In copertina: Il Coro da Camera dell’Emilia-Romagna (foto di Luca Nicoli)

Intervista al maestro Marco Cavazza

Maestro Cavazza, da molti anni la coralità occupa un ruolo centrale nel suo percorso artistico e professionale. Quali sono state le motivazioni profonde che l’hanno portata a scegliere il coro come principale strumento espressivo e umano?

Buongiorno Luca. Grazie innanzitutto per questo bell’invito a parlare di musica e, in particolare, di musica corale. Si avvicinano per me i 40 anni di attività in questo settore e posso affermare di non avere avuto nessuna motivazione profonda. Da adolescente seguivo la musica corale come le piante seguono la luce. Se un coro cantava a un rosario ero lì in chiesa a sorbirmi anche i misteri dolorosi. Poi raggiungevo gli amici al bowling cantando un Tantum ergo in bicicletta. Sono altrettanto sicuro che l’ascolto dal vivo della musica corale di Bach sia stato per me un’esplosione cerebrale. Dopo è stato impossibile tornare a vedere il mondo allo stesso modo. Bach ti cambia le prospettive, le priorità. È semplicemente pazzesco.

Lei affianca all’attività concertistica una significativa esperienza didattica in conservatorio. Quanto il lavoro con gli studenti influenza il suo modo di dirigere e, viceversa, quanto l’esperienza sul podio arricchisce la sua attività di docente?

Cerco di essere coerente. Quando dirigo, quando insegno, nelle più semplici attività quotidiane. Ogni attività influisce sull’altra: si è sempre musicisti. Quando smetti di dirigere non smetti di essere direttore come quando smetti di insegnare non smetti essere insegnante. E ti ritrovi a pensare sempre ai tuoi allievi, ai tuoi coristi, alla musica.

Dopo aver guidato il Coro Regionale dell’Emilia-Romagna, oggi assume la direzione del neonato Coro da Camera dell’Emilia-Romagna. Quale sfida artistica l’ha maggiormente attratta in questo nuovo progetto?

Per fortuna alla mia età non ci sono più sfide: Ho solo voglia di fare bene quello che mi piace con persone che condividono la passione per la musica. Sono sempre stato attratto dai gruppi piccoli. Mi piacerebbe che il nostro coro realizzasse il binomio piccolo = prezioso.

Intanto pensiamo a portare a casa i primi impegni in programma con dei buoni risultati.

Il Coro da Camera della Regione Emilia-Romagna nasce a gennaio 2026 dalla sinergia tra AERCO e Fondazione Rocca dei Bentivoglio di Bazzano (BO), che ci sta appoggiando tantissimo in questa nostra fase di trasformazione bruco/farfalla. Al momento è formato da 20 elementi selezionati a seguito di audizioni.

Con grande soddisfazione il nostro primo concerto si è svolto 3 luglio a Zola Predosa (BO), nell’ambito della 40esima Rassegna “Corti, chiese, cortili”, in cui abbiamo eseguito la Petite Messe Solennelle di Rossini in collaborazione con l’Accademia d’Arte Lirica di Osimo. È una scelta, questa, fortemente voluta: il nostro gruppo esordisce con la “piccola” ma preziosa Messa di Gioachino Rossini, marchigiano di nascita, emiliano-romagnolo di adozione per vicende di vita e gusti culinari. È sicuramente una delle opere più geniali del Cigno di Pesaro e il più nobile dei suoi “Peccati di vecchiaia” e vedrà la partecipazione di Enrico Bernardi al pianoforte e Daniele Proni all’harmonium, strumento principe di questa composizione. L’intento è stato quello di far rivivere la solenne intimità della primigenia versione da camera eseguita a Parigi il 14 marzo 1864.

Ma gli impegni si stanno facendo numerosi anche per l’autunno: invito tutti a seguirci nelle varie date che da novembre in poi ci vedranno impegnati in un nuovo e, spero, interessante programma.

Guardando all’esperienza maturata con il Coro Regionale dell’Emilia-Romagna, quali risultati o momenti considera particolarmente significativi per la sua crescita come direttore?

Il Coro Regionale dell’Emilia-Romagna rappresenta sicuramente uno dei momenti più belli ed emozionanti della mia vita musicale. Ho conosciuto persone piene di entusiasmo e voglia di fare musica. Ringrazio loro e i direttori dei cori in cui cantano abitualmente. Ci siamo davvero divertiti studiando ed eseguendo in pubblico capolavori della musica corale, da W. A. Mozart a Poulenc e collaborando con ensemble strumentali prestigiosi. Sicuramente il grosso limite è stato il potersi vedere solamente una volta al mese: difficile fare un suono coeso. Abbiamo superato il problema facendo un bel numero di prove aggiuntive alle quali tantissimi hanno partecipato. Ho approfittato poi dell’aiuto delle coriste più esperte che mi hanno affiancato nella preparazione delle parti: un gran bel lavoro di squadra. Sono lieto che l’attuale direzione sia stata affidata a Daniele Sconosciuto col quale mi sento spesso e ci si scambia idee: spero presto di riuscire a unirmi ai bassi per una bella rimpatriata.

Il Coro da Camera nasce con l’ambizione di rappresentare un’eccellenza corale regionale. Quali caratteristiche artistiche e sonore vorrebbe che il pubblico riconoscesse come identitarie di questa nuova formazione?

Il Coro da Camera dell’Emilia-Romagna nasce dal desiderio di costituire un gruppo piccolo, snello, modulabile che possa affrontare ampie fette di repertorio la cui esecuzione sarebbe snaturata da un gruppo grande. Parlo soprattutto del periodo rinascimentale o di alcuni brani scritti dal secondo ‘900 ad oggi. Torniamo per un attimo alla Petite Messe: Rossini scrive dichiaratamente per un coro di 12 elementi, solisti compresi. Noi in 20 siamo già troppi… chi esegue questo brano con gruppi di 40 elementi propone semplicemente un falso che va contro ogni coerenza di prassi esecutiva. Poi ogni direttore, per la gioia dei propri coristi, prende decisioni da egli stesso sofferte. La nostra formazione può ambire a cercare di far bene. Ogni altra ambizione di eccellenza non appartiene a me e di riflesso spero non appartenga mai a questo gruppo.

Nel panorama musicale contemporaneo, quale ritiene sia oggi il ruolo della coralità, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni di cantori e musicisti?

Sappiamo quanto, oggi più che mai, sia importante l’attività corale per i giovani e sappiamo quanto lo sarebbe nelle scuole di ogni ordine e grado. Se invece parliamo di produzione musicale contemporanea abbiamo ben chiaro quanto oggi sia notevole in termini qualitativi e quantitativi.

Noi del Coro da Camera ci impegneremo dunque a cercare i nuovi bravi compositori, a volte poco conosciuti, evitando quanto più possibile i brani che strizzano l’occhio a gusti “modaioli”. A grandi linee Robert Schumann scrive: «Tutto ciò che è di moda passa di moda, e se continui a coltivarlo negli anni diventerai un bellimbusto che nessuno tiene in considerazione». Direi che questo basta a evitare una certa parte di compositori contemporanei.

Il Coro da Camera dell’Emilia-Romagna (foto di Luca Nicoli)

Se dovesse immaginare il Coro da Camera dell’Emilia-Romagna tra cinque anni, quali traguardi artistici, collaborazioni o progetti internazionali vorrebbe aver realizzato?

Mi piace la parola “Progetti”. Senza progettualità non si arriva da nessuna parte e su questo aspetto sono sicuro di trovare d’accordo ogni buon direttore. “Traguardi” non ce ne sono… piacerebbe a tutti… magari! Solo tappe. La parola chiave è “Collaborazioni”: collaborazioni con direttori, compositori, conservatori, associazioni culturali. E soprattutto con i nostri cugini: il Coro Regionale, il Coro Giovanile Regionale e la Schola Gregoriana Ecce. Appena saremo pronti facciamo qualcosa insieme!

Non vediamo l’ora!