Il Concorso Internazionale per Direttori di Coro Romano Gandolfi 2025
Parma ha rivissuto, negli ultimi giorni, l’emozione e la passione della coralità internazionale grazie alla nuova edizione del Concorso Internazionale per Direttori di Coro Romano Gandolfi, che ha animato la splendida cornice della Sala Gavazzeni della Fondazione Arturo Toscanini e dell’Auditorium Paganini. Tre giornate dense di musica, studio, confronto e grande intensità emotiva: sedici (in questa edizione 14) giovani direttori e direttrici da tutto il mondo si sono confrontati sul podio, davanti a una giuria di esperti, davanti a cori laboratorio e di fronte a un pubblico attento.
In gara erano quattordici candidati provenienti da quattro continenti, a sottolineare il carattere internazionale del concorso e la sua vocazione a formare la nuova generazione di direttori corali. Dopo la prima fase sono otto i concorrenti ammessi al secondo turno; solo sei hanno avuto accesso alla finale, sostenendo prove impegnative su repertori diversi e affrontando la sfida della direzione con una responsabilità che travalica la tecnica: quella di costruire relazione, ascolto, equilibrio, comunità.
Il podio finale ha assegnato i tre premi principali:
• 1° Premio – Ingrit Malleus (Estonia)
• 2° Premio – Fiorella Monsorno (Italia)
• 3° Premio – Franco Basili (Argentina)
A Fiorella Monsorno è stato inoltre attribuito il Premio FENIARCO come miglior direttrice italiana in gara, mentre un riconoscimento particolare, il Premio Gandolfi, è andato a Maria Ciavarella per aver incarnato al meglio lo spirito artistico e umano del Maestro a cui il concorso è dedicato; Maria Ciavarella ha ricevuto anche il Premio del coro laboratorio “Enjoy” per la qualità del suo lavoro con le voci che ha diretto.
L’organizzazione, l’AERCO insieme alla Fondazione Toscanini e al Comune di Parma, ha così confermato la missione del concorso, ossia quella di offrire un ponte tra formazione e carriera professionale internazionale per giovani direttori, contribuendo alla diffusione e al rinnovamento della cultura corale.
È stato anche annunciato che la prossima edizione si terrà nel novembre 2027, a ulteriore conferma della continuità e della solidità del progetto.
Abbiamo raccolto, al termine della manifestazione, alcune impressioni (riportate sinteticamente e adattate per la pubblicazione) di alcuni membri della giuria che hanno seguito tutte le prove, dal primo turno alla finale.
«La qualità tecnica è fondamentale — spiega Theodora Pavlovitch, Bulgaria — intonazione, equilibrio delle voci, chiarezza del gesto direttoriale sono criteri imprescindibili. Ma ciò che distingue davvero un direttore eccellente è la sua capacità di comunicare con il coro, di costruire fiducia, ascolto, unità: non basta misurare il tempo, bisogna nutrire il suono» Questo approccio riflette le prassi di valutazione delle competizioni internazionali di direzione corale, che considerano non solo tecnica e interpretazione, ma anche leadership, comunicazione e abilità di prova.
Sanders Lau, da Hong Kong, ha aggiunto: «Il repertorio e la versatilità stilistica sono un banco di prova importante. Un bravo direttore deve sapersi confrontare con musica antica, contemporanea, repertori polifonici o moderni, e far emergere coerenza espressiva. Chi ha dimostrato questa flessibilità in tre turni meritava il riconoscimento.»
Al termine delle votazioni finali, la giuria ha valutato i punteggi complessivi privilegiando candidati in grado di coniugare tecnica, sensibilità, efficacia comunicativa e visione artistica.
Nel complesso, il giudizio dell’organizzazione e del corpo dei giurati è positivo: la qualità delle prove, il livello dei candidati e la serietà del concorso sono stati confermati. L’edizione 2025 segna un ulteriore passo avanti nella storia del concorso, consolidando la sua reputazione internazionale.
Subito dopo la proclamazione, tre vincitori si sono concessi ai microfoni con emozione e sguardi ancora intensi. Ecco una sintesi delle loro parole, raccolte nella quiete del backstage.
Ingrit Malleus – Primo Premio
«In questi giorni ho sentito un forte senso di comunità e responsabilità. Dirigere non significa solo battuta dopo battuta: significa dialogare, ascoltare, creare un suono condiviso. Il coro ha risposto a ogni mia intenzione, e ho capito ancora una volta che la direzione è servizio al gruppo, non al sé. Dedico questo riconoscimento a tutti i cori con cui ho lavorato e a chi crede nel futuro della coralità.»
Fiorella Monsorno – Secondo Premio & Premio FENIARCO
«Sono arrivata a Parma con curiosità e voglia di mettermi alla prova. Essere selezionata, lavorare con voci nuove, diverse sensibilità, persone da ogni parte del mondo: è stata un’esperienza che mi ha arricchita. Per me dirigere significa proporre una visione, non imporla, e capire che guida e ascolto possono andare insieme. Questo premio lo considero un incentivo a continuare a crescere, ad avvicinare la coralità a un pubblico sempre più vasto e a valorizzare la direzione corale italiana nel contesto internazionale.»
Franco Basili – Terzo Premio
«Vengo da un’altra cultura, un altro continente, ma quando sei sul podio il linguaggio diventa universale: il suono, l’intonazione, l’energia del gruppo. Ho imparato che il rispetto per la partitura e per le voci, unito a rispetto per le persone e le loro storie, è la base di tutto. Questo concorso mi ha dato fiducia e conferma che la direzione corale può essere ponte tra culture diverse.»
Il Concorso Internazionale per Direttori di Coro Romano Gandolfi si conferma non solo un appuntamento competitivo di alto livello, ma soprattutto un osservatorio privilegiato sul futuro della direzione corale mondiale. In un momento storico in cui la coralità sta vivendo ovunque una stagione di trasformazione, nella didattica, nella progettazione artistica, nella relazione con i pubblici nuovi, eventi come quello di Parma svolgono una funzione fondamentale: riunire sensibilità, estetiche e tradizioni diverse e farle dialogare in un luogo fertili di confronto e crescita.
La presenza di giovani direttori provenienti da quattro continenti dimostra come la musica corale stia diventando sempre più un linguaggio globale, capace di superare confini geografici, linguistici e culturali. La direzione di coro, oggi più che mai, non si esaurisce nel gesto tecnico o nella cura del suono: richiede capacità relazionale, leadership empatica, comprensione profonda dell’identità artistica del coro e apertura verso una dimensione sempre più interdisciplinare. In questa prospettiva, il concorso dedicato a Romano Gandolfi non è solo un luogo in cui premiare il talento, ma un laboratorio in cui si forma la generazione che guiderà la coralità dei prossimi decenni.
La qualità emersa in questa edizione, la visione dei vincitori, l’energia dei cori laboratorio e la coesione della comunità internazionale della coralità, confermano che il coro non è mai stato così vivo, necessario e contemporaneo. Cantare insieme significa creare ponti, generare spazio per l’altro, respirare in una direzione comune: una metafora potente e concreta, tanto artistica quanto civile.
Parma, con la sua storia musicale e la sua vocazione culturale, si è mostrata ancora una volta luogo ideale per custodire e rilanciare questo patrimonio. E mentre la prossima edizione del concorso (novembre 2027) si affaccia all’orizzonte, resta la sensazione che ciò che accade qui non finisca con l’ultimo applauso: si propaga nelle sale prove, nei teatri, nei conservatori e nelle comunità corali che ogni giorno costruiscono, voce dopo voce, una società più umana.
Il sogno di Romano Gandolfi continua. E continua nelle mani, negli occhi, nel respiro di chi dirige e di chi canta. Perché il coro non è mai solo musica. È futuro.
Scansiona il QR per vedere i video delle tre giornate












