Nel marzo del 2027 si concluderà il mio ultimo mandato come Presidente di AERCO – Accendi la voce. Non è ancora il momento dei saluti, e forse nemmeno quello dei bilanci definitivi, ma sento già il bisogno di guardare al cammino percorso con gratitudine, con lucidità e con quel pizzico di emozione che accompagna ogni passaggio importante.
Quando, nel 2015, assunsi la presidenza, AERCO era una realtà diversa da quella che conosciamo oggi. Aveva una storia significativa, persone generose, competenze preziose e un radicamento importante nel territorio. Ma molte delle prospettive che oggi consideriamo parte naturale della nostra attività erano allora soltanto intuizioni, desideri, possibilità ancora da strutturare. Occorreva consolidare, aprire, immaginare un’associazione capace non solo di rappresentare i cori, ma di offrire loro strumenti concreti di crescita, occasioni di formazione, progettualità, relazioni istituzionali e visibilità culturale.
In questi anni ho dedicato ad AERCO una quantità di tempo che sarebbe impossibile misurare. Lo sanno bene le persone che mi sono state accanto e che hanno condiviso, con pazienza e affetto, serate, fine settimana, viaggi, riunioni, telefonate, documenti, bandi, rendicontazioni, preoccupazioni e decisioni non sempre semplici. Dietro ogni concerto, ogni progetto, ogni iniziativa pubblica esiste infatti una trama meno visibile, fatta di studio, organizzazione, responsabilità amministrativa, rapporti istituzionali, problemi da prevenire e soluzioni da trovare.
Molto di quel tempo è stato sottratto alla mia vita professionale di musicista, ai progetti personali, allo studio, alla scrittura, persino al riposo. Eppure, non me ne sono mai pentito. Ho scelto consapevolmente di donare una parte importante del mio tempo agli altri, di metterlo al servizio della coralità e di una comunità fatta di persone che credono nel canto corale non soltanto come esperienza artistica, ma come forma di educazione civile, di relazione e di ascolto reciproco. Il coro, in fondo, è una delle metafore più potenti della convivenza umana. Insegna che la voce individuale non scompare dentro l’insieme, ma trova un significato più alto quando impara a respirare con le altre. In un’epoca spesso segnata dall’isolamento, dall’affermazione solitaria e dal rumore delle opinioni contrapposte, il canto corale continua a ricordarci che la bellezza nasce dall’equilibrio, dall’attenzione e dalla responsabilità condivisa.
Oggi AERCO ha raggiunto dimensioni e risultati che nel 2015 sarebbero sembrati quasi impensabili. Il bilancio è passato da circa 33.000 euro a una cifra vicina ai 450.000 euro. Ma il dato economico, pur importante, non va letto come un numero fine a sé stesso. Dietro quel numero ci sono fiducia istituzionale, capacità progettuale, formazione, concerti, reti territoriali, occasioni offerte ai cori, ai direttori, ai compositori, ai giovani musicisti e alle comunità locali. Le risorse economiche, nella vita associativa, hanno senso soltanto quando diventano servizio e possibilità concrete.
In questi anni sono nate o si sono consolidate iniziative che oggi rappresentano punti di riferimento nel panorama corale regionale, nazionale e internazionale: il Concorso Corale Nazionale “Giuseppe Savani”, il Romano Gandolfi International Competition for Choral Conductors, Voci nei Chiostri, Corinfesta International Competition for Choral Composition, CantaBO, il Coro Giovanile dell’Emilia-Romagna, il Coro Regionale dell’Emilia-Romagna, la Schola Gregoriana Ecce, FarCoro AERCO Choral Academy, Di Cori un Altro Po, Borghi Incantati e molte altre progettualità.
Accanto a queste iniziative, desidero ricordare anche il lavoro istituzionale, spesso meno appariscente ma decisivo: le convenzioni con la Regione Emilia-Romagna, con il Comune di Parma, con il Conservatorio di Cesena e Rimini, con il Conservatorio di Reggio Emilia e Castelnovo ne’ Monti, con il Conservatorio di Musica di Parma, con il Conservatorio di Musica di Bologna; i progetti del Terzo Settore realizzati in collaborazione con Feniarco; le relazioni costruite con enti pubblici, fondazioni, scuole, amministrazioni e realtà culturali del territorio. Sono passaggi che hanno dato ad AERCO maggiore stabilità, riconoscibilità e capacità di interlocuzione.
Eppure, al di là dei numeri, dei progetti e delle convenzioni, ciò che mi rende davvero orgoglioso è aver contribuito a costruire una casa più grande e più accogliente per i cori dell’Emilia-Romagna. Una casa non perfetta, perché nessuna casa abitata da persone vive lo è mai; ma una casa più solida, più aperta, più capace di accogliere differenze, energie, generazioni, repertori, territori e sensibilità diverse.
Mi piace pensare ad AERCO non come a una semplice struttura organizzativa, ma come a un luogo di appartenenza. Un luogo nel quale un piccolo coro di paese e una formazione di alto livello possano sentirsi parte dello stesso orizzonte; nel quale il canto popolare, la polifonia antica, la musica contemporanea, il repertorio sacro, il coro di voci bianche, il coro giovanile e il coro amatoriale possano trovare ascolto e dignità. Una comunità corale è davvero forte quando non chiede a tutti di somigliarsi, ma offre a ciascuno la possibilità di crescere rimanendo fedele alla propria identità.
Naturalmente nulla di tutto questo sarebbe stato possibile da soli. Nessun presidente, nessun consiglio direttivo, nessun gruppo ristretto può costruire un’associazione viva senza una rete ampia di collaborazioni, fiducia e disponibilità. Il mio pensiero va quindi ai consiglieri, ai collaboratori, ai direttori di coro, ai presidenti delle associazioni, ai cantori, ai docenti, ai compositori, ai volontari, ai funzionari pubblici, agli amministratori e a tutti coloro che hanno creduto che la coralità meritasse tempo, attenzione e investimento.
In questi anni ho imparato anche che guidare un’associazione significa accettare una forma particolare di responsabilità. Le decisioni più delicate non si prendono mai in astratto: arrivano dentro situazioni concrete, con risorse limitate, aspettative diverse, urgenze da affrontare ed equilibri da proteggere. Talvolta si viene capiti subito, talvolta molto più tardi, talvolta forse mai.
Ma fa parte del compito. Chi guida una comunità non può cercare soltanto il consenso del momento; deve provare, per quanto possibile, a tenere lo sguardo un poco più avanti.
Molti amici e colleghi, con affetto, mi chiedono di restare. Alcuni temono che un cambiamento possa mettere a rischio quanto costruito; altri ritengono che la continuità sia necessaria; altri ancora lo fanno per stima personale. A tutti loro va la mia gratitudine più sincera. Considero questa fiducia uno dei riconoscimenti più belli ricevuti in questi anni.
Tuttavia la vita mi ha insegnato una lezione semplice e preziosa: tutti siamo utili, nessuno è indispensabile. Le istituzioni che sopravvivono alle persone sono quelle che hanno davvero saputo crescere. Se un’associazione dipendesse per sempre da una sola figura, vorrebbe dire che quella figura non ha costruito abbastanza. Il compito di chi guida non è occupare uno spazio il più a lungo possibile, ma preparare le condizioni perché altri possano abitarlo, trasformarlo e portarlo più avanti. Il ricambio non è una minaccia: è un segno di salute.
Per questo guardo al futuro di AERCO con serenità. Chi verrà dopo di me troverà un’associazione viva, forte, riconosciuta, ricca di esperienze e di potenzialità. Troverà anche problemi, naturalmente, perché ogni realtà viva ne ha; ma troverà soprattutto una comunità corale straordinaria, capace di generosità, talento, visione e passione. Sono certo che saprà accompagnarla ancora più lontano.
Quando arriverà il momento di passare il testimone, lo farò con gratitudine per ciò che AERCO mi ha dato, per le persone incontrate, per gli amici trovati lungo la strada, per le fatiche che mi hanno reso più consapevole e per le gioie che hanno dato senso a tutto il resto.
Forse è proprio questo il dono più grande che il canto corale continua a offrirci: ricordarci che nessuna voce basta davvero da sola. Una voce può indicare, iniziare, sostenere, persino guidare per un tratto. Ma l’armonia nasce soltanto quando quella voce accetta di far parte di qualcosa di più grande, quando ascolta le altre, quando lascia spazio, quando comprende che la bellezza non è nel prevalere, ma nel risuonare insieme.
AERCO, per me, è stata questo: una grande esperienza di risonanza umana e musicale. Una casa di voci. E le case migliori non appartengono mai a chi le ha costruite o abitate per un tempo: appartengono a chi continuerà a farle vivere.
Andrea Angelini



