In copertina: I Cantori Gregoriani diretti da Fulvio Rampi

Il maestro che ci ha insegnato ad ascoltare la Parola

La scomparsa di Fulvio Rampi lascia un vuoto profondo nel mondo della musica sacra, del canto gregoriano e della coralità italiana. Per AERCO, tuttavia, il suo ricordo si lega in modo particolare a una storia che dura da oltre un decennio: quella della Scuola di Canto Gregoriano, giunta oggi al suo dodicesimo anno di attività e nata anche grazie alla sua lungimiranza, alla sua autorevolezza e alla sua instancabile passione educativa.

Parlare di Fulvio Rampi significa anzitutto ricordare uno dei più importanti studiosi e interpreti del canto gregoriano della sua generazione. Diplomato in Organo e Composizione organistica, conseguì il Magistero e il Dottorato in Musica Sacra presso il Pontificio Istituto Ambrosiano di Musica Sacra di Milano, formandosi sotto la guida di Luigi Agustoni, figura fondamentale nel rinnovamento degli studi gregoriani del secondo Novecento. Di Agustoni sarebbe poi diventato erede e successore, assumendo l’insegnamento di Canto Gregoriano presso il medesimo istituto e contribuendo a diffondere una concezione del gregoriano fondata sul dialogo costante tra ricerca scientifica, esperienza musicale e vita liturgica.

La sua attività didattica si è sviluppata per molti anni anche presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino, dove ha insegnato Prepolifonia. Parallelamente ha svolto un’intensa attività artistica come direttore dei Cantori Gregoriani, ensemble da lui fondato e divenuto nel tempo una delle realtà più autorevoli nel panorama internazionale della musica medievale. A tutto questo si aggiungono una vasta produzione editoriale, conferenze, corsi di formazione e collaborazioni con istituzioni culturali e musicali in Italia e all’estero.

Eppure, chi ha avuto il privilegio di incontrarlo ricorda soprattutto altro. Ricorda la chiarezza delle sue lezioni, la precisione delle sue parole, la capacità quasi naturale di rendere comprensibile ciò che appariva difficile. Ricorda un docente che non utilizzava il sapere come strumento di distinzione, ma come occasione di condivisione. In un ambito specialistico come quello gregoriano, nel quale si intrecciano paleografia, semiologia, filologia, modalità e liturgia, Fulvio Rampi possedeva una qualità rara: sapeva parlare a tutti. Era questa, probabilmente, la sua dote più preziosa. Non soltanto studioso, non soltanto musicista, ma autentico comunicatore.

Le sue lezioni riuscivano a coinvolgere il ricercatore esperto e il semplice corista, il direttore professionista e l’appassionato che si avvicinava per la prima volta a quel repertorio. Ogni argomento trovava una traduzione concreta nell’esperienza del canto; ogni riflessione teorica conduceva all’ascolto; ogni analisi dei segni riportava alla voce e alla parola. Per lui il canto gregoriano non era mai un oggetto archeologico da conservare in una teca. Era una lingua viva.

Dietro il neuma vedeva il gesto vocale. Dietro la melodia vedeva il testo. Dietro la struttura musicale vedeva la forza comunicativa della Parola. Per questo insisteva continuamente sul rapporto tra musica e testo, sulla necessità di comprendere il significato profondo di ciò che si canta, sull’importanza di una vocalità capace di dare vita al messaggio contenuto nelle antiche melodie.

In fondo, tutta la sua attività didattica può essere letta come un invito all’ascolto: ascolto del testo, del suono, della tradizione, del silenzio. Questa straordinaria capacità di trasmettere conoscenza ha trovato una delle sue espressioni più significative proprio all’interno di AERCO. Quando, nel 2014, prese avvio la Scuola di Canto Gregoriano, l’iniziativa rappresentava una scommessa culturale non priva di rischi. In un contesto nel quale il gregoriano veniva spesso percepito come un repertorio per specialisti, si decise di proporre un percorso formativo continuativo rivolto a direttori di coro, insegnanti, cantori e musicisti interessati ad approfondirne la conoscenza. Fulvio Rampi comprese immediatamente la portata di quel progetto.

Ne sostenne la nascita con convinzione, ne accompagnò i primi passi e contribuì in modo decisivo a definirne l’identità. Grazie alla sua presenza, la Scuola trovò fin dall’inizio una linea culturale chiara: rigore scientifico, attenzione alle fonti, centralità dell’esperienza pratica del canto e costante apertura a chiunque desiderasse accostarsi a questo patrimonio musicale.

Molti degli allievi che hanno frequentato la Scuola in questi dodici anni ricordano ancora oggi non soltanto ciò che hanno imparato, ma il modo in cui lo hanno imparato. Ricordano la capacità del Maestro di trasformare una lezione in un percorso di scoperta; di rendere accessibili temi complessi senza semplificarli; di mostrare come dietro ogni segno, ogni formula melodica e ogni scelta interpretativa si celasse una visione coerente della musica e della liturgia. Anche la sua produzione editoriale testimonia questa vocazione pedagogica. Dai manuali dedicati all’introduzione al gregoriano fino ai più recenti studi sulla notazione e sull’interpretazione, ogni pubblicazione nasceva dalla medesima esigenza: offrire strumenti concreti per comprendere un repertorio spesso considerato distante, restituendone invece tutta l’attualità e la ricchezza espressiva.

Fulvio Rampi, La musica è sacra. Note di vita (Parma, Musidora, 2018)

Nel 2024 la Scuola di Canto Gregoriano AERCO ha celebrato il proprio decennale. Oggi, mentre entra nel dodicesimo anno di attività, il cammino prosegue senza la presenza fisica del suo più autorevole maestro. Eppure proprio la vitalità della Scuola rappresenta una delle testimonianze più eloquenti della sua eredità.

Le istituzioni formative sopravvivono quando riescono a trasformare il sapere di una persona in patrimonio condiviso. È ciò che Fulvio Rampi ha saputo fare. Ha lasciato molto più di un insieme di competenze specialistiche: ha lasciato un metodo, uno stile, una visione culturale. Ha insegnato che il rigore non è incompatibile con la chiarezza, che la tradizione non è il culto del passato ma una responsabilità verso il futuro, che la conoscenza trova il proprio compimento soltanto quando viene trasmessa. Per questo il suo insegnamento continua ancora oggi nelle voci dei cantori, nel lavoro dei direttori, nelle attività della Scuola che ha contribuito a far nascere e crescere.

E continua soprattutto in quella particolare attenzione alla relazione tra parola e musica che ha rappresentato il cuore della sua ricerca e della sua esperienza umana.

Molti maestri lasciano libri, registrazioni, articoli o conferenze. I più grandi lasciano uno sguardo. Fulvio Rampi ci ha lasciato il suo: uno sguardo capace di riconoscere nel canto gregoriano non soltanto una straordinaria testimonianza della storia musicale dell’Occidente, ma una forma sempre viva di comunicazione, di cultura e di spiritualità.

È per questo che il suo magistero continuerà ad accompagnare il cammino della Scuola di Canto Gregoriano AERCO e di quanti, grazie a lui, hanno imparato non soltanto a leggere i segni del gregoriano, ma ad ascoltare la Parola che essi custodiscono.

di Luca Buzzavi e Michael Guastalla direttori di coro e compositori