Lasciandoci l’anno scorso (nel novembre 2025) e quindi da pochissimo tempo, Giovanni Torre ci consegna nel campo corale un patrimonio di idee, di esperienze, di realizzazioni e di pragmatismo sconosciuti forse ai più, ma raramente riscontrabili per l’eccellenza valoriale dei contenuti espressi.

Nato nel 1938, è noto per aver fondato nel 1973 a Castelfranco Emilia (MO) il Coro “Tomás Luis Da Victoria” che ha diretto fin quando le energie glielo hanno consentito. Il suo profilo professionale coincide e si realizza nell’attività di professore ordinario di Chimica organica presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia (UNIMORE).

Ma è nel campo musicale che Giovanni ha ricoperto un ruolo importante come direttore, interprete, divulgatore e propugnatore attivo dell’associazionismo corale, come testimoniano fra l’altro il suo periodo di presidenza AERCO e gli incarichi svolti in Feniarco, contribuendo assieme ad altri direttori al passaggio nella nostra regione tra AERCIP (Associazione di Cori di Ispirazione Popolare) all’attuale AERCO, aperta a tutti i cori. Nel 2015 ha ricevuto la cittadinanza onoraria e il titolo di “Cavaliere del Volontariato” per il suo impegno nel promuovere la cultura musicale nel territorio modenese e nel 2024 ha ricevuto l’Aes Signatum, il premio che la Città di Castelfranco Emilia riconosce ai cittadini e alle cittadine che si sono prodigati per la propria città.

Per comprendere l’origine del suo stile corale è utile ricordare negli anni ‘60 la sua collaborazione come tenore al Coro Stelutis, che amava chiamare “corale”, tradendo così il suo ascendente di polifonista. Questo connubio fra i valori etici, estetici e musicali trasmessi da Giorgio Vacchi nel campo del canto popolare e la sua profonda inclinazione verso lo stile polifonico gli hanno consentito di maturare un equilibrio nell’affrontare repertori stilisticamente al confine fra vari generi e stili.

Giovanni Torre, Pier Paolo Scattolin e Giorgio Vacchi durante una riunione di AERCO

La prospettiva di un’Associazione basata in Emilia Romagna fin dalla sua nascita sullo sviluppo della ricerca come un cardine aggregante e stimolante alla partecipazione ha condotto Giovanni sia come direttore, che poi come presidente, su un percorso coinvolgente le varie tipologie dei cori iscritti. La sua attività infatti ha avuto un risvolto, oltre che sul piano pragmatico del “far coro”, anche sull’aspetto musicologico, con la pubblicazione – curata da Torre in maniera egregia – dell’opera La Selva di varia ricreatione di Orazio Vecchi (che il compositore pubblicò a Venezia per i tipi di Gardano nel 1590), dando un contributo fondamentale alla diffusione di una delle opere più geniali del XVI secolo; l’edizione moderna uscì nel 2007 per l’editore Mucchi di Modena. Questo lavoro ha stimolato e indotto molti direttori a proseguire ulteriormente lo studio anche delle composizioni di carattere sacro di Orazio Vecchi, approfondendo così, a beneficio della coralità, un repertorio all’epoca quasi sconosciuto. L’approccio e la qualità delle sue trascrizioni nascono dalla approfondita esperienza della prassi vocale sviluppata assieme al Coro “Tomas Luis da Victoria” di Castelfranco Emilia.

Ma per disegnare la personalità complessa di Giovanni, capirne la profondità culturale e di studioso e di conseguenza raggiungere le ragioni del suo approccio alla prassi musicale può essere illuminante rileggere gli articoli che sono apparsi sulla rivista FarCoro. Espressione del suo pensiero musicale sono in particolare due articoli usciti su questa rivista dal titolo Ritmo e coro vivo (FarCoro 1990, n. 2-3 e 1991, n. 1), con un’approfondita analisi del concetto di ritmo nelle sue complesse connessioni intercorrenti tra musica, parola e canto. I suoi interessi musicologici investivano anche i complessi e stimolanti rapporti tra la musica popolare e quella religiosa nel suo sviluppo avvenuto nel corso dei secoli nell’articolo La religiosità delle genti attraverso il canto popolare (FarCoro 2001, n. 2-3), in cui si analizza dettagliatamente (come nel fondamentale articolo a cura di Claudia e Livia Caffagni) la lauda italiana e la sua interpretazione.

Giovanni Torre

Intervenne inoltre con grande fervore nel dibattito sul rapporto fra musica colta e popolare, riassumibile nell’articolo Aspetti e sviluppi del canto popolare (FarCoro 1995, n. 2-3), di cui è importante estrapolare il concetto conclusivo in cui si afferma che nella seconda parte del Novecento il lavoro dei compositori è stato quello di «fare riacquisire alla musica colta i valori musicali (del canto popolare) persi nel tempo e rimasti patrimonio culturale delle classi non dominanti».

Giovanni Torre fu una voce importante nei grandi dibattiti sugli obiettivi della coralità, sul repertorio, sulla formazione e sulla ricerca, un alfiere della partecipazione reale alla vita associativa: in quegli anni infatti ad ogni coro e ai vari direttori era richiesto di apportare un contributo, poco o tanto che fosse, per arricchire la vita associativa attraverso la prassi e soprattutto l’analisi delle aspettative che nascevano dalla coralità di base.

Frontespizio della Selva di varia ricreatione di Orazio Vecchi nell’edizione del 1590

E Giovanni fu riconosciuto interprete generoso ed appassionato di questa dimensione morale della coralità e del suo apporto all’associazionismo italiano.