in copertina: Qingdao sull’oceano
Siamo partiti sotto un temporale che complicava ogni operazione di carico dei bagagli. Sembrava impossibile immaginare che, dopo 3 ore di bus, attese infinite in aeroporto e 12 ore di volo, saremmo davvero arrivati in Cina. Un’avventura difficilmente immaginabile per un coro associativo a voci bianche. Abbiamo alle spalle tanti viaggi, concorsi, concerti… ma mai un’esperienza simile all’estero con le voci bianche.
E questa volta non si trattava di una semplice trasferta: 14 giorni in tour, attraversando mezza Cina tra speed train, aerei, alberghi, ristoranti e – soprattutto – teatri sontuosi. Un’esperienza incredibile per coriste così giovani (le più piccole frequentano la scuola primaria), proiettate in un ritmo da tournée, in un Paese lontano, affascinante, ricco di contrasti e molto diverso dal nostro.
Pechino, Qingdao, Nanchang, Dalian, Fuzhou, Changchun e di nuovo Pechino per il rientro: abbiamo davvero attraversato la costa orientale in lungo e in largo! Un viaggio dal valore inestimabile, soprattutto dal punto di vista umano. Visitare la Cina non da turisti, ma come coro, esibendoci in prestigiosi teatri, spostandoci tra stazioni e aeroporti sconfinati, confrontandoci ogni giorno con cibi, abitudini e persone così lontane dal nostro quotidiano ha cambiato qualcosa in noi: il gruppo è partito in un modo… ed è tornato trasformato. In meglio!
Dal punto di vista musicale, l’esperienza è stata intensa e gratificante anche per me, direttore del coro, e Ilaria Cavalca, la nostra pianista accompagnatrice, per quanto già abituati a eventi internazionali, ma per le 25 coriste è stato un vero tuffo nel mondo professionale dello spettacolo: ogni volta che uscivamo dagli attrezzatissimi camerini e salivamo sul palco dal backstage la meraviglia ci travolgeva. Teatri da 900 a 1200 posti, architetture moderne o ispirate a quelle tradizionali, materiali pregiati, strumenti di altissimo livello (solo Steinway & Sons e organi monumentali), personale tecnico disponibile e preciso. Tra tutti, il Dalian Grand Theatre e il Qingdao Grand Theatre ci hanno lasciato un ricordo indelebile, per bellezza e acustica.
Abbiamo proposto al pubblico cinese un programma di 26 brani divisi in due parti, con un intervallo di 15 minuti. La prima parte, “Music from the World”, raccoglieva 14 brani da tutti i continenti (esclusa l’Asia), in un repertorio vario che spaziava dal colto al popolare, con qualche movimento scenico. La seconda parte, “A Taste of Italy”, era tutta dedicata alla lingua italiana: dal Medioevo ad arrangiamenti di De André ed Elisa, passando per Verdi e Puccini. Molto apprezzati i brani lirici (con una digressione da Puccini a Mo Li Hua), così come le composizioni di autori italiani contemporanei come Andrea Basevi, Manolo Da Rold, Giorgio Susana.
Il pubblico cinese è molto partecipe e ama essere coinvolto. In un brano era prevista proprio la partecipazione attiva degli spettatori: sentirli cantare con noi è stato emozionante, e insegnare loro la melodia dal palco è stata un’esperienza viva e gratificante per il direttore. Abbiamo incontrato ovunque centinaia di persone sorridenti, aperte, curiose verso culture e spettacoli per loro inconsueti. L’ultimo concerto si è tenuto all’aperto, nel distretto della cultura di Changchun, su un palco allestito davanti al museo delle tradizioni: di fronte a noi un parco pieno di gente e telefoni alzati a riprenderci.
I cinesi sono molto curiosi verso gli occidentali (in alcune città non se ne vedono quasi). Siamo stati spesso fermati per foto, video, autografi. A Changchun, a fine soundcheck, un ragazzo si è avvicinato dicendo:
(“Vi seguo da quando siete arrivati in Cina. Non vedevo l’ora di ascoltarvi nella mia città”).
Un progetto così ambizioso, per una semplice associazione corale, è un vero traguardo. Un anno di preparazione, centinaia di ore di lavoro, il coinvolgimento di tutti i soci. Dopo l’invito ufficiale – con il supporto dell’equivalente cinese del Ministero della Cultura – sono seguiti mesi di contatti e burocrazia. E alla fine… ce l’abbiamo fatta.
Come si dice ‘a consuntivo’, ci voleva coraggio per portare 25 bambine e ragazze dall’altra parte del mondo. Ma tutti, dal primo all’ultimo, hanno detto: “Lo rifaremmo subito”. E forse… lo rifaremo. Guardare negli occhi le ragazze in palco, scambiarci uno sguardo e sussurrare “siamo in Cina”, rivederci in ogni foto, ogni video: tutto questo ripaga ogni sforzo. Un traguardo che diventa linfa vitale per la musica corale giovanile, uno stimolo importante per tutti i ragazzi che fanno parte di un coro: insieme si possono realizzare grandi cose, partendo da piccoli passi e lavorando ogni giorno.
Il Coro Le Allegre Note è stato valorizzato al pianoforte da Ilaria Cavalca e al flauto da Alice Foschi. Il progetto si è avvalso della preziosa collaborazione e del tutoraggio di Silvia Colombini.














