Intervista a Elisa Dal Corso, direttrice di coro, cantante, attrice
Gentile Elisa, innanzitutto piacere di conoscerti e complimenti per il tuo incarico come nuova direttrice del Coro Giovanile dell’Emilia-Romagna. Ti va di raccontarci quali sono state le motivazioni che ti hanno portato a partecipare al bando dell’AERCO per questo prestigioso incarico?
Ciao Michele, piacere mio e grazie! Mi sono laureata lo scorso 28 febbraio in Direzione di coro e Composizione corale con lode e menzione d’onore, e ho letto che il bando sarebbe stato aperto anche a chi avrebbe conseguito la laurea entro la sessione invernale del 2026, quindi ci sono rientrata per un soffio! Mi piace moltissimo lavorare con i giovani, inoltre nel bando era chiesto di coniugare l’aspetto artistico con quello didattico, che è qualcosa che mi rappresenta molto (la mia stessa tesi, sul Metodo Goitre, è per metà sulla direzione e per metà sulla didattica musicale). Inoltre da settembre 2025 insegno all’Accademia per direttori di AERCO, e mi sono trovata da subito molto bene, per cui avevo voglia di continuare a collaborare con l’Associazione corale della mia regione. Infine il canto e la direzione sono il mio primo e unico lavoro, per cui quando c’è la possibilità di continuare a fare questo mestiere in un nuovo progetto cerco di coglierla: so che è un grandissimo privilegio vivere solo di musica!
Puoi dirci qualcosa di più sulla tua formazione musicale e cosa ti ha portato a fare la direttrice di coro nella vita?
Sì, certo. La direzione è entrata relativamente recentemente nella mia vita. Nasco corista, sono cresciuta nelle Voci bianche e poi Giovanili del Coro Farnesiano di Piacenza diretto dal M° Pigazzini e fondato dal M° Goitre. Poi mi sono dedicata al mio desiderio di fare la cantante: non ho mai saputo fermarmi in un genere musicale solo, e infatti nella mia formazione ho fatto un continuo slalom tra canto lirico, musica antica, musical, jazz, pop, soul… Tanti percorsi di studio di canto non li ho finiti, ma due sì: mi sono laureata con lode in Canto lirico al Conservatorio Verdi di Milano (durante il quale sono andata in Erasmus negli Stati Uniti, esperienza estremamente istruttiva, dove ho approfondito il musical e il jazz) e mi sono diplomata presso la SDM – la Scuola di Musical di Milano, un’accademia biennale di altissimo livello progettata per “sfornare” performer di musical preparati e allenati. Il mio sogno è stato per tanti anni quello di calcare i palchi del musical, quell’arte che più di tutte coniuga canto, teatro e danza: dopo l’Accademia di Musical ho iniziato a lavorare in diverse produzioni teatrali professionali di musical del panorama italiano, in alcune come cantante-attrice sul palco, ma in diverse altre come ‘direttrice musicale’ o ‘direttrice vocale’ (quella figura che prepara i cantanti e i cori fino al debutto): questo è stato un primo aspetto che mi ha avvicinato alla direzione. Devo anche riconoscere che nella mia famiglia si è sempre respirata aria di coralità: mio papà ha diretto per tanti anni un piccolo coro a Piacenza e comunque a casa, anche con le mie sorelle, abbiamo sempre cantato in coro. Ma solo tre anni fa ho ricevuto il primo incarico come direttrice di un coro stabile, il Coro della Cattedrale di Piacenza (o come si chiamava un tempo: schola cantorum). Infine, tramite colui che è poi diventato mio marito, ho frequentato la Scuola per Direttori di Coro di CLAss-Liguriacanta fondata dalla M° Paraninfo: il maestro di direzione di questa scuola è Fabio Lombardo, il quale mi ha folgorata. Due anni fa ho deciso quindi di re-iscrivermi in Conservatorio per studiare con lui Direzione di coro e Composizione corale. Nel frattempo i cori da dirigere per me si sono moltiplicati e soprattutto sono arrivati i Piccoli Cantori di Torino! Quindi ora mi trovo a dirigere per il 70% del tempo e a cantare per il restante 30%, l’opposto di prima: e questo non mi dispiace affatto!
Quali emozioni prevalgono in te, in questi giorni che precedono le prime prove col coro?
Determinazione, adrenalina, voglia di far bene, amore per la musica che ho scelto. Non nascondo anche un po’ di timore: tra i coristi ci sono ragazzi della mia età, alcuni di questi studenti di direzione, per cui un confronto tra pari sussisterà. L’importante è remare tutti nella stessa direzione dentro a un clima di dialogo, ma non ho dubbi che sarà così.
Elisa Dal Corso in un momento di direzione e alla guida del Coro della Cattedrale di Piacenza
Avete già dei concerti in programma?
Sì, il 10 maggio all’Abbazia di Pomposa (FE), il 21 giugno a Montecchio Emilia (RE) a e il 4 agosto ad Aquileia (UD).
Sono previste periodicamente delle audizioni, per far entrare nuove voci nel gruppo? Che profilo dovrebbe avere, secondo te, chi si candida a entrare? E quali sono i motivi per cui ti sentiresti di consigliare l’esperienza del Coro Giovanile dell’Emilia-Romagna?
Sì, le audizioni sono sempre aperte, e questo è un buon periodo per candidarsi. I requisiti minimi devono essere: disponibilità nei giorni di prova, aver già fatto parte o far parte di un’esperienza corale, avere dimestichezza con la lettura dello spartito, anche con l’utilizzo di qualche audio-guida e… voglia di far gruppo e fare bella musica insieme! Nei cori regionali si possono conoscere nuovi musicisti provenienti da altre realtà musicali, confrontarsi e aprire le proprie prospettive, conoscere nuovi repertori e nuovi modi di fare coro, e quindi portare le cose belle nella propria realtà locale.
Elisa Dal Corso in un momento di direzione e alla guida del Coro della Cattedrale di Piacenza
Su quale repertorio ti piacerebbe lavorare nell’arco del tuo mandato? Puoi darci già qualche anticipazione?
Sicuramente musica antica, che è ‘come il latino’ (severo ma salutare) e musica contemporanea classica. Poi però vorrei inserire in repertorio diversi brani tratti dalla musica popolare o di derivazione folk (dagli Joik lapponi alla musica africana, a canti popolari italiani…), ovviamente prestando attenzione al fatto che gli arrangiamenti siano di qualità. Questo permetterebbe anche di esplorare una vocalità diversa. Infine, vorrei dare spazio a nuove composizioni di giovani autori italiani e locali: ho già pronta un’Ave Maria del cremonese Lorenzo Geroldi, e altri lavori che meritano di venire alla luce.
Dal punto di vista della relazione, e degli aspetti didattico – pedagogici, che competenze pensi che sarà importante mettere in gioco in questa esperienza?
L’ascolto è il primo aspetto su cui voglio lavorare, tra le singole persone e tra le sezioni. Il secondo è l’equilibrio. Poi la ricerca di un’uniformità di suono. E poi vorrei che ognuno nel coro fosse sempre molto consapevole delle relazioni intervallari e armoniche tra la sua parte e quella degli altri: per questo lavoreremo molto sull’ear training polifonico, anche attraverso giochi musicali preparatori come la lettura chironomica goitriana (diversa e più avanzata di quella kodàlyana).
Elisa Dal Corso al lavoro durante il Festival di primavera organizzato da Feniarco, Montecatini (PT)
Credi che il fatto di avere una età simile a quella delle coriste e dei coristi del Coro Giovanile regionale potrà essere di ostacolo, dal punto di vista relazionale, relativamente quindi al tuo ruolo, oppure, al contrario, potrebbe invece facilitare la comunicazione e l’empatia tra te e loro?
Grazie per… aver appena aumentato la mia ansia! È un’arma a doppio taglio: può essere una cosa e l’altra. Dipende dalla disponibilità mia e loro: un coro può diventare una meravigliosa famiglia, ma sempre all’interno del rispetto dei ruoli. Un direttore deve favorire il dialogo e ascoltare ogni corista, soprattutto quando il corista è competente ma, al contrario, ho conosciuto anche cori dove il direttore si metteva sempre completamente alla pari dei coristi e… scoppiava l’anarchia. Quello non va bene. Un buon leader deve trovare il giusto equilibrio tra “guidare” e “lasciar emergere”, tra avere un’idea chiara della direzione e accogliere le proposte che arrivano spontaneamente: ce la metterò tutta per farlo.
Dovessi farti una domanda utile a farti raccontare qualcosa a cui tieni, Elisa, che cosa ti domanderesti?
Mi domanderei se ci sono dei punti di riferimento per me dal punto di vista musicale-didattico e vocale. Ti parlerei di sicuro, come già detto prima, dell’esperienza di Goitre e dell’applicazione della tecnica del Do mobile (in tutti gli àmbiti, anche nei cori di alto livello), metodo che ho vissuto in prima persona come corista, mi ha spalancato la mente armonica e dato una velocità di lettura notevole fin da bambina: sto applicando il metodo con i Piccoli Cantori di Torino da direttrice e… mi sorprende ogni volta. Dal punto di vista vocale, ti parlerei del Modello Estill Voice (EVT), che decostruisce l’atto fonatorio, come una ricetta: analizza ogni ingrediente (ogni singolo movimento dell’apparato), per cui costruisce sei ricette diverse (speech, falsetto, sob/cry, twang, opera e belting) da poter scegliere o anche mescolare. Insomma: dopo tanta fatica personale (data soprattutto da un malo studio del canto lirico, e sfociata nel dover combattere con due noduli all’età di 17 anni) ho capito che non esiste un genere musicale o un’emissione che danneggia le corde vocali: il punto è saper costruire la ricetta giusta per ogni tipo di suono.
Per me un piccolo plot twist è stato quello di spostare l’attenzione dalla respirazione all’equilibrio tra fiato e adduzione cordale: in una voce sana, il fiato che passa deve essere, la maggior parte del tempo, poco! Basta, se no vado troppo sul tecnico!
Grazie per le tue domande.







