«La musica forse diventerà la sua [di Felix] professione, mentre per te può e deve essere solo un ornamento»

Abraham Mendelssohn-Bartholdy in una lettera del 16 luglio 1820 a Fanny Hensel Mendelssohn

In copertina: Fanny Cäcilie Mendelssohn, inizio di Gennaio da Das Jahr, 1841, manoscritto autografo (Staatsbibliothek zu Berlin – Preußischer Kulturbesitz, Berlin, Germany, MA Ms. 155)

Alla scoperta di Fanny Cäcilie Mendelssohn

Con grande piacere pianistico e solidarietà artistica tutta al femminile devo affrontare per un programma a tema lo studio di Das Jahr H 385 (1841) di Fanny Cäcilie Mendelssohn (o Fanny Hensel, dopo aver adottato il cognome del marito Wilhelm, nata ad Amburgo nel 1805 e morta a Berlino nel 1847), grande compositrice purtroppo spesso adombrata dalla celebrità indiscussa del fratello Felix e a causa dei ben noti pregiudizi del suo tempo nei confronti delle donne compositrici, una zavorra antropologico-culturale che talvolta portiamo inevitabilmente anche nei giorni nostri.

Quella che sto studiando è una encomiabile e raffinata composizione pianistica, un ciclo di 12 piccoli pezzi uno per ogni mese dell’anno (più un breve postludio) composti come acquerelli musicali che uniscono note, disegni del marito pittore Wilhelm Hensel (1794-1861) al quale il ciclo è dedicato, come presente per il Natale 1841, e testi poetici (fra i poeti vi sono Goethe, Uhland, Schiller e Tieck), in una sinestetica suggestione tra parole, musica e immagini. Fanny compone l’ispirato quadretto musicale lasciando lo spazio all’inizio di ogni frontespizio per un disegno del marito: mi incuriosisce gennaio (Adagio quasi una fantasia, talvolta edito con il titolo ‘Un sogno’) e scopro che diversi studiosi ipotizzano essere un ritratto di Fanny da parte del marito in veste di Santa Cecilia, patrona della musica. È sicuramente un tributo al talento della moglie, in un periodo in cui l’estro al femminile non veniva riconosciuto al pari dei ben noti obblighi sociali e familiari, “competenze” decodificate e stabilite al maschile per le donne, considerate angeli del focolare e che fanno descrivere solo come ornamento (seppur educativo) l’attività culturale creatrice e non come libera scelta di mestiere o di vita.

Wilhelm Hensel, ritratto di Fanny Cäcilie Mendelssohn, 1829 (Yale University Library, New Haven, CT)

Colgo quindi l’occasione per un personale “pellegrinaggio” a Lipsia, definita non a torto “città della musica” sulle orme di luoghi bachiani, nei Café frequentati da Goethe e Schumann, passando da ciò che rimane della casa natale di Wagner… e in tanta meraviglia culturale non posso escludere il numero 12 di Goldschmidtstrasse, casa natale di Fanny e Felix Mendelssohn! Visitare i luoghi in cui sublimi composizioni possono aver preso vita o ispirazione aiuta a capire la musica oltre la partitura, da fonti dirette; colgo sfumature di vita che uno studio limitato alle “sudate carte” non mi può dare.

Zum Fest der heiligen Cäcilia per soli,

coro e pianoforte (1833)

Nella loro casa, oltre ad ammirare riproduzioni e talvolta originali disegni del sicuramente devoto marito, la mostra racconta di come in poco tempo Fanny sia stata capace di realizzare nel 1833 una breve ma riuscita opera per soli, coro a quattro voci e accompagnamento pianistico in onore di Santa Cecilia, Zum Fest der heiligen Cäcilia (‘Per la festa di Santa Cecilia’, H-U 272): un’opera che ancora oggi colpisce per gioia, raffinatezza e rielaborazione chiara e cristallina, elegante e soprattutto affettuosa – come solo i geni sanno fare – della lezione di Bach. Dalla musica traspare gioia e la bellezza dello studio dei classici di allora: ricordiamo che Fanny ha il merito di aver contribuito a mantenere vivo lo studio nella sua epoca dei suoi amati classici: Bach, Gluck, Mozart e Beethoven. Nei quattro movimenti dell’opera (Beati immacolati, Audi et vide, Domine Deus, Alleluja) traspaiono padronanza dell’armonia, chiarezza espositiva, eleganza melodica: studiando la parte corale apprezzo la condotta delle voci essenziale e “fisiologica” nei passaggi, consigliandone l’inserimento in repertorio ai nostri Cori associati.

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Fanny Cäcilie Mendelssohn, inizio di Gennaio da Das Jahr, 1841, manoscritto autografo (Staatsbibliothek zu Berlin – Preußischer Kulturbesitz, Berlin, Germany, MA Ms. 155)

Dalla corrispondenza personale possiamo ipotizzare che la scintilla per la composizione scattò mentre il fratello Felix, proprio nel 1833, stava preparando l’esecuzione della celebre Ode per il giorno di santa Cecilia (HWV 76) di Händel a Düsseldorf: Zum Fest der heiligen Cäcilia uscì dalla penna di Fanny in poco tempo (sembra in pochi giorni), per essere rappresentata ad hoc il 22 e 23 novembre di quell’anno proprio in coincidenza della festa della Santa. Come usava nelle serate musicali che soleva organizzare in casa sua, sappiamo che suonò lei stessa, probabilmente anche improvvisando l’accompagnamento, essendo notoriamente un’abile pianista; oggi esistono ricostruzioni a guisa di basso continuo realizzato, tra cui quella di Diether de la Motte pubblicato nell’edizione dell’opera per Furore Verlag.

I tableaux vivants nei panni della Santa

L’esecuzione di Zum Fest der heiligen Cäcilia fu anche un’occasione per realizzare i celebri tableaux vivants (‘quadri viventi’), una moda – diffusa laicamente dalle famiglie colte e benestanti agli esponenti regali dell’epoca Biedermeier – che prevedeva di vestirsi e posare teatralmente nei panni di una santa o di un’eroina, identificata con i suoi attributi iconografici noti; un’usanza a metà via tra il teatro, la scultura e che più tardi si sfogherà con la fotografia. Possiamo supporre (anche la mostra permanente a Lipsia lo suggerisce) che il marito Wilhelm abbia contribuito alla parte scenografica: quale evento culturale stimolante e sinestesico in onore della Santa, seppure di carattere profano! La musica doveva risuonare nell’ampio salone aperto sul giardino (Gartensaal) nel corso delle famose “domeniche musicali” organizzate da Fanny (Sonntagsmusiken): un’occasione di coltivare il suo talento compositivo, riconosciuto con fermezza dal fratello (come prova la fitta corrispondenza, dalla quale si evince l’ammirazione reciproca) ma non ufficialmente (basti ricordare che alcuni suoi Lieder erano stati inglobati nel corpus compositivo del fratello e che Felix stesso in una lettera la scoraggerà dal fare della musica la sua carriera a scapito dei suoi “doveri” di madre). Leggendo i suoi diari e le lettere di persone a lei legate, possiamo intuire una vita in equilibrio tra i doveri femminili codificati da quel periodo storico e culturale, la gioia liberatoria del comporre la propria musica, la voglia di essere legittimata e pubblicata a suo nome e, dall’altra parte, il rispetto e talvolta la pressione delle mansioni familiari. Mi piace pensare con spontaneità che la scelta per la patrona della musica sia stata proprio una donna, e spero che in questa occasione Fanny oltre alla veste di compositrice e pianista si possa essere “travestita” da quello che è sempre stata in parte, una protagonista dell’olimpo musicale, ma con l’umiltà che donne come lei sanno infondere nella partitura (quando la lezione bachiana nella conduzione delle parti si fonde con naturalezza in uno stile melodico teso verso al lirismo romantico con eleganza, luminosità e gioia!).

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Fanny Cäcilie Mendelssohn, inizio di Zum Fest der heiligen Cäcilia per coro a 4 voci e pianoforte, H 272, 1829, manoscritto autografo (Staatsbibliothek zu Berlin – Preusischer Kulturbesit z, Berlin, Germany, MA Nachl. 22/A,4 olim MA Depos. Lohs 4)

Emancipazione, travestimento e sovvertimento dei ruoli

Proseguendo la visita in ammirazione nelle sale della sua infanzia rifletto ancora e ricordo che proprio il carnevale, occasione regina del travestimento e del sovvertimento dei ruoli, deve aver molto suggestionato la sua creatività: sicuramente il suo illuminante viaggio in Italia, in special modo a Roma (Santa Cecilia ha provveduto!) ha  contribuito – per nostro giovamento – a tenere vivo il sacro fuoco (cito ad esempio la composizione dell’Italienisches Tagebuch, in cui riecheggiano ritmi e stilemi musicali carnascialeschi).

Casa Mendelssohn a Lipsia

Libertà, forse provvisoria, travestimento, ribaltamento delle mansioni e opportunità avranno sicuramente entusiasmato simbolicamente e consolato Fanny: forse all’epoca solo la maschera (e i tableaux vivants di cui sopra), col suo potere simbolico universale, poteva valorizzare e liberare la compositrice donna? Tornando alle fonti storiche, dalla lettura di alcuni suoi diari ho dedotto una sottile sofferenza nel non riuscire ad essere riconosciuta ed accreditata come compositrice, soprattutto nel tentativo di pubblicare le proprie opere: in una lettera, in un periodo di maggiori soddisfazioni editoriali, scrive dei conseguenti giovamenti sul suo umore, a riprova dell’importanza del tema. Diversi studiosi, molti di questi esperti nei gender studies, si chiedono quanto avrebbe potuto lasciare il segno se non fosse morta così prematuramente a 41 anni, della stessa patologia ereditaria del fratello. Nonostante questo rimpianto possiamo godere di un notevole lascito di suoi capolavori (il suo catalogo ne annovera oltre 460): sicuramente il marito pittore è stato supportivo e più aperto mentalmente di altri suoi familiari (pur riconoscendo che la famiglia di Fanny fosse estremamente acculturata, compresa la componente femminile: la madre Lea Salomon possedeva alte e comprovate conoscenze musicali e letterario-filosofiche), e ha dato alla moglie la stabilità necessaria per continuare a comporre.

Una riflessione sull’oggi

Penso con ironia ai detti dotata animi mulier virum regit (‘una donna provvista di animo sostiene il marito’) o alla massima spesso attribuita a Virginia Woolf ‘dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna’: nei rapporti dovremmo interpretare la massima nella sua totalità e quindi anche al contrario, con un uomo che sostiene il genio femminile! Wilhelm, dopo la morte della moglie, non si dedicherà più a grandi produzioni pittoriche, e rimane testimoniato solo qualche disegno: possiamo immaginare il suo dolore per la perdita di un rapporto profondo e di un sodalizio basato su creatività e rispetto.

Rifletto inoltre sull’accanimento, nei secoli passati, nel voler dimostrare l’inferiorità culturale della donna: recenti studi scientifici hanno invece dimostrato come non esista in realtà un modo di comporre “più femminile”. Anzi, qualche studioso si azzarda di parlare di “androgino compositivo” in musica, che includerebbe indifferentemente estro maschile e femminile – come, aggiungo io, un terreno liminale di ispirazione che non vede distinta e riconoscibile la dualità maschile e femminile. Insomma, il pregiudizio storicamente è stato sbagliato da ogni punto di vista!

Da parte nostra, oggigiorno, credo che il miglior modo per rendere omaggio ad una delle più dotate compositrici dell’Ottocento, in occasione di Santa Cecilia, nostra festività musicale favorita, siano l’ascolto e lo studio di quest’opera corale a lei dedicata; suggerisco inoltre la lettura delle fonti dirette, del diario personale di Fanny Cäcilie e dei numerosi carteggi di famiglia. Nell’intenzione di reperire nuovo materiale interpretativo, scopro dell’esistenza di un documentario della film-maker Sheila Hayman (tra l’altro, imparentata con Fanny stessa) realizzatrice del documentario del 2023 Fanny: the other Mendelssohn; leggendo online una sua intervista concludo con uno spunto positivo suggerito dalla regista: anche se non riconosciuta ampiamente all’epoca, mentre il fratello Felix doveva scrivere su commissione e con conseguenti vincoli compositivi, Fanny invece aveva l’occasione di liberare la sua musica, scrivendo ciò che voleva, creando un posto ideale in cui esprimere la vera se stessa senza limiti sociali. È dunque necessario riscoprire la sua opera per avvicinarci maggiormente alla libera verità totalizzante della musica.

 

Ascolta Zum Fest der heiligen Cäcilia (Chamber Coir of the University of Dortmund, Willi Gundlach direttore. Thorofon Classics CTH 2398, 1998)

Movimenti, testo e traduzione

I. Beati immaculati (Mi bemolle maggiore)
per soprano, contralto, tenore, basso e pianoforte

Beati immaculati in via,
qui ambulant in lege Domini.

Beati coloro che nella via sono senza macchia,
che camminano nella legge del Signore.

II. Audi et vide (Do minore)
per basso e pianoforte

Audi et vide et inclina aurem tuam.
Veni, electa mea,
et ponam in te thronum meum
quia concupivi Rex speciem tuam.
Deus, qui nos annua beatae Caeciliae
Virginis et martyris tuae solemnitate
laetificas da utquam veneramur officio.
Etiam piae conversationis sequamur exemplo.
Audi. Audio et video, inclino aurem meam.

Ascolta, guarda e tendi l’orecchio,
vieni, mia eletta, e porrò il mio trono in te
poiché il re desiderava la tua bellezza.
O Dio, che ci rallegri con la commemorazione annuale della Beata Cecilia,
tua vergine e martire, concedi che possiamo venerarla in questo rito
e seguire il suo esempio di azioni pie.
Ascolta. Sento e vedo, tendo il mio orecchio.

III. Domine Deus (Fa maggiore)
per soprano e pianoforte

Domine Deus, Rex coelestis,
quam admirabile est nomen tuum in universa terra.
Coeli enarrant gloriam Dei
et opera manuum ejus annuntiat firmamentum.

Signore Dio, Re Celeste,
quanto è ammirevole il tuo nome in tutta la terra.
I cieli dichiarano la gloria di Dio, e il firmamento manifesta le opere
delle Sue mani.

IV. Alleluia
(Allegro, Fa maggiore)
per soprano, coro e pianoforte

Alleluia, Gloria in excelsis,
et laudem dicam Tibi Domine.

Alleluia, gloria all’Altissimo,
e a Te darò lode, Signore.