Dal Coro Giovanile…  al Coro Regionale dell’Emilia-Romagna

In copertina: Il CGER in concerto di Piacenza, 7 dicembre 2025 (foto di Silvia Perucchetti) 

Daniele Sconosciuto durante l’ultimo concerto del CGER sotto la sua direzione a Piacenza, 7 dicembre 2025 (foto di Silvia Perucchetti)

intervista a Daniele Sconosciuto direttore del Coro Regionale dell’Emilia-Romagna

Reduce da tre intensi anni alla guida del Coro Giovanile dell’Emilia-Romagna, il M° Daniele Sconosciuto si appresta a iniziare una nuova avventura come direttore del Coro Regionale dell’Emilia-Romagna. Il Maestro ha accettato di raccontare a FarCoro l’esperienza appena conclusa e i suoi progetti futuri.

Si è recentemente concluso il tuo incarico di diretto del CGER, il Coro Giovanile dell’Emilia-Romagna. Guardando a questi anni di lavoro, che bilancio tracci di questa esperienza, sia dal punto di vista musicale sia umano?

Guardando a questi anni alla guida del CGER, il bilancio è profondamente positivo sotto entrambi gli aspetti, musicale e umano, che per me restano inscindibili. Dal punto di vista artistico, il lavoro svolto ha permesso al coro di consolidare una propria identità sonora, maturando una maggiore consapevolezza stilistica e tecnica. È stato un percorso costruito nel tempo, fatto di repertori affrontati con gradualità, di attenzione al dettaglio vocale e di una ricerca costante dell’equilibrio tra precisione ed espressività. Sul piano umano, l’esperienza è stata altrettanto significativa. Dirigere un coro significa lavorare con persone prima ancora che con voci, e in questi anni si è creato un clima di fiducia reciproca, ascolto e condivisione degli obiettivi. Il CGER è stato un laboratorio musicale ma anche una comunità, capace di affrontare sfide, cambiamenti e momenti complessi con spirito costruttivo. Porto con me la consapevolezza che i risultati migliori nascono quando il percorso artistico è sostenuto da relazioni solide e da un autentico senso di appartenenza.

Daniele Sconosciuto durante l’ultimo concerto del CGER sotto la sua direzione a Piacenza, 7 dicembre 2025 (foto di Silvia Perucchetti)

Tra i numerosi traguardi raggiunti con il CGER, ce n’è uno in particolare che senti più tuo o che rappresenta meglio il percorso fatto insieme?

Più che un singolo evento o risultato, il traguardo che sento più rappresentativo del lavoro svolto con il CGER è il percorso di crescita complessivo del coro. In particolare, considero centrale l’aver accompagnato l’ensemble verso una maggiore autonomia musicale: la capacità di ascoltarsi, di leggere il repertorio con consapevolezza stilistica e di affrontare programmi complessi con responsabilità condivisa. Questo processo si è riflesso sia nella qualità delle esecuzioni sia nell’atteggiamento con cui il coro ha affrontato nuove sfide, concertistiche e progettuali. Vedere i cantori sviluppare una sensibilità comune sul suono, sulla parola e sull’intenzione musicale è forse il risultato più significativo, perché va oltre il singolo traguardo e parla di un’identità costruita nel tempo. È qualcosa che rimane e che, mi auguro, continuerà a crescere anche in futuro.

Daniele Sconosciuto alla guida del CGER durante il concerto di Piacenza, 7 dicembre 2025 (foto di Silvia Perucchetti)

Inevitabilmente, la conclusione di ogni esperienza porta con sé anche qualche rimpianto. C’è un obiettivo che avresti voluto realizzare e che, per vari motivi, è rimasto incompiuto?

Più che parlare di rimpianti, preferisco pensare a possibilità che restano aperte. Ci sono progetti e idee che, per loro natura, avrebbero avuto bisogno di un orizzonte temporale ancora più ampio per svilupparsi pienamente, ma che hanno comunque iniziato a prendere forma. Il lavoro svolto ha seminato direzioni artistiche e metodologiche che possono continuare a crescere anche oltre il mio incarico. Questo aspetto, in fondo, è parte integrante di ogni percorso corale: ciò che conta non è solo ciò che si conclude, ma ciò che si trasmette. L’idea di coro, il modo di affrontare il repertorio, l’attenzione all’ascolto e alla qualità del suono sono elementi che restano e che possono evolversi nel tempo. Guardando indietro, sento quindi più gratitudine che mancanza, e una fiducia sincera nel fatto che quanto avviato possa trovare nuovi sviluppi in futuro sotto la guida artistica della direttrice Elisa Dal Corso, cui faccio i miei più sentiti complimenti per il nuovo incarico.

Il CGER diretto da Daniele Sconosciuto in un momento di studio nella sagrestia della Chiesa dei SS. Bartolomeo e Gaetano a Bologna

Da quest’anno inizi una nuova avventura alla guida del CRER, il Coro Regionale dell’Emilia-Romagna. Quali sono le sfide e gli obiettivi principali che ti poni con questa nuova realtà corale?

Affrontare la guida del CRER rappresenta per me una nuova fase di grande responsabilità e stimolo. La prima sfida è ascoltare e comprendere a fondo l’identità di questa realtà corale, valorizzandone la storia e le competenze già presenti, senza imporre modelli precostituiti. Credo molto in un lavoro che nasca dall’incontro tra visioni diverse e che sappia crescere in modo organico. In questo senso, il CRER ha anche un ruolo importante all’interno di AERCO e nel rapporto con il territorio regionale: non solo come ensemble di alto profilo, ma come spazio di confronto, crescita e rappresentanza del movimento corale. Gli obiettivi principali riguardano la costruzione di un suono condiviso e di un linguaggio interpretativo comune, elementi fondamentali in un coro in cui convergono esperienze e provenienze differenti. Parallelamente, vorrei sviluppare un progetto artistico che coniughi qualità musicale e valore formativo, capace di dialogare con le realtà corali del territorio e di restituire, attraverso l’attività concertistica e progettuale, un’immagine viva e inclusiva della coralità regionale. L’idea è quella di lavorare su repertori e percorsi che mettano al centro l’ascolto, la responsabilità individuale e il piacere del fare musica insieme, contribuendo in modo attivo alla missione culturale e associativa di AERCO.

Il CGER in concerto di Piacenza, 7 dicembre 2025 (foto di Silvia Perucchetti)

Il CRER è una compagine diversa dal CGER. Questo comporterà un cambiamento nel tuo modo di impostare il lavoro corale, sotto il profilo artistico e organizzativo?

Ogni coro è una realtà unica, e il CRER, per struttura e finalità, presenta caratteristiche diverse rispetto al CGER. È naturale quindi che l’impostazione del lavoro debba tenere conto di queste differenze, sia sul piano artistico sia su quello organizzativo. Più che di un cambiamento radicale, parlerei di un adattamento del metodo: i principi che guidano il mio lavoro restano gli stessi, ma trovano applicazioni diverse a seconda del contesto. Dal punto di vista artistico, questo significa calibrare il repertorio e il percorso interpretativo in funzione di una compagine composta da cantori provenienti da esperienze differenti, valorizzando la ricchezza di tale pluralità e lavorando con particolare attenzione alla costruzione di un linguaggio comune. Sul piano organizzativo, il lavoro richiederà una progettazione ancora più attenta, capace di ottimizzare tempi e risorse e di rendere ogni incontro realmente significativo. In entrambi i casi, l’obiettivo resta quello di creare le condizioni migliori perché il coro possa esprimersi al massimo delle proprie potenzialità, in un equilibrio costante tra efficienza, qualità musicale e condivisione del progetto.

Il CGER al termine del concerto di Piacenza, 7 dicembre 2025 (foto di Silvia Perucchetti)

Parlando di repertorio, pensi di proseguire nel solco di quanto fatto con il CGER oppure immagini un cambio di direzione, magari esplorando nuovi ambiti musicali?

Credo che il repertorio sia sempre il risultato di un dialogo tra la storia di un coro, le sue caratteristiche specifiche e il progetto artistico che si intende sviluppare. In questo senso, alcuni principi che hanno guidato il lavoro con il CGER restano per me punti di riferimento importanti: l’attenzione alla qualità della scrittura, alla relazione tra testo e musica e alla coerenza stilistica dei programmi. Per il CRER immagino un percorso repertoriale articolato, che tenga conto anche delle opportunità offerte dalle collaborazioni con realtà orchestrali del territorio. In particolare, m’interessa approfondire il grande repertorio per coro e orchestra tra Settecento e primo Novecento, ambito in cui il dialogo tra masse vocali e strumentali richiede una forte consapevolezza stilistica e un lavoro accurato sull’equilibrio sonoro e sulla costruzione formale. Queste collaborazioni rappresentano non solo un valore artistico, ma anche un’importante occasione di crescita per i cantori, chiamati a confrontarsi con contesti esecutivi complessi e strutturati. Vorrei poi dedicare spazio alla musica del Novecento e contemporanea, includendo pagine che esplorino nuovi linguaggi e modalità espressive anche in relazione alla scrittura orchestrale, favorendo il dialogo tra coro, direttore e strumentisti. Non escludo inoltre l’attenzione al repertorio a cappella come ambito formativo imprescindibile, utile a consolidare l’identità vocale del coro e a raffinare ascolto, intonazione e fraseggio. L’obiettivo è costruire una proposta repertoriale coerente ma dinamica, capace di valorizzare le potenzialità del CRER e di rafforzarne il ruolo all’interno di AERCO e del panorama musicale regionale.

Il CGER in concerto nel Duomo di Modena nel 2024

Guardando al futuro prossimo, ci sono già concerti, progetti o appuntamenti significativi in calendario con il CRER che puoi anticiparci?

Il lavoro con il CRER è appena iniziato, ma ci sono già alcune linee progettuali che stiamo definendo e che prenderanno forma nel prossimo futuro. L’idea è quella di costruire un calendario che alterni momenti concertistici a progetti di più ampio respiro, in dialogo con le iniziative di AERCO e con le realtà musicali del territorio, nel segno della continuità e della valorizzazione del percorso già avviato. Tra gli appuntamenti già in calendario, è prevista una produzione per coro e orchestra in collaborazione con la Young Musicians European Orchestra, diretta dal Maestro Paolo Olmi, nei mesi di marzo e aprile. Questo progetto si inserisce direttamente nel solco del lavoro svolto negli anni precedenti e rappresenta anche un ideale passaggio di testimone. Desidero infatti esprimere un ringraziamento particolarmente sentito al mio predecessore, Maestro Marco Cavazza, che ha guidato il CRER con competenza, visione e grande dedizione, contribuendo in modo decisivo alla crescita artistica del coro e alla definizione della sua identità. Il livello raggiunto oggi dal CRER è anche frutto del suo lavoro, che costituisce una base solida su cui costruire il futuro. Accanto a questa produzione, il coro sta vivendo una fase di rinnovamento, anche grazie all’ingresso di nuove voci, che arricchiscono ulteriormente la compagine e ne ampliano le potenzialità. I prossimi concerti e progetti saranno pensati come momenti d’integrazione e crescita, fondamentali per consolidare il gruppo e definire progressivamente un’identità condivisa. L’obiettivo è dare vita a un percorso coerente e duraturo, capace di coniugare continuità, apertura e sviluppo artistico.