“Nessuno sa qual è il massimo che può raggiungere.” Arturo Toscanini
In copertina: Coro Regionale dell’Emilia-Romagna in concerto con la Filarmonica Arturo Toscanini
30 maggio 2025, Parma.
Il Coro Regionale dell’Emilia Romagna arriva nel tardo pomeriggio davanti alla Chiesa di San Giovanni Evangelista; l’aquila del Santo troneggia sulla facciata seicentesca e, abbassato lo sguardo, i furgoni de La Toscanini, novelli Dioscuri, sono a darci il benvenuto, la nostra ultima immagine prima di entrare in chiesa.
Per quanto possa sembrare banale sono proprio questi furgoni a darci la prima grande emozione, a ricordarci la potente macchina organizzativa che è La Toscanini, a riportarci alla mente il primo incontro presso la magnifica sede della Fondazione al Parco della Musica di Parma. In quell’occasione, nel dicembre dello scorso anno, ci veniva concessa la possibilità di esibirci con uno dei gruppi strumentali più prestigiosi in Italia, un fiore all’occhiello per la città di Parma e per l’intera Regione.
A 50 anni dalla nascita è l’Orchestra Toscanini a farci un grande regalo!
Il Coro, da allora, forse non si è mai ben reso conto di che cosa si stava muovendo. L’ingresso in chiesa è da brividi: luci, altare, tutto preparato nei minimi dettagli, perfettamente organizzato perché alla fine ogni cosa scompaia e resti solo la Musica a riempire mente e anima dei presenti.
Cinque mesi per perfezionare il programma. Possono sembrare molti ma per un coro di amatori (come, del resto, per chiunque altro esecutore assennato) il tempo necessario a perfezionare un brano non è mai sufficiente. A maggior ragione vista la grandezza e la complessità dei brani che ci venivano richiesti.
Punto centrale della serata il Requiem di John Rutter. La scelta fatta mesi prima è sembrata quanto mai tristemente attuale e opportuna in quest’occasione. La drammaticità del momento storico in cui ci troviamo, impotenti spettatori di atrocità indicibili, imporrebbe a ciascuno di noi un gesto, una presa di posizione, un impegno. Il privilegio di poterci esprimere con la musica ci obbliga a dedicare intimamente un pensiero, una preghiera e soprattutto il nostro canto ai tanti che oggi soffrono la violenza e la prepotenza di pochi.
Il Maestro Rutter, che più volte è venuto in Italia e ci ha dedicato giornate di studio, ha sempre detto che il suo non è un Requiem di/sperato ma di speranza. Noi ricordiamo sempre le sue indicazioni e le teniamo ben presenti fin dal primo colpo di timpano.
Un’opera così significativa non poteva che essere incorniciata da due tra i più grandi capolavori mozartiani: il raffinatissimo Exsultate, jubilate K 165 per soprano e orchestra e i sontuosi Vesperae solemnes de Confessore K 339.
Brani così diversi hanno richiesto una grande attenzione nella ricerca di un suono che potesse essere quanto più “il suono giusto” per due autori così lontani nel tempo. La Toscanini è stata impeccabile nell’accompagnarci in questo lavoro: esemplare in Mozart la brillantezza ed eleganza del fraseggio che immediatamente diventa corposo e avvolgente in Rutter. Ogni Professore andrebbe ringraziato per l’impegno, la professionalità e la pazienza dimostrati nei giorni precedenti il concerto.
Non posso tralasciare pubblici ringraziamenti alla spalla, M° Giulio Plotino, all’organista, M° Enrico Bernardi e a coloro che hanno reso intensi ed emozionanti gli interventi solistici nel Requiem di J. Rutter, il M° Pietro Nappi al violoncello e il M° Gian Piero Fortini all’oboe.
A coronamento della serata lo straordinario contributo vocale dei solisti, Luiza Willert soprano, Maria Chiara Gallo mezzosoprano, Luca Cervoni tenore, Matteo Bellotto basso. Piuttosto riduttivo parlare di “contributo vocale” per Luiza Willert, vera e propria protagonista in tutti i brani di alcuni momenti di grandissima emozione. Mozart avrebbe gioito del suo Exsultate, jubilate.
Comincia il concerto, l’orchestra accorda, entra il coro, alziamo per un attimo lo sguardo alla splendida cupola del Correggio a 500 anni dalla sua realizzazione.
Cantiamo.





