ampia ed ulteriore attenzione). Quindi, come dice anche il bravissimo Paul Phoenix, di cui ho avuto il piacere di frequentare il workshop organizzato da AERCO lo scorso anno a Parma, less is more: di solito uso qualche piccolo espediente divertente che funziona bene e non richiede troppe spiegazioni, come chiedere al coro d’immaginare di cantare la canzone nell’orecchio dell’ascoltatore, oppure immaginare una leva del volume con una numerazione da 1 a 5 e dare indicazioni di cantare a volume 1 o 2. Giocare con la leva può diventare molto divertente e favorire l’allenamento alla gestione delle dinamiche. La gestione del volume aiuta moltissimo i coristi a comprendere meglio il rapporto ascolto/emissione vocale.

Ci racconti qualcosa di più sulla gestione dell’intensità del suono (forte/piano) e delle dinamiche nel canto amatoriale?

Spesso il/la corista che non ha mai preso lezioni di canto attiva continuamente compensazioni a livello laringeo per andare a gestire il volume, cosa che si traduce dal punto di vista musicale nell’emissione di un suono a volte poco preciso nell’intonazione o d’insufficiente durata, oppure poco efficace nella timbrica. Dal punto di vista funzionale invece le compensazioni laringee non sono d’aiuto al lavoro delle corde vocali, che quindi si affaticano facilmente. Fare formazione in ambito vocale può certamente aiutare a portare benefici nell’uso della voce, rendere il/la corista più consapevole e quindi più a suo agio con il proprio strumento, per vivere al meglio l’esperienza del canto.


Le Coriste per Caso dirette da Laura Rebuttini

Pensiamo ai direttori di coro che non hanno una formazione sulla voce come la tua: come possono aiutare i loro coristi a migliorare le performance vocali?

Le collaborazioni che ho attivato con alcuni cori in questi anni e i laboratori di formazione che organizzo trattano proprio queste tematiche: sono piccoli workshop, seminari d’approfondimento, la cui durata varia (a volte si tratta di piccole serie d’incontri da 2/3 ore ciascuno, a volte workshop più intensivi giornalieri o concentrati in due giornate per esempio, a volte sono appuntamenti a scansione annuale), durante i quali il lavoro che si fa è sempre molto pratico ed esperienziale, così i partecipanti hanno modo di divenire i diretti protagonisti di ciò che poi potranno allenarsi a fare in autonomia. Le tematiche che tratto e su cui ritengo sia importante fornire delle basi di conoscenza ed esperienza riguardano principalmente la respirazione, l’emissione vocale e la risonanza, poiché tendenzialmente non sono elementi che vengono trattati o approfonditi nei cori. Poi mi vengono richiesti anche temi specifici, oppure decido io di creare workshop che affrontano determinati argomenti, perché vedo l’esigenza di trattare il contenuto in maniera più approfondita, al di fuori dei miei incontri con il coro oppure a supporto ulteriore delle mie lezioni individuali con gli allievi di canto.

 

Laura Rebuttini in studio di registrazione (foto di Pietro Fontanesi – Studio Esagono)


Ci racconti qualcuno di questi tuoi progetti, recente o in programma?

Per esempio, nei mesi di giugno e novembre del 2023 ho organizzato alcuni workshop d’improvvisazione vocale circolare (quella che viene definita circle singing), un lavoro molto divertente e interessante sull’improvvisazione vocale, in cui i coristi possono lavorare moltissimo su tanti aspetti legati all’ascolto, all’intonazione, al ritmo (per citarne alcuni); lo scorso gennaio in collaborazione con il batterista Lele Veronesi abbiamo realizzato un workshop legato al timing, al ritmo per i cantanti che ha riscontrato molto interesse. E il prossimo 14 aprile, in collaborazione con Giovanna Corradini (fitness e wellness coach), faremo un workshop di due ore sulla relazione corpo/voce, indirizzato ad esercizi di riscaldamento e allenamento corporeo, per migliorare la performance vocale e musicale e non solo, per capire meglio come gestire le tensioni corporee che si possono presentare per esempio prima di un’esibizione, di un saggio o di un concerto. Mi piace molto questa frase di John Lennon che vorrei fosse un bellissimo augurio per tutti, uno stimolo a “fare cose”, a sperimentare, a studiare, a non fermarsi davanti agli ostacoli, agli imprevisti, alle difficoltà. Più conosciamo, più approfondiamo, più il mondo s’illumina davanti ai nostri occhi e noi con lui.

Non c’è nulla che tu possa fare che non sia possibile fare. Non c’è nulla che tu possa cantare che non sia possibile cantare. John Lennon