In copertina: Il coro e l’orchestra del progetto OSMIM Opera (foto di Monica Muzzioli)

Breve storia di un progetto di coralità diffusa

Ci sono esperienze che nascono per rispondere a un bisogno di valorizzare la coralità amatoriale e finiscono per lasciare un segno più ampio. OSMIM OPERA, sviluppata a Reggio Emilia fra il 2013 e il 2019, è stata una di queste: un laboratorio che ha saputo intrecciare scuola, coro amatoriale e teatro di tradizione in un percorso annuale di crescita musicale e comunitaria. Ringrazio FarCoro per avermi dato la possibilità di parlare di questo progetto che ha messo in relazione tutte quelle realtà in modo organico e continuativo. Tornare oggi su questa esperienza significa riportare l’attenzione su una forma di progettualità capace di integrare ambiti diversi in un percorso condiviso, valorizzando la partecipazione culturale e la qualità artistica come elementi complementari di un’unica visione formativa e comunitaria.

Il coro e l’orchestra del progetto OSMIM Opera

L’idea nacque dall’incontro fra le scuole medie a indirizzo musicale (SMIM) della provincia di Reggio Emilia – la “Balletti” di Quattro Castella, la “Lepido” di Reggio Emilia e la “Marconi” di Correggio – a cui nel 2017 si aggiunse anche la scuola media “Zannoni” di Montecchio Emilia. Mettendo insieme energie e strumenti, nacque l’OSMIM, l’Orchestra delle SMIM, coordinata e diretta dal sottoscritto. Fondamentale fu la sponda della Fondazione I Teatri che, grazie alla disponibilità dell’allora direttore Giuseppe Gherpelli, aprì i palcoscenici del Teatro Municipale Valli e del Teatro Ariosto a un progetto capace di trasformare i ragazzi in veri protagonisti della scena.

Il funzionamento era tanto rigoroso quanto affascinante. A settembre il direttore forniva ad ogni scuola il materiale musicale, frutto di arrangiamenti accurati che adattavano grandi partiture alle possibilità di un’orchestra giovanile. Gli insegnanti prendevano in carico quelle pagine e, durante la lezione settimanale di strumento, le trasmettevano ai propri allievi. Ogni sezione studiava separatamente, poi seguivano prove di insieme: una cadenza di incontri serrata, con momenti a sezioni e con una prova collettiva ogni quindici giorni presso la scuola “Lepido”, facilmente raggiungibile da tutta la provincia. Era lì che il mosaico prendeva forma, passo dopo passo.

Una foto di scena del progetto OSMIM Opera

Accanto all’orchestra, la coralità diventava attore scenico e comunità. Cori scolastici e amatoriali della città sostenevano i ragazzi e, in occasione dello spettacolo Pollicino (2017) – l’opera per bambini composta da Hans Werner Henze nel 1979-1980 nell’ambito del Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, pensata proprio per essere realizzata con giovani interpreti – nacque anche un coro di genitori dei giovani orchestrali. Vedere padri e madri sul palco accanto ai figli, ugualmente impegnati nello spettacolo, dava un senso di appartenenza e di civiltà che difficilmente si dimentica: la famiglia e la scuola fuse in una stessa produzione, senza ruoli ancillari ma con pari dignità.

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Il coinvolgimento non si fermava agli interpreti in scena. Le due recite mattutine di ogni produzione riunivano circa 2500 studenti delle scuole della città. Per loro venivano preparati materiali musicali specifici: brani semplici, da studiare con i docenti di educazione musicale, che consentivano di cantare in alcuni momenti dello spettacolo. La platea diventava così un coro invisibile ma presente, pronto a unirsi ai ragazzi sul palco e a trasformare la fruizione in partecipazione.

Una foto di scena del progetto OSMIM Opera

La dimensione teatrale, affidata alla regia di Stefano Cenci, dava al tutto coerenza e respiro artistico. Ogni spettacolo era concepito come opera completa, non come saggio scolastico. Così sono nati allestimenti di grande forza evocativa: il viaggio di Peer Gynt, la passione di Romeo e Giulietta, la satira dei Sette peccati capitali, il fiabesco Pollicino, l’ironia amara del Candide reinventato come Del Bene, Del Male: L’Ottimismo alla fine del mondo, fino ai progetti originali come Narciso. Proprio ne I sette peccati capitali salirono sul palco fino a 155 giovani artisti e coristi amatoriali, un numero che dà la misura della portata corale e organizzativa di questo laboratorio.

Un altro elemento distintivo era la rete di collaborazioni. Ogni partner esterno lavorava con i ragazzi nelle proprie sedi: il Conservatorio “Peri-Merulo” di Reggio Emilia, la Scuola di Musica di Fiesole, il Liceo Musicale “Bertolucci” di Parma, fino alla Scuola di Musica di Bucarest per il progetto Narciso. Solo per la prova generale tutti si ritrovavano in teatro, a fondere in un’unica voce esperienze e competenze diverse, locali e internazionali.

Luigi Pagliarini (foto di Andrea Goldoni)

OSMIM OPERA non era dunque un semplice percorso didattico, ma un sistema complesso che intrecciava scuole, famiglie, cori, istituzioni e città. In quei sei anni ha lasciato una traccia profonda in chi vi ha partecipato: studenti, docenti, genitori, spettatori. Oggi non è più attivo, ma resta la memoria di ciò che ha significato: la prova che unire coralità amatoriale e teatro di tradizione non è solo possibile, ma può diventare motore di formazione e di comunità. La sua eredità è ancora lì, disponibile, in attesa di chi vorrà raccoglierla.

Luigi Pagliarini (foto di Monica Muzzioli)