In copertina: Il coro Le Allegre Note di Riccione diretto da Fabio Pecci in concerto nella Chiesa di San Vitale a Parma (8 marzo 2026 – foto di Paolo Scita)

Una giornata dedicata ai canti dell’Appennino parmense

L’8 marzo 2026, presso la Casa della Musica di Parma, si è tenuto il Convegno Cantare insieme la tradizione. Al centro del dibattito I Canti dall’Appennino parmense di Giacomo Monica nelle versioni per coro misto, coro di voci bianche e pianoforte e coro e orchestra. L’evento è stato organizzato dal Coro Montecastello e dalla Fondazione “I Musici” di Parma, con il sostegno della Fondazione CARIPARMA, il Patrocinio e contributo del Comune di Parma, della Regione Emilia Romagna (Patrocinio), di AERCO (Associazione emiliano-romagnola Cori) e di FENIARCO (Fondazione Nazionale Italiana Associazioni Regionali Corali).

Si è percepita, da subito, la cura con cui è stato preparato l’evento. Il pubblico presente in sala, nel proprio posto a sedere, aveva in dono un quadernetto e penna, per poter annotare le suggestioni ricevute dai relatori.

Cantare insieme la tradizione, il convegno alla Casa della Musica di Parma (8 marzo 2026 – foto di Paolo Scita)

Il M° Luca Tessadrelli, docente di Composizione al Conservatorio “A. Boito” di Parma, nelle vesti di moderatore e relatore, ha posto l’accento sull’importanza della valorizzazione ed evoluzione del canto popolare, auspicando che il saldo connubio tra canto folcloristico e musica colta possa condurre a un’autentica riscoperta delle nostre radici, che è doveroso approfondite anche nei luoghi formativi per eccellenza: i Conservatori.

Il M° Giacomo Monica, primo relatore della giornata e artefice della lodevole iniziativa, ha argomentato sul tema La naturale evoluzione del canto popolare attraverso nuove versioni. Con perizia da etnomusicologo e grande competenza nella scienza compositiva, fin dagli anni ‘70 del ‘900, il M° Monica ha raccolto le interpretazioni di informatori (anziani principalmente residenti a Neviano degli Arduini, sull’Appennino parmense) inerenti a frammenti di filastrocche, tiritere, ninne nanne, cantilene, girotondi, fiabe, mazurche. L’operazione di trasferire su pentagramma le melodie estemporanee e i testi è stata ardua, ha sottolineato il relatore, in quanto ad ogni nuova esecuzione, gli informatori introducevano piccole varianti (glissati, abbellimenti, differenti fraseggi, unitamente a modifiche del testo). Impervio il compito di portare a sintesi le infinite sfumature interpretative e la necessità di fissarne il livello profondo, la quintessenza. Di conseguenza, il Maestro si è avvalso di quattro differenti tipologie di scrittura per annotare i tracciati melodici:

​- neumi in campo aperto, derivati dagli accenti grammaticali grave, acuto e circonflesso;

​- notazione quadrata in tetralinea, che troviamo in testi di melodie sacra come il Graduale Simplex o il Liber Usualis;

​-  notazione universale corrente;

​- l’intervenire sulla melodia, con varianti ritmiche e melodiche, per modellarla nelle giuste proporzioni formali.

Il Coro Montecastello diretto da Giacomo Monica in concerto nella Chiesa di San Vitale a Parma (8 marzo 2026 – foto di Paolo Scita)

Proseguendo, ecco la descrizione del modus operandi in fase di rielaborazione e sviluppo, tramite tecniche contrappuntistiche e raffinate armonizzazioni, sempre nel rispetto della intima natura del canto, frutto di una civiltà che ancora sapeva cogliere i cicli della natura, contemplare i cieli stellati, scandire le ore della giornata. Ed è questa ciclicità (che in realtà è una spirale infinita ascendente) che ritroviamo nelle strutture formali e nei testi poetici.

Il M° Fabio Pecci, direttore del coro di voci bianche “Le Allegre Note” di Riccione, con un’importante storia trentennale alle spalle, ha approfondito la tematica inerente a Il tramando alle nuove generazioni del canto popolare attraverso le voci bianche e il pianoforte, rimarcando l’importanza della funzione didattica presente nei canti con accompagnamento pianistico del M° Monica, sapientemente curati nell’estensione melodica delimitata, nella pregnanza educativa ed ecologica dei testi, nell’elegante fraseggio musicale. Questa musica, ha ribadito il

M° Pecci, andrebbe inserita nelle scuole primarie, rendendola fruibile tramite l’utilizzo di basi musicali o in alternativa utilizzando lo strumentario Orff, per facilitarne l’insegnamento ed educare al canto, in modo intelligente e formativo, le nuove generazioni.

Nel canto popolare il dialogo fra le voci e l’orchestra, in Italia e in Europa l’argomento affrontato dal M° Carlo D’Alessandro Caprice, fondatore e Direttore Artistico de “I Musici di Parma”. Il suo intervento, basato su un’attenta analisi dei processi storici occidentali, nei quali sono coinvolte voci e strumenti, si è soffermato sull’operazione culturale promossa nel ‘500 da Martin Lutero: valorizzare e prendere come modello melodie popolari o sequenze derivazione sacra, per plasmare un genere musicale, il corale, che non solo ha reso paritetico il rapporto testo musica, ma ha ottimizzato, tramite una scrittura tendenzialmente omoritmica a quattro voci, le estensioni degli esecutori-fedeli. Il M° Caprice ha fatto ascoltare alcuni esempi di intreccio tra voci bianche, coro e orchestra, tratti dalle Passioni di J. S. Bach, per approdare alle elaborazioni del M° Monica, nelle quali l’orchestra si alterna accompagnando la compagine corale o entrando in dialogo con essa. La ricchezza di fraseggi sottoposti a cambi di tempo, rallentati o accelerati, sottolineature, corone, esitazioni, slanci, pone talvolta delle difficoltà all’orchestra, che ha il compito di sostenere il canto ma talvolta di contrappuntarlo.

Luca Tessadrelli, moderatore del convegno Cantare insieme la tradizione alla Casa della Musica di Parma (8 marzo 2026 – foto di Paolo Scita)

Il M° Luca Tessadrelli ha ringraziato pubblicamente il M° Giacomo Monica per il dono, con dedica, dei tre volumi dei Canti dell’Appennino parmense, uno scrigno dal quale attingere per ritrovare nuove e antiche ispirazioni. Il suo intervento, inevitabilmente più tecnico e specialistico, dal titolo Analisi espositiva dei Canti, si è soffermato su alcuni significativi passaggi di elaborazione armonica e contrappuntistica. Unitamente alle ricorrenti tecniche del canto popolare quali suoni pedale, falsi bordoni, alternanza di sezioni vocali e utilizzo di solisti, nelle armonizzazioni in esame sono stati adottati differenti linguaggi armonici: meccanicistica tonale, modalità, poli modalità e tonalità allargata. Nel brano La figlia più bella (versione per coro di voci bianche e pianoforte), si apprezza la maestria nell’utilizzo di cadenze evitate, la cui funzione è produrre nuovi slanci al discorso musicale. Il prezioso “respirare” del ritmo armonico (cioè la quantità di accordi in una frase musicale) talvolta genera soluzioni psico-acustiche, come quando un V grado è posto sul “battere” di battuta e risolve sul I (in “levare”), producendo un peso spostato, un’enfatizzazione del secondo tempo di battuta. Oppure, in relazione al testo, un contrattempo sotterraneo, affidato alla mano destra del pianoforte, produce un incalzare apprensivo, alla ricerca di un nuovo equilibrio.

Il Coro Montecastello diretto da Giacomo Monica in concerto nella Chiesa di San Vitale a Parma (8 marzo 2026 – foto di Paolo Scita)

Un altro brano per coro misto, Il cavaliere, esplica una complessità della struttura formale, in relazione alle agogiche, nell’alternanza tra strofe e ritornelli. Le combinazioni sono notevoli:

Struttura formale de Il cavaliere

Introduzione (voci virili, senza testo) – piano e deciso

Parte A (prima quartina poetica) – piano e garbato

Parte B – Ritornello (ridondanze in sonorità “f”) – mosso

Parte A1 (seconda quartina poetica)  – piano e garbato

Parte B – Ritornello – mosso

Parte A2 (terza quartina)  – piano e garbato

Parte B – Ritornello – mosso

Parte A3 (quarta quartina)  – piano e garbato

Parte A4 – molto più lento (sonorità “pp”), solista e coro in “ppp”

Ritornello (ridondanza in sonorità “p” e accelerando), tutti

Chiusa (“f” improvviso)

Il linguaggio modale, il sapido utilizzo di suggestioni madrigalistiche (salti di quarta giusta per richiamare il galoppo del cavaliere), il tempo composto (6/8) che si presta a giochi metrici (emiolie e trasformazione in metrica binaria), la dialettica nelle dinamiche, la sovrapposizione di più tracciati melodici, evidenziano la complessità intrinseca all’apparente naturalezza del discorso musicale.

Un ultimo esempio, tratto da Girotondo, versione per voci bianche e pianoforte, evidenzia come la scrittura vocale sia diatonica, stabile, scorrevole, mentre al pianoforte sono affidate armonie cromatiche e tortuose, che generano frizioni intervallari e un ritmo zoppicante, coerente con il significato del testo poetico: Anche il mondo è ormai stanco di girar.

Il M° Tessadrelli conclude il suo intervento ricollocando nella giusta luce il termine originale, inteso come un ritorno alle origini, un abbeverarsi alle acque più pure e sorgive dell’ispirazione musicale, per poi elaborarle adattandole alle esigenze del proprio contesto storico (metalinguaggio). L’originalità è la caratteristica più evidente nel canto folcloristico, in quanto i sentimenti più autentici non sono filtrati o affondati da ideologie, correnti, appartenenze.

A seguito del Convegno, nel tardo pomeriggio, il Concerto, che si è tenuto nella Chiesa di S. Vitale, gremita da un pubblico attento, emozionato e caloroso. Dopo i saluti della vice-presidente di AERCO Gabriella Corsaro e del sindaco di Neviano degli Arduini (PR) Raffaella Devincenzi, la guida all’ascolto a cura del M° Luca Tessadrelli ha intercalato l’esecuzione dei brani del programma, offrendo brevi chiavi di lettura, per mettere in luce il processo di elaborazione compositiva del M° Giacomo Monica nel realizzare le tre versioni di uno stesso brano proposte all’ascolto: per coro misto, per voci bianche e pianoforte, per coro e orchestra, in un crescendo rossiniano.

Questo l’elenco dei brani eseguiti: Il cavaliere (sorta di ballata trobadorica), Firmamento (un toccante omaggio a tutte le vittime del Coronavirus), Donna padana, (una campana scandisce i momenti più significativi di una comunità, ma ne denuncia anche le ambiguità), Ninna nanna fantolino (l’immagine di una mamma che culla il proprio infante, mentre fuori c’è freddo e buio), Ninna nanna di Trefiumi (la cui melodia si è ispirata a una Mazurca per fisarmonica), Leggenda (che narra la nascita di una Stella dall’incontro di Sole e Luna), Fiaba (un invito al sogno e all’incanto), La figlia più bella (protagonista una giovane donna, di una bellezza straordinaria, tanto che tutti dicono… forse è la figlia di un re, o di un conte, o ancora di un cavaliere), I giorni della settimana (che scandiscono la ciclicità della vita), Dorme il Bambin Gesù (brano caratterizzato da una toccante e dolcissima melodia, reiterata quattro volte, ognuna delle quali presenta delle novità armoniche e contrappuntistiche, come delle piccole variazioni su tema), Corale Natalizio (che si apre con un Alleluia sommesso, flebile, lieve, di tutto il coro, dal quale emergono dolci voci solistiche, che si aprono gradualmente verso un più giubilante e frizzante Alleluia, per poi tornare alla meditativa calma iniziale).

Chiude la celebre e ritmicamente esuberante Filastrocca (frutto di tecniche quali collage ed elaborazione tematica).

Eccellenti le interpretazioni dei protagonisti: il soprano solista Stela Dicusară, con la sua voce duttile e soave; il coro a voci miste Montecastello e la rara capacità di gestire dei pianissimi estremamente delicati e poetici ma anche di esprimere sonorità potenti; abbiamo guardato in faccia al futuro, ammirando la forza giovanile del coro di voci bianche Le Allegre Note di Riccione, accompagnato dalla pianista Ilaria Cavalca; non da ultimo, l’orchestra I Musici di Parma, che ha prodotto sonorità d’archi vellutate e pregiate.

La guida sicura e autorevole dei Maestri Giacomo Monica e Fabio Pecci, la bravura e l’impegno di tutti gli esecutori, ha trasformato il concerto in una emozionante e avvincente festa sonora.

Applausi prolungati e scroscianti per tutti.