In copertina: Le “Al Falistre e i Fulminant” dirette da Mara Redeghieri al Parco Canevari di Busana (RE) nel 2012

Intervista a Mara Redeghieri, cantante e direttrice del coro femminile di canti popolari  “Al Falistre e i Fulminant”

“Le Falistre, un coro di carattere!”, mi spiega Mara in un incontro. Un approccio vivo, viscerale e gioiosamente popolare come la ricerca sulla musica tradizionale della montagna dell’Appennino Tosco-Emiliano, che caratterizza in diverse sfaccettature il coro che ora dirige e la carriera di Mara Redeghieri: dalla contaminazione pop/indie/etnorock degli Üstmamò con molti testi nel dialetto di Villa Minozzo (RE), alla interpretazione di canti da osteria, di lavoro o di rivolta nei numerosi progetti solistici, corali, compositivi di Mara. Bello e di ispirazione rivitalizzante vedere un coro che interpreta con spirito di comunità canti popolari, nella giusta fruizione del repertorio: ricordare, comunicare, festeggiare e condividere! Mi colpisce soprattutto la scelta di essere una compagine tutta al femminile, abbattendo barriere e pregiudizi con allegria e disinvoltura.

Mara mi racconta di pranzi con le coriste, di vita insieme, di comunità (con tutte le difficoltà post-pandemia del condividere), di umanità attraverso il canto corale che come filo invisibile le raduna, passa il testimone di una narrazione corale ancora viva e urgente e crea soprattutto preziose occasioni di resilienza.

Innanzitutto, Mara, quale è il significato del vostro nome e come è stato scelto?

“Le Scintille e i Fiammiferi”, ideato da me e Stolo, il felinese DOC Fausto Manfredi, emerito chitarrista del gruppo dalla fondazione. Gli inverni in Appennino, per quanto meravigliosamente romantici ed evocativi, non passano mai, e la neve di maggio stimola la disperata fantasia! La scintilla è simbolo di luce e di speranza, di nuova intuizione… e chi può accenderla meglio di un semplice fiammifero! Il nome suggerito dal nostro dialetto montanaro aiuta a mantenere un saldo legame con le generazioni precedenti ed il loro modo di condividere il canto popolare.

Chi sono le falistre?

30 donne fluide in presenza, provenienti dall’appennino e dalla pianura reggiana; donne che riscoprono la bellezza del ritrovarsi e assieme intonare vecchi canti popolari, echi dalle vecchie sagre, delle osterie e dei giorni di mercato, dei campi coltivati a mano dalle nostre precedenti generazioni. Quattro coriste straniere ora ivi residenti sono originarie dell’Inghilterra, della Germania, della Bosnia Erzegovina, dell’Argentina e rendono onore al livello internazionale del gruppo! Da circa quindici anni assieme abbiamo raccolto qua e là molte adesioni spontanee fino ad arrivare attualmente a 38 partecipanti, in un assecondarsi di adesioni e rinunce. L’età media delle coriste è abbastanza ‘alta’ e quindi siamo sempre gioiose nell’accogliere qualche giovincella interessata a partecipare. Dal vivo variamo da 12 a massimo 25 elementi, mai gli stessi, e questo permette che litigi e vendette siano rari e circoscritti.

Quando siete nate e, soprattutto, con quali intenzioni?

A novembre 2009 nella frazione Pietre Bianche di Felina (Castelnuovo ne’ Monti, in provincia di Reggio Emilia), a casa di Stella Balestrazzi e Mario Zanni, abbiamo provato insieme per circa un anno, cercando di gettare le basi per un semplice repertorio che potesse rappresentarci ed una passione condivisa scaturita dalla innata necessità di cantare a squarciagola senza troppi problemi di intonazione. Il coro corrisponde alla realizzazione del sogno collettivo di far rifiorire la eco del canto popolare, che accompagnava un tempo bevute all’osteria, matrimoni, mercati e sagre di paese. La nostra intenzione è quella di cercare di preservare e trasferire in avanti i modi e le parole del canto tradizionale, come si tramandano le ricette che hanno costruito la nostra esperienza culinaria. Importante per me è la scelta di un coro interamente femminile, visto che le donne sono sempre coloro che rimangono a casa a badare qualcuno qualcuno, e sanno effettivamente prendersi cura, preservare, allevare…

Qualche ricordo delle prime… scintille musicali?

La prima scintilla scocca una sera del giugno 2009 al mitico ristorante La Svolta di Marola (RE): durante una festosa cena di compleanno proviamo ad intonare qualcosa dai canti popolari più conosciuti, ma la memoria ci tradisce e ricordiamo solo poche frasi o qualche sgangherato ritornello.

Mara Redeghieri

Da tempo mi angustiava il problema della perdita della nostra memoria collettiva, comprensiva del fatto di non riuscire più a cantare un testo tutto per intero. Così all’inizio partiamo con un drappello di otto o nove donne, reduci dalla famosa festa di compleanno, molto motivate a continuare a cantare assieme. Decidiamo di farlo una volta alla settimana a casa nostra, a turno, offrendo bevande e qualche stuzzichino, con la fortuna di conoscere già tre musicisti (oltre a Stolo alla chitarra acustica, Nicola Bonacini al contrabbasso, Spipo Manfredi alla chitarra elettrica e in seguito Luisito Igino Campani alla fisarmonica e i chitarristi Dario Guidetti e Marco Bonilauri). Esordiamo. Esordiamo poi alla Locanda degli Asini di Spigone di Vetto (RE) nell’estate 2010… e quando riguardiamo i video di quella serata girati dai nostri amici e parenti ci chiediamo attoniti con quale coraggio abbiamo trovato il modo di perseverare nel nostro intento.

Le “Al Falistre e i Fulminant” dirette da Mara Redeghieri a Carpineti.(RE) (foto di Giuseppe Pierazzi)

 

Quale organico e modalità hai scelto per rendere concreto questo progetto popolare, oltre la compagine canora femminile?

L’organico musicale all’inizio del progetto è stato scelto in base ai semplici strumenti che accompagnavano il canto popolare dal vivo nelle feste del nostro paese. Una chitarra acustica ed una classica (Fausto Manfredi “Stolo”, Dario Guidetti, Marco Bonilauri) per definire tonalità e tempo del brano e la fisarmonica (Luisito Igino Campani), anch’essa strumento tradizionale cardine per l’accompagnamento e l’abbellimento della struttura. A definire le entrate e la permanenza dei musicisti vince soprattutto la passione e la stima che si prova gli uni nei confronti degli altri, il legame e la simpatia che scaturiscono da un interesse condiviso. Abbiamo anche avuto per un periodo il contributo del contrabbasso che richiama al dovere ritmico tutta la squadra: speriamo di poterlo riavere in organico, è uno degli strumenti che io personalmente trovo adorabili per la sua forma e tipo di suono! Ho scelto il repertorio e le modalità del canto popolare non solo per preservarlo e diffonderlo nuovamente, anche perché possiede una forma semplice e ripetitiva, non prevede quindi preclusioni a chi vuole entrare a provare. È anche l’unica modalità che mi posso permettere non avendo alcuna formazione di studi di conservatorio. La collaborazione dei musicisti parte fin dall’inizio della revisione e stesura di un brano, per decidere la tonalità ed il tempo dell’incedere. In alcuni casi interveniamo anche sulla struttura dei brani ma sempre tenendo ferma e rispettando la melodia del canto principale. “A orecchio” costruiamo poi una tonalità adatta alle voci femminili più gravi, ripercorrendo a grandi linee lo schema del canto popolare tradizionale. In questo modo ho suddiviso la formazione corale in due sezioni che chiamo alti e contralti, per il loro pitch.

Le “Al Falistre e i Fulminant” dirette da Mara Redeghieri all’isolato San Rocco di Reggio Emilia (foto di Giuseppe Pierazzi)

Quale è il vostro repertorio? Mi incuriosisce sapere anche come avviene la scelta delle canzoni, come riesci a reperire il materiale… ovviamente ci chiediamo anche quali brani siano i vostri preferiti o comunque che vi rappresentino maggiormente!

La stesura iniziale del repertorio è partita dalle strofe che cantavo da piccola con mia madre, da frammenti di testi reperiti dal resto gruppo e dalle nostre personali memorie condivise. Ad ogni concerto live arrivano sistematicamente contributi dagli anziani del luogo e testimonianze e suggerimenti del pubblico presente. Anche le scuole elementari e medie del nostro territorio costituiscono una fonte preziosa di raccolta di materiale, attraverso gli anni di ricerca compiuti da insegnanti e da studenti, e le piccole biblioteche di paese ospitano sempre un’area dedicata alla cultura locale. I canti raccolti appartengono soprattutto al vasto e ben conosciuto repertorio del Nord Italia. Ma come fiore all’occhiello della nostra provenienza ed appartenenza presentiamo una decina di canti nel dialetto dei paesi del nostro Appennino, stornelli e befane cantate per la vigilia dell’Epifania: questi sono i nostri gioielli.

Al momento possediamo un repertorio di circa 80 canzoni, tra le quali: Le la dis, Addio Succiso, Il figlio di Spina, Cus’hà mangià la Sposa, La Tugna e Tugnett, Martino e Marianna, Mattina di maggio, Addio Marmoreto, Partii sperando di trovar la mia fortuna (canti popolari dell’Appennino Reggiano). Poi: O mia Rosina, Pellegrin che vien da Roma, Quelle stradelle, Dai Tognet, Il cacciatore nel bosco, Sveglia molinaio, Ermelinda, Tre sorelle, La bella la va’ al fosso, La bella campagnola, Picchia picchia la porticella, La Marcellina, La Barbera, È arrivato l’ambasciatore, La bella Gigogin (canti dell’osteria). Canti delle mondine: Sebben che siamo donne, Quando saremo a Reggio Emilia, Sciur padrun, Son la mondina son la sfruttata, Senti le rane che cantano, Addio morettino…

Dal repertotio di canti di migrazione e di lavoro: Mamma mia dammi cento lire, Miniera, Gli Scariolanti, La Ligera, Sento il fischio del vapore, La leggera.

Le “Al Falistre e i Fulminant” dirette da Mara Redeghieri al Teatro Cavallerizza di Reggio Emilia

Come avvengono le vostre performance? Quali luoghi ed esperienze vi rappresentano di più?

Prediligiamo luoghi semplici e legati al nostro territorio, piazzette di piccoli borghi durante le sagre estive, osterie e posti pubblici; ultimamente molto apprezzato, anche un piccolo tour nei bar della nostra area. A teatro siamo solite accompagnare il live a lettura di testi poetici e letteratura popolare di nostri autori locali. Le case di riposo sono un altro luogo dove il repertorio del coro è particolarmente amato dagli ospiti che spesso cantano con noi, riconoscendo le canzoni che hanno accompagnato la loro giovinezza. Ho poi intrapreso inoltre da sei anni a questa parte la collaborazione con strutture dedicate a ragazzi disabili. Propongo un laboratorio settimanale di due ore, durante il quale introduco semplici tecniche di riscaldamento sia corporeo che vocale ed una carrellata di canti popolari dei più idonei e semplici, offrendo poi una esibizione pubblica dei ragazzi coinvolti assieme al coro ufficiale. Abbiamo così collaborato con la Cooperativa “Lo Stradello” di Scandiano (2016-2019) con un laboratorio di canto popolare dedicato a ospiti della struttura, con la Cooperativa “Il Ginepro” di Castelnovo ne’ Monti (2021-2024) in un laboratorio di canto popolare per ragazzi; come “coro della memoria” allargato abbiamo operato alla Casa Protetta “Oasi San Francesco di Cereggio” (Ramiseto) e alla Casa protetta “Villa Maria” (Casina), con appuntamenti di canto corale e partecipativo ricorrenti, per allietare l’atmosfera e rafforzare la memoria.


Mara Redeghieri a Carpineti (RE)
(foto di Giuseppe Pierazzi)

Dare stabilità a questo progetto di musica popolare anche come aiuto sociale è una sorta di musicoterapia per tutti coloro che ne fruiscono. Puoi raccontarci le ricadute positive su di te come direttrice, sulle tue coriste e sui partecipanti delle cooperative e case protette rispetto alle loro problematiche quotidiane?

Insegnare canto a ragazzi diversamente abili vuol dire fare conoscenza con le loro splendide diverse abilità! Il canto per loro rappresenta una modalità positiva di stare dentro al mondo, lo apprezzano molto e si dilettano nell’immaginare parole, situazioni… Nel tempo ho anche cercato di intrecciare gestualità e parola: una specie di coro in movimento che interpreta anche fisicamente l’incedere della trama del brano. L’incontro tra le due corali è sempre benemerito e commovente, difficile pensare ad un altro modo di riunire mondi così lontani eppure appartenenti allo stesso paese. I laboratori proposti all’interno delle cooperative sono dal mio punto di vista una grande salvifica risorsa anche per gli operatori, che nella stretta collaborazione acquistano esperienza nel trasferire un sapere nuovo. Il mondo e le situazioni riguardanti le persone considerate ‘normodotate’ è molto distante e scollegato da realtà che non prevedano le sue regole, ed è quindi doveroso da parte nostra aprire spiragli di comunicazione e di abbracci condivisi.

Le “Al Falistre e i Fulminant” dirette da Mara Redeghieri al Teatro Bismantova di Castelnovo ne’ Monti (RE). (foto di Benedetto Valdesalici)

 

Quali nuove sfide e propositi per il futuro? Cosa speri de regalare alle tue coriste e anche ai giovani che potrebbero prendere il testimone di questi canti o di questo modo di cantare?

Siamo attualmente impegnate nell’approfondimento di alcune canzoni dello splendido repertorio di Renato Carosone, che mi ha aiutata negli anni della pandemia a sconfiggere la paura e depressione. Prediligiamo feste e momenti di incontro e di scambio culturale enogastronomico con chiunque abbia la curiosità di fare nostra conoscenza. Ameremmo inoltre incontrare le comunità di stranieri residenti tramite le loro e le nostre tradizioni canore condivise.

Il futuro del coro me lo auguro tra le mani e le corde vocali di nuove generazioni di coriste e di musicisti chiamati a tramandare questa semplice tradizione cantata: difficile capire come e in che modo riuscire ad essere efficaci nel farlo. Sarei molto felice di potere avere insegnanti di canto popolare nelle scuole e di costruire anche lì piccole “isole di memoria locale”; avere inoltre laboratori dentro le case protette, costruiti su misura da studenti che si applicano al canto. Le vecchie generazioni hanno disperato bisogno di comunicare con le nuove e nel nostro attuale mondo purtroppo tale scambio è quasi neutralizzato.

Le “Al Falistre e i Fulminant” dirette da Mara Redeghieri al Parco Tegge di Felina (FE)
(foto di Benedetto Valdesalici)

Il canto, la musica e la danza – assieme al cibo – rappresentano per noi un canale preferenziale di incontro e di condivisione: con il mondo antico che ci precede e col futuro futuro di cui siamo responsabili e che che vorremmo ci aspettasse tutti assieme.

 

Mara Redeghieri

Mara Redeghieri ha esordito nel 1990 come leader e voce degli Üstmamò, band con la quale ha iniziato e sviluppato un percorso artistico e musicale di ricerca linguistica sul dialetto e la letteratura appenninica. La band fu prodotta da Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni, i due leader fondatori dei CCCP, che con l’etichetta “Dischi del mulo” hanno guidato gran parte della musica italiana ‘alternativa’ negli anni Novanta.
Con gli Üstmamò Mara compone e canta cinque eclettici album di gusto etno-pop (Üstmamò – 1991, Virgin Dischi; Üstmamò – 1993, Virgin Dischi; Ust – 1996, Virgin Dischi; Stard’Ust – 1998, Virgin Dischi; Tutto Bene – 2001, Virgin Dischi) che hanno procurato alla band numerosi consensi di pubblico e di critica. Gli album ottengono posti di tutto rispetto nelle classifiche discografiche e gli Üstmamò divengono un piccolo manifesto italiano della musica indie del periodo. Nel 1995 gli Üstmamò si esibiscono come opening act per il tour italiano di David Bowie.
Nel 1994 con Gianna Nannini alla scrittura dell’album Dispetto nel quale è contenuto il celebre brano Meravigliosa creatura, composto a quattro mani con l’artista. Nel 2000, in collaborazione col musicista e compositore Theo Teardo, in occasione del film Denti di Gabriele Salvatores, scrive Word Back che accompagna i titoli di coda. Per l’occasione della Festa della Liberazione del 2008 insieme allo scrittore Giuseppe Caliceti partecipa al progetto/performance Fratelli Compagni Remix. Nello stesso anno progetta lo spettacolo Crepacuore nel quale canta brani d’amore d’altri tempi accompagnata dal gruppo di musica popolare Concerto a fiato l’Usignolo. Durante il 2009 ha iniziato un progetto di approfondimento sui canti e le poesie dell’Appennino emiliano con l’accompagnamento di Nicola Bonacini al contrabbasso. Nello stesso anno fonda il Coro di canti popolari e musica “Al Falistre e Fulminant” con l’intento di
preservare il patrimonio orale cantato della sua terra ai tempi dei bisnonni e trisavoli. Nel 2010 avviene la stesura di Lodestar, un testo ninna nanna per l’album “Proxima” di Anna Oxa. E sempre nel 2010 con Dio Valzer, progetto culturale di Benedetto Valdesalici per il Circolo Culturale Enrico Zambonini, raccoglie interpretandole testi e le musiche del repertorio anarchico. In tel Fade, un documentario sull’Appennino Reggiano diretto da Elisa Mereghetti e Marco Mensa e prodotto da Ethos, nel 2010 vede Mara testimonial nelle presentazioni al pubblico dell’opera.
Il progetto di approfondimento dei canti popolari dell’Appennino reggiano, iniziato nel 2009, nel dicembre 2011 confluisce nel documentario Al Cusna (prodotto da Ethnos con il contributo della Emilia Romagna Film Commission) al quale è seguita l’attività live del concerto Al Cusna – le Radici del Canto, la Memoria del Cuore (proiezione del documentario più concerto). Questo progetto ha visto Mara nel 2011 vincitrice del premio “Imola in Musica”.
Nel 2015 con la nuova raccolta Attanadara (che nel dialetto di Villa Minozzo significa ‘Te ne accorgerai’) si completa il progetto Dio Valzer, con una selezione di brani che ripercorrono i classici della tradizione canora di lotta e di rivolta contro il potere e le ingiustizie sociali. Da questo percorso approfondimento viene tratto lo spettacolo di teatro-canzone Il Galeone: ribellarsi è giusto, che vede Diego Rosa ideatore e lettore live del concept sulla storia dei testi rivoluzionari proposti.
Nel 2016 Mara riscopre la passione per un pop raffinato ed elegante e scrive le canzoni per un nuovo progetto discografico di inediti Recidiva, nel maggio 2017. L’album prende vita anche grazie al fortunato incontro artistico con un produttore d’eccezione: Stefano Melone, musicista, arrangiatore e produttore di Ivano Fossati, Fabrizio e Cristiano De André, Tosca, Edoardo Bennato, Fiorella Mannoia, Samuele Bersani. I musicisti e compositori: Nicola Bonacini, Lorenzo Valdesalici, Mauro Basilio, Tiziano Bianchi, Davide Mazzoli. L’etichetta per cui esce è la bolognese Lullabit di Arturo Bertusi.
Nel 2019 esce Recidiva+ una riedizione dell’album del 2017, in cui diversi artisti incontrati o particolarmente stimati, affiancano Mara nella rivisitazione dei brani dell’album: Gianna Nannini, Antonella Ruggero, Orietta Berti, Rachele Bastrenghi, Luca Carboni, Mauro Ermanno Giovanardi. Remixes di Raiz e P. P. Polcari, Beatrice Antolini, Lele Battista.
Dal 2019 assieme a Nicola Bonacini (contrabbasso) e Lorenzo Valdesalici (chitarre) assembla il Trio Live “Futura Umanità”, un affresco di canti e letture che riassumono gli ultimi dieci anni di approfondimenti di canti anarchici e di rivoluzione, in una scaletta che comprende anche diversi testi composti dall’artista dedicati alle disuguaglianze ed ai tormenti dei più fragili ed emarginati dalla nostra disastrosa politica economica occidentale.
2023: in collaborazione alla fotografa Alessandra Calò Rogazioni Silvestri: Erbario Mistico d’Appennino, progetto nato grazie alla residenza artistica svolta da Alessandra in Appennino nel comune di Casina. Le “Rogazioni”, in tempi antichi invocazioni pagane dedicate alla Madre Terra per garantire fecondità e tempo clemente, divengono una mostra ed una pubblicazione di fotografie di piante endemiche del luogo associate ad una rivisitazione letteraria contemporanea di tale pratica.