In copertina: Un workshop corale secondo l’MLT di Gordon a Milano (2026)

L’audiation e la Music Learning Theory di E. E. Gordon nella pratica corale

La musica permane nelle note scritte, ma vive altrove: vive nell’immaginazione sonora e nel movimento, abita il corpo e il respiro. Questo è il cuore della musicalità nonché il punto di partenza delle teorie di apprendimento musicale di Edwin Gordon sviluppate attraverso anni di ricerca e di osservazione, preziosissime per chi è circondato dalla musica e per chi vive il coro, da direttore o da corista. Ciò che fa la differenza tra cantare correttamente e cantare musicalmente è proprio la comprensione corporea della musica e la Music Learning Theory (MLT) di Gordon ci permette di ripensare l’esperienza corale partendo da questo: dal sentire la musica dentro, sentirla nel respiro che prepara, nell’orecchio che immagina e nel silenzio che precede il suono, che è già musica. Questa capacità predittiva e immaginativa, questo pensiero musicale che ci permette di ricordare o prevedere musica, che ce la fa davvero comprendere, Gordon la chiama audiation, definita come “la capacità di sentire e comprendere nella propria mente suoni di musica non ancora o non più fisicamente presenti”.

Edwin E. Gordon, musicista e ricercatore statunitense, è stato Research Professor presso la South Carolina University (USA) e, in Italia, presidente onorario dell’AIGAM (Associazione Italiana Gordon per l’Apprendimento Musicale). Celebre in tutto il mondo nel campo dell’educazione musicale, Gordon ritiene che l’apprendimento della musica si articoli similmente a quello di una lingua, in quanto entrambe hanno una sintassi precisa e veicolano un contenuto emotivo ricco e vario. Proprio per questa affinità strutturale tra apprendimento musicale e linguistico, nonché per l’analogia tra i processi cognitivi impiegati nei due àmbiti, la musica può essere insegnata e trasmessa come un linguaggio. Ognuno di noi parla in maniera corretta, complessa e personale la propria lingua madre, appresa senza sforzo nel corso dei primi anni di vita per essersi pian piano raffinata durante la scolarizzazione. Come mai invece le seconde lingue apprese con la grammatica ci risultano così ostiche e pure dopo anni di studio non riusciamo a parlarle in maniera scorrevole e completamente naturale? Poiché l’unico modo efficace per apprendere una lingua è l’esposizione alla stessa e la competenza linguistica si forma a partire dall’esigenza di comunicare e di relazionarsi emotivamente. Come possiamo allora pretendere di insegnare la musica se non creiamo nei nostri allievi quell’esigenza comunicativa, se non ci relazioniamo musicalmente con loro e se insegniamo a partire dalla teoria e dal solfeggio? Sarebbe come mettere in mano a un neonato un manuale di grammatica e sperare che possa imparare la lingua, pretendere che impari a comunicare spontaneamente, ma sarà in grado al massimo di comporre frasi che rispettano determinate regole, mai di esprimersi in maniera personale e trasmettendo un contenuto emotivo.

A partire dal presupposto scientifico delle sue teorie, Gordon ha sviluppato una metodologia che ne applica i principi. Secondo l’MLT il modo migliore per insegnare la musica ai bambini, a partire dalla nascita, è la semplice esposizione ad essa e perciò la metodologia prevede di “parlare musica” con loro, come faremmo per insegnargli la lingua madre. Lo si può fare tramite canti senza parole brevi ma complessi, tramite pattern ritmici e tonali cantati con comunicatività, tramite l’utilizzo del corpo, impiegando un movimento fluido che non descriva il ritmo ma che piuttosto lo contenga in un flusso continuo e soprattutto tramite l’instaurazione di una relazione autentica con i bambini, diventando per loro compagni di gioco esperti e accoglienti e non insegnanti superiori e assertivi. Tutte le attività che Gordon propone hanno la finalità di sviluppare le competenze di base di audiation dei piccoli allievi nella maniera più completa e spontanea possibile.

Una volta sviluppate queste competenze, si intensifica il lavoro sulla coordinazione tra respiro e movimento e si comincia l’alfabetizzazione musicale seguendo il percorso proposto dalle ASA (Attività Sequenziali di Apprendimento), che accompagnano i bambini nella costruzione di un vocabolario ascoltato e cantato di pattern ritmici e tonali e portandoli solo successivamente alla lettura consapevole e al riconoscere strutture e modelli significativi nella musica scritta, così come nel leggere un libro non decodifichiamo una sequenza di lettere ma comprendiamo parole intere, raggruppate in frasi, che fanno già parte del nostro vocabolario e a cui abbiamo attribuito una determinata connotazione.

Il lavoro con le ASA comincia con pattern basilari cantati ai bambini con la sillaba neutra “bah” (la pronuncia della “b” in lingua inglese è più dolce, avvicinandosi ad una “p”) per poi proporre pattern sempre più complessi e introdurre le sillabe funzionali (sillabe del solfeggio di Gordon per il registro ritmico e sillabe del Do mobile per il registro tonale) così da poter richiedere agli allievi di riconoscere la funzione di un determinato pattern a partire dalle sillabe che lo compongono. Apprese le funzioni dei pattern e associate ad esse determinate sillabe, diviene quasi immediato per gli allievi riconoscere sul pentagramma la ‘forma’ di un pattern tonale o ritmico che fa parte del loro vocabolario e immaginarne la resa sonora: è qui che comincia il percorso di alfabetizzazione vera e propria, sempre tramite il gioco, sempre tramite il gruppo.

L’applicazione del Metodo Gordon in coro

Chiaramente questo tipo di lavoro può essere impiegato in gruppi di adulti, ed è molto funzionale nei cori. Infatti, l’applicazione delle teorie di Gordon in età adulta può aiutare a recuperare alcune competenze di audiation sopite, e aspetti della nostra attitudine musicale che ancora non si sono manifestati e che non si sono ancora espressi nel rendimento musicale. È importante recuperare il rapporto con il proprio corpo e con il proprio respiro così che assieme possano farsi movimento fluido, naturalmente coordinato e funzionale all’apprendimento. Il movimento coordinato ma libero, così come il respiro consapevole ma spontaneo, fanno la differenza per la nostra musicalità ed è fondamentale abituarsi a conservare un contatto costante con corpo e respiro.

Leonardo Ian Vergari e Mariángel Victoria impegnati in un workshop corale secondo l’MLT di Gordon a Milano (2026)

Possiamo stimolare la nostra audiation o quella dei nostri coristi in moltissimi modi, sia con esercizi specifici che mantenendo in generale un certo atteggiamento nel corso delle prove e della nostra esperienza quotidiana. Ad esempio possiamo dedicare i primi minuti della prova ad attività di propriocezione e di attenzione al respiro; si possono fare semplici esercizi di stretching con la mandibola rilassata, ascoltando come si organizza il respiro all’interno di quel movimento; si può stare in piedi e focalizzare l’attenzione in diversi punti del corpo posando le mani sull’addome, sotto le ascelle o vicino alle clavicole e seguendo il respiro nelle diverse aree senza giudizio, lasciandolo entrare e uscire senza tentare di modificarne il ritmo. A questi esercizi si possono aggiungere durante l’espirazione dei vocalizzi liberi con una “m” o con una vocale a piacere, per rafforzare la coordinazione tra movimento, respiro e voce.

Un direttore potrebbe poi lavorare sull’acculturazione musicale dei propri coristi chiedendogli di chiudere gli occhi, radicare i piedi in terra e lasciare il resto del corpo sciolto e disponibile al movimento e a questo punto cantare loro una melodia breve e complessa con sillabe neutre, ripetendola più volte. Potete successivamente chiedergli di camminare per la stanza, di prendersi per mano e girare in cerchio, di svolgere semplici attività di movimento euristico, di esplorazione del suono e del rapporto che esso ha con il nostro corpo. Gli si può assegnare un semplice accompagnamento ritmico o melodico e dopo ulteriori ripetizioni possiamo cominciare ad eseguire il canto omettendo dei frammenti e chiedendo loro di proseguire a mente la musica in quei silenzi, per poi cercare di immaginare tutti insieme il canto intero, in silenzio, attivando al massimo l’audiation.

Dopodiché ci sono le Attività Sequenziali di Apprendimento, applicabili in coro con semplici adattamenti. Nel pratico si tratta di presentare un contesto tonale (maggiore o minore) o ritmico (binario o ternario), per poi cantare al coro dei pattern da due a quattro suoni (per il tonale) e di quattro pulsazioni (per il ritmico); in base all’attività che si sta svolgendo dovranno ripetere il pattern intero o alcuni suoni di esso, riconoscerne la funzione o inventarne uno differente che rispetti gli stessi parametri e possiamo chiedere al coro intero di rispondere così come anche al singolo corista, per poi tornare al gruppo. Riporto di seguito delle attività basilari analoghe a quelle presenti nei due registri, ritmico e tonale, delle ASA. Le seguenti attività possono essere proposte anche in minore (per il tonale) o in ternario (per il ritmico).

Presentare un contesto tonale maggiore, cantare con la sillaba ‘bah’ dei pattern della funzione di tonica o dominante analoghi a quelli presentati e chiedere di rispondere dapprima con solo il primo suono del pattern, dopodiché sempre e comunque con la tonica e solo come terza attività si chiede la ripetizione intera del pattern.

Presentare un contesto tonale maggiore, cantare con le sillabe del Do mobile dei pattern analoghi ai precedenti, spiegare che se sono composti dalle sillabe Do-Mi-Sol, si deve rispondere ‘Tonica’ (intonando il Do), mentre se sono composti dalle sillabe Sol-Si-Re-Fa, si deve rispondere ‘Dominante’ (intonando il Sol). Più avanti si potrà aggiungere la funzione di sottodominante, con le sillabe Fa-La-Do.

Leonardo Ian Vergari e Mariángel Victoria impegnati in un workshop corale secondo l’MLT di Gordon a Milano (2026)

Presentare un contesto ritmico binario, cantare con la sillaba ‘bah’ dei pattern della durata di quattro pulsazioni analoghi a quelli presentati e chiedere di ripetere il pattern.

Ripetere l’attività sopra spiegata e dopo aver fatto svariati pattern e chiesto di ripeterli, farne inventare uno a turno a ogni componente del gruppo e richiedere all’intero gruppo di ripeterlo. Il tutto rimanendo nel tempo e nel metro.

Fig. 1. Esempi di pattern tonali maggiori

Fig. 2. Esempi di pattern ritmici binari

Per concludere, dobbiamo sempre ricordarci di tenere il nostro corpo pronto al movimento, di tenere sveglia la nostra musicalità e attiva la nostra audiation e di costruire e rafforzare quotidianamente il rapporto tra il corpo e il movimento, tra il movimento e il respiro, tra il respiro e la voce. Questa è l’unica strada per essere in costante contatto con la nostra musicalità, per respirare musica, per essere musica. Troppo spesso ci dimentichiamo della bellezza che siamo in grado di realizzare quando siamo completamente e consapevolmente coinvolti nella musica, dell’esempio che possiamo essere per i nostri coristi, per i nostri allievi, per il pubblico se siamo musica, piuttosto che esecutori che la interpretano.

«Non devi insegnare musica ai bambini. Devi essere musica per loro» Edwin E. Gordon

Ascolta l’intervista sul nostro podcast!